{"id":331,"date":"2017-03-21T09:49:32","date_gmt":"2017-03-21T08:49:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=331"},"modified":"2017-03-21T09:49:32","modified_gmt":"2017-03-21T08:49:32","slug":"quando-cera-berlinguer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2017\/03\/21\/quando-cera-berlinguer\/","title":{"rendered":"Quando c&#8217;era Berlinguer"},"content":{"rendered":"<p>Confesso che mi \u00e8 scesa pi\u00f9 di una lacrima guardando \u201cQuando c&#8217;era Berlinguer\u201d, il film-documentario realizzato da Walter Veltroni e andato in onda <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/03\/Funerali_di_Berlinguer.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-332\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/03\/Funerali_di_Berlinguer.jpg\" alt=\"Funerali_di_Berlinguer\" width=\"200\" height=\"331\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/03\/Funerali_di_Berlinguer.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/03\/Funerali_di_Berlinguer-181x300.jpg 181w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>qualche giorno fa su un canale televisivo. Lo avevo gi\u00e0 visto e credevo che una seconda visione mi avrebbe risparmiato ennesimi scoramenti e pari quantit\u00e0 di lacrime; e premetto, a scanso di equivoci, che non sto utilizzando figure retoriche o altri sotterfugi lessicali. Ho davvero pianto.<\/p>\n<p>Credevo di essere immune da certi patimenti visto anche il livello di cinismo fattomi accumulare dalla moderna malapianta politica ma sono stato colto lo stesso di sorpresa da questo che \u00e8 evidentemente un mio demone interiore.<\/p>\n<p>Chi conosce la biografia di Veltroni e chi ha avuto modo di seguire anche nelle pi\u00f9 intense campagne elettorali il modo in cui languidamente dispiega la sua oratoria sa che come pochi riesce a smuovere all\u2019unisono le corde pi\u00f9 melense del sentimento e della nostalgia. Parla di riforme, di modernit\u00e0, di futuro, ma alla fine ti ritrovi sempre in braccio a Kennedy o robe simili. Insomma, chi \u00e8 tarato al veltronismo e alle forme sinuose ma risolute dell\u2019egemonia culturale, \u00e8 consapevole di assistere ad una lunga nenia da cui uscir\u00e0 spossato.<\/p>\n<p>Eppure, nonostante avessi coscienza di tutto ci\u00f2, sono stato colto di sorpresa. Pur non avendo fatto accenno alla fine di una ideologia fallita sotto ogni punto di vista, alle feroci lotte interne al Pci, ai rubli sonanti che puntualmente arrivavano da Mosca e quindi da uno Stato nemico mentre al contempo in Italia si gridava alla \u2018questione morale\u2019, quel documentario mi ha ugualmente commosso.<\/p>\n<p>Fatto dunque salvo lo strabismo tipico di quella cultura politica di cui Veltroni ne \u00e8 versione edulcorata, inconsciamente mi \u00e8 riaffiorata alla mente e nel cuore cosa significasse far militanza politica nei decenni passati, quando non si difendevano melliflui programmi elettorali ma visioni della societ\u00e0 e del mondo. Nel mio profondo c\u2019era forse il bisogno di ritrovarmi solo, per qualche minuto, insieme ai demoni della mia coscienza e a tanta gente comune che credeva nel \u2018mito capacitante\u2019 della Politica. Anche se non era la mia gente e la mia comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Sentivo il bisogno\u00a0 di fare ancora una volta miei quei volti e quelle mani incallite dalle fatiche nei campi e nelle fabbriche. Uomini e donne di tutte le et\u00e0 che, pur essendo poco abili nella lettura sofisticata, brandivano il giornale di partito come un vecchio vessillo. Perch\u00e9, una volta, <em>Il Secolo<\/em>, <em>L\u2019Unit\u00e0<\/em>, <em>Il Popolo <\/em>o\u00a0<em>L\u2019Avanti<\/em> erano una sorta di divisa. Metterlo nella tasca posteriore dei pantaloni o in quella laterale della giacca comunicava non solo una appartenenza partitica ma l\u2019adesione ad un progetto di vita; significava esibire in pubblico la propria carta d\u2019identit\u00e0 e ostentarla con fierezza.<\/p>\n<p>Ho rivisto in quel funerale i volti di tanti connazionali che riuscivano a tenere insieme fede laica e religiosa senza che questo suscitasse scalpore. Magari a messa la domenica e poi, il resto della settimana, in sezione, confidando in Dio e nel partito. Certo, vi erano anche i trinariciuti, gli ottusi dirigenti di partito che Veltroni puntualmente fa intervenire nel documentario con brevi interviste ma che alla fine risultano estranei ed insignificanti; anzi, con l\u2019unico inconsapevole scopo di far accrescere ancor di pi\u00f9 l\u2019attesa di quei fotogrammi relativi alla marea oceanica. Brandelli di nomenkletura quasi estranei al corpo stesso del documentario e infatti spazzati via dai brevi attimi in cui vengono riproposte le confessioni di un operaio di Genova e dell\u2019autista di Berlinguer, persone comuni che la Storia aveva investito di un ruolo cruciale: essere al fianco del leader il giorno della sua morte.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il documentario \u00e8 tutto l\u00ec, in quei volti comuni, in quell\u2019oceano di bandiere rosse, nei pianti e nei pugni chiusi di una fede limpida e di una militanza spuria da ogni ricatto. In quello strazio collettivo di figli diventati orfani di un padre non solo politico.<\/p>\n<p>Confesso che ho pianto perch\u00e9 in quei pugni chiusi, in quel supplizio collettivo, ho rivisto anche l\u2019altra sponda dell\u2019Italia, quella missina. Fuori dall\u2019arco costituzionale e ristretta in una ridotta. Sempre nel ghetto perch\u00e9 come recitava il famoso slogan (\u201cFascisti carogne tornate nelle fogne\u2019\u2019) aveva un ruolo politico prestabilito segnato dalla irrilevanza. Ho immaginato gli anni giovanili di mio padre, dei suoi amici come Renato che ha dedicato la vita al Partito e tra i pochi ad essere rimasto sulle \u2018postazioni perdute\u2019.<\/p>\n<p>Attraverso i volti di quei comunisti ho perci\u00f2 intravisto anche parte del mio passato, minuscolo, insignificante rispetto a tutto ci\u00f2, ma evidentemente ricco di significati se mi ha segnato cos\u00ec a fondo.<\/p>\n<p>Confesso di aver pianto perch\u00e9 quell\u2019universo non \u00e8 pi\u00f9 riproponibile, e non sarebbe neanche utile, intelligente e redditizio farne delle cattive copie. Eppure mi manca tanto. E manca tanto all\u2019Italia. Non avrebbe senso tornare nelle fogne come sarebbe sciocco inneggiare a Baffone ma quel particolare <em>Spirito dei tempi<\/em> manca a tanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Confesso che mi \u00e8 scesa pi\u00f9 di una lacrima guardando \u201cQuando c&#8217;era Berlinguer\u201d, il film-documentario realizzato da Walter Veltroni e andato in onda qualche giorno fa su un canale televisivo. Lo avevo gi\u00e0 visto e credevo che una seconda visione mi avrebbe risparmiato ennesimi scoramenti e pari quantit\u00e0 di lacrime; e premetto, a scanso di equivoci, che non sto utilizzando figure retoriche o altri sotterfugi lessicali. Ho davvero pianto. 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