{"id":319,"date":"2017-03-10T18:14:21","date_gmt":"2017-03-10T17:14:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=319"},"modified":"2017-03-10T18:14:21","modified_gmt":"2017-03-10T17:14:21","slug":"salvinius-nella-contea-del-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2017\/03\/10\/salvinius-nella-contea-del-sud\/","title":{"rendered":"Salvinius nella Contea del sud"},"content":{"rendered":"<p>Narrano le antiche cronache di un popolo gaudente e scaltro che abitava da tempo le pendici del Vesuvius; un monte che sbuffava con indolenza ed eruttava solo quando era infastidito del frastuono della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Poveri in canna, ma famosi in tutto il Regno perch\u00e9 di buon cuore, gli abitanti di Neapolis erano talmente votati alla solidariet\u00e0 e alla fratellanza da destare preoccupazioni alle varie dinastie di potenti che negli anni li governarono che, invece, volevano fare di quei sudditi razza organizzata e disciplinata.<\/p>\n<p>L\u2019intento non fu mai raggiunto. I popolani si dedicavano alla pesca e al piccolo commercio ma passavano gran parte del giorno discorrendo di filosofia, arte e poesia. Per questo furono invidiati dai vicini e lo furono ancora di pi\u00f9 quando si scopr\u00ec che la generosit\u00e0 nei sentimenti e la spensieratezza era frutto di una metafisica profonda e non di lascivo disfattismo.<\/p>\n<p>Popolo di cantori e di puri d\u2019animo sempre pronti ad accogliere lo straniero da qualunque Contea provenisse, i neapolitani serbavano un segreto inconfessabile: la diversit\u00e0 derivava dalla \u201cpigrizia\u2019\u2019, una virt\u00f9 magica donata loro dal Dio Vulcano e che nel tempo si era secolarizzata in metafisica dell\u2019esistenza. Grazie ad essa, erano in grado di incrementare naturalmente l\u2019ozio creativo, combinandolo con riti pagani, superstizioni e credenze ma sempre liminare al fatalismo e mai oltrepassandolo.<\/p>\n<p>Neapolis era anche terra di fierezze inaspettate, di briganti e di capipopolo, di Masanielli e di rivolte. Ma era la pigrizia a dominare tutto. Regolava eccessi e faceva prevalere il buon senso.<\/p>\n<p>Passarono gli anni e le cose cambiarono. La virt\u00f9 donata da Vulcano fu scoperta dai barbari delle terre confinanti. L&#8217;incantesimo svan\u00ec e si tramut\u00f2 in corruzione dei costumi e dissolutezze. Neapolis divenne periferia fatiscente dell\u2019impero e decadde al rango di cittadella. Ricettacolo per delinquenti e cantori volgari di neo-melodie. Non pi\u00f9 dunque poesia ad allietare le radiose giornate ma sudicia prosa su bivacchi e meretricio, su furti e rapine; non soavi melodie modulate dalla sirena Parthenope ma stranianti e strazianti nenie gorgheggiate da adiposi giovincelli impomatati e sgraziate comari.<\/p>\n<p>Il morbo della decadenza la assal\u00ec velocemente e penetr\u00f2 le zone collinari dove vivevano i ricchi signori. Obnubil\u00f2 le menti anche dei pi\u00f9 temprati nello spirito e imped\u00ec ai corpi di affrancarsi dal male come si era sempre fatto, e cio\u00e8 con un giro di \u2018taranta\u2019 e riecheggiando ancestrali canti.<\/p>\n<p>Delle vecchie maschere e dell\u2019arte finissima rimasero i cascami. Sopravvissero le imitazioni sbiadite di Masaniello incarnate di volta in volta dalle nuove dinastie regnanti e dagli ultimi reggenti: Laurus, il Comandante, poi Bassetino da Afragola, per lungo tempo contrastato da Musolina la sciantosa ed infine Demagistratus, signore nato in collina ma di mestiere finto ideologo dei rivoluzionari da vicolo.<\/p>\n<p>Narrano le antiche cronache che un giorno, un tal Matteuccio Salvinius venne dal nord per arringare le folle. Ma la \u2018pigrizia\u2019 non era pi\u00f9 in possesso delle genti neapolitane e tutti i moderni abitatori del luogo uscirono dai nascondigli per scagliarsi contro il nuovo arrivato. Non lo avevano mai fatto contro i signori delle colline; non si erano mai rivoltati contro i finti artisti e i criminali saldatisi in associazione. Non avevano mai cacciato a pedate i vecchi reggenti e le storiche dinastie. Ma questa volta per i neapolitani fu diverso. Presero a scrivere pure una canzone che per un giorno divent\u00f2 un inno. A capo dei rivoltosi si posero i 9999Poste i cui testi da qualche anno venivano declamati nelle scuole della Contea con grave spregio alle antiche liriche. Vi fu gran frastuono per tutta la serata e nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il giorno dopo Salvinius torn\u00f2 nelle brume del nord, i 9999Poste e i Centri sociali si rinchiusero nelle loro fumisterie e tutti vissero felici e contenti, nascondendosi dietro finta pigrizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/03\/sdfgdfgdfgdfg.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-320\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/03\/sdfgdfgdfgdfg.jpg\" alt=\"sdfgdfgdfgdfg\" width=\"800\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/03\/sdfgdfgdfgdfg.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/03\/sdfgdfgdfgdfg-300x142.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Narrano le antiche cronache di un popolo gaudente e scaltro che abitava da tempo le pendici del Vesuvius; un monte che sbuffava con indolenza ed eruttava solo quando era infastidito del frastuono della citt\u00e0. 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