{"id":295,"date":"2017-02-22T12:22:37","date_gmt":"2017-02-22T11:22:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=295"},"modified":"2017-02-22T12:22:37","modified_gmt":"2017-02-22T11:22:37","slug":"sovranisti-di-tutti-il-mondo-disunitevi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2017\/02\/22\/sovranisti-di-tutti-il-mondo-disunitevi\/","title":{"rendered":"Sovranisti di tutti il mondo, disunitevi!"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 poco da fare, \u00e8 la moda del momento. Ormai \u00e8 rincorsa a definirsi \u2018sovranisti\u2019. Chi si ferma \u00e8 perduto e chi non lo dice \u00e8 un traditore della Patria. Oltretutto siamo gi\u00e0 ai \u2018sovranisti 3.0\u2019, quelli che sentono naturalmente bislacca ogni ipotesi non nazional-popolare e tentano di spingersi all\u2019indietro, ancor oltre la trimurti del \u2018Dio, patria, famiglia\u2019; forse ai principi del medioevo e prima ancora.<\/p>\n<p>In tutta questa babele c\u2019\u00e8 per\u00f2 un &#8221;non detto&#8221;. Rimanendo nel cielo delle elucubrazioni populistiche e negli elementi fattuali si corre seriamente il pericolo di scostarsi da una realt\u00e0 tanto banale quanto a portata di mano per ognuno. Questo cosiddetto \u2018sovranismo\u2019, vale a dire questa sorta di nazionalismo senza ideologia e intellettuali, e che tende frequentemente a solleticare istinti pi\u00f9 che analisi elaborate, \u00e8 diverso dai suoi progenitori novecenteschi. E lo \u00e8 anche perch\u00e9 \u00e8 cambiata la situazione generale del Paese, sono mutati i tempi ma soprattutto \u00e8 differente il mondo. Ma non lo si dice.<\/p>\n<p>E dunque, difesa delle frontiere, del commercio interno e delle proprie aziende e dei lavoratori, sono concetti che assumono credibilit\u00e0 politica e intellettuale se tengono conto del contesto contemporaneo. Sono infatti alcuni decenni che l\u2019interdipendenza tra gli Stati \u00e8 inconfutabile e irreversibile. Il nostro Paese, per esempio, non \u00e8 autosufficiente dal punto di vista energetico e deve per forza di cose scendere a patti con chi gli vende gas o petrolio. Ma \u00e8 solo un dato a cui potremmo aggiungervene altri, con esempi che sottendono ad una sola conclusione: si pu\u00f2 anche essere contro la globalizzazione; o meglio, si pu\u00f2 ritenere anche che la attuale internazionalizzazione dei mercati e delle merci sia penalizzante e produca pi\u00f9 povert\u00e0 e disuguaglianze di quanto uno potesse aspettarsi solo dieci anni fa. Tuttavia, indietro non si torna. Questa sorta di pseudo autarchia da terzo millennio pu\u00f2 essere utile in una prima fase, quella attuale, in funzione propagandistica e anche come sprone continuo ad una azione di governo pi\u00f9 efficace e attenta agli interessi specifici degli italiani. Ma va contestualmente ricordato che il nostro non \u00e8 un Paese autosufficiente e quindi ha necessit\u00e0 di aprirsi al mondo cos\u00ec come ha sempre fatto nella sua storia millenaria. Ci\u00f2 non vuol dire sottomettersi ai ricatti della economia finanziaria, alle derive tecnocratiche di una Europa imbelle e autoritaria, alle coercizioni al ribasso imposte da una economia cinese sempre pi\u00f9 arrembante e senza scrupoli, e insomma, da tutto ci\u00f2 che di cattivo e negativo ci arriva da oltre confine.<\/p>\n<p>La soluzione \u00e8 tuttavia nella autorevolezza dei nostri rappresentanti politici e di governo. Nella loro capacit\u00e0 di difendere i nostri particolari interessi nelle sedi istituzionali appropriate. E perci\u00f2 nel rinvigorire sotto ogni profilo questa malandata Italia per renderla autorevole all\u2019interno di una Europa potente e forte.<\/p>\n<p>Il mondo globale \u00e8 purtroppo destino a cui non c\u2019\u00e8 scampo. E noi abbiamo bisogno di una Italia forte e di una Europa forte. Lo si pu\u00f2 per\u00f2, per quanto possibile, regolamentare il mondo globale, disciplinando ogni suo piccolo anfratto normativo, e iniziando a tenere presente che magari le ipotesi imperialistiche di Carl Schmitt possono in questo frangente suggerirci qualcosa di concreto e fattibile, oltre le suggestioni tipiche delle fibrillazioni politiche contingenti. Schmitt pensava a fronti multipolari in cui grandi aree geopolitiche come l\u2019Europa, gli Stati Uniti o la Russia, potessero competere con pari dignit\u00e0 e forza. Un mondo dove la Guerra fredda tra due contendenti veniva sostituita da grandi zone di influenza e i nuovi imperi moderni potessero mettere in atto un fronte dialettico costante ma senza l\u2019uso delle armi e senza scadere in una indistinta soluzione globalizzante. Da questo punto di vista si pu\u00f2 comprendere il ritorno di fiamma verso partiti e movimenti che sostengono forme neo-protezionistiche, proprio per l&#8217;assoluta incapacit\u00e0 della Unione Europea a risolvere anche le questioni minime.<\/p>\n<p>Per\u00f2, se ritorniamo per un attimo al \u2018sovranismo\u2019 e alle sue manifestazioni attuali, va da s\u00e9 che esso pu\u00f2 esser utile per far destare dal sonno una classe dirigente totalmente asservita alle logiche del profitto e del mercato; per manifestare a voce alta che \u00e8 necessario difendere ci\u00f2 che resta di un labile profilo identitario; per fare in modo che i nostri prodotti, i salari e i diritti non vengano mortificati e triturati nel contesto spaesante della internazionalizzazione.<\/p>\n<p>Ci sono per\u00f2 due limiti che vanno parimenti sottolineati. Vi sono cadute di stile e parole d\u2019ordine trite e ritrite che risultano offensive per chiunque abbia fatto nella sua vita un minimo di letture e conosca la Storia. Spesso chi parla di \u2018sovranismo\u2019 decritta i titoli senza far conseguire un\u2019analisi concreta e ragionata. In secondo luogo, l\u2019ipotesi di chiusura se attuata da ogni Paese europeo o occidentale, a cosa porterebbe? Ad una autarchia generalizzata? E poi a chi converrebbe? Se Trump chiude davvero le frontiere oltre che i rubinetti degli scambi commerciali, e Putin lo imita e fa lo stesso, siamo certi che da tutto questo dilagante \u2018sovranismo\u2019, da questa autarchia generalizzata, ne potremmo trarre i dovuti benefici.<\/p>\n<p>Il sovranismo, allora, deve essere solo strumento politico di ricatto; premessa per concertazioni future e per incamerare delle concessioni dai partner internazionali. Se diventa unica ipotesi di lavoro e strategia di lungo periodo pu\u00f2 risultare dannoso oltre che miope.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/02\/internazionalismo1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-298\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/02\/internazionalismo1.jpg\" alt=\"internazionalismo\" width=\"500\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/02\/internazionalismo1.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/02\/internazionalismo1-300x158.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 poco da fare, \u00e8 la moda del momento. Ormai \u00e8 rincorsa a definirsi \u2018sovranisti\u2019. Chi si ferma \u00e8 perduto e chi non lo dice \u00e8 un traditore della Patria. 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