{"id":351,"date":"2017-04-25T08:54:18","date_gmt":"2017-04-25T06:54:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=351"},"modified":"2017-04-25T09:01:23","modified_gmt":"2017-04-25T07:01:23","slug":"25-aprile-giorno-del-rancore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2017\/04\/25\/25-aprile-giorno-del-rancore\/","title":{"rendered":"25 Aprile, giorno del rancore"},"content":{"rendered":"<p>Il 25 Aprile \u00e8 la festa pi\u00f9 tediosa e incomprensibile dell\u2019anno. E non lo dico per repulsioni tardo nostalgiche o per fatto estetico e avversione visiva a drappi rossi o similari ma perch\u00e9 \u00e8 una ricorrenza che si dice \u2018democratica\u2019 ma discrimina pi\u00f9 persone di quante non ne facciano tutte le altre feste comandate messe insieme. Niente di pi\u00f9 che un raduno di vincitori che non hanno mai avuto e, tuttora, non hanno umana piet\u00e0 per i vinti. In Spagna questa vicenda la superarono subito con la <em>Valle de los Ca\u00eddos<\/em>. Un solo cimitero affinch\u00e9 fratelli combattenti su fronti opposti potessero riposare tutti, per sempre e in pace.<\/p>\n<p>Da noi, no! L\u2019odio resiste imperituro e si alimenta non raramente su una Storia scritta male e commentata e spiegata ancora peggio. Pi\u00f9 che festa trattasi di apologia della contrapposizione perpetua che coinvolge tutti, anche le nuove generazioni. Siamo al caos generalizzato sul fronte della corretta interpretazione storiografica ma all\u2019inquadramento e al rigido manicheismo su quello organizzativo: e cos\u00ec ci ritroviamo partigiani che non vogliono la destra di qualunque forma o colore, ebrei che detestano i palestinesi che vorrebbero sfilare nello stesso corteo, progressisti che disprezzano i barbari leghisti, i trinariciuti che allontanano quelli di Forza Italia perch\u00e9 a lungo alleati dei post-fascisti di Alleanza nazionale, e potremmo continuare per decine e decine di righe.<\/p>\n<p>Una penosa vicenda che non conosce sosta ed \u00e8 ancora pi\u00f9 paradossale se si pensa che, con tutte le evoluzioni e involuzioni del caso, va avanti dalla fine della Seconda guerra mondiale. In ogni altro luogo della Terra chi si fregia della patente di democraticit\u00e0 e la celebra in una festa nazionale tende sempre ad accogliere e non a separare. Qui da noi \u00e8 come una festa di famiglia trasformatosi in serata per Vip dove si fa selezione all\u2019ingresso e si impedisce ai cugini, ai fratelli, ai figli, alle madri di prender parte. Non che vi siano fiumane di persone che bramino per entrare in questa annuale orgia del risentimento collettivo, tuttavia la boriosa selezione risulta stantia.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque una festa partita male e continuata peggio, qualificatasi per la peculiarit\u00e0 tutta italiana di quelle variegate colorazioni di rosso che imperversano per le strade e saturano di falsit\u00e0 i nostri libri scolastici (chi ricorda, per esempio, che i civili morti sotto i bombardamenti degli Alleati furono in numero maggiore rispetto alle pur deprecabili stragi naziste?); per una bandiera che simboleggia solo da noi, con una inconsueta potenza espressiva, democrazia e libert\u00e0 mentre in giro per il mondo se ne guardano bene dal tirarla fuori ad ogni pi\u00e8 sospinto.<\/p>\n<p>E poi slogan triti e ritriti e linciaggio morale e politico per chiunque osi dissentire di una virgola rispetto al Verbo resistenziale. E non parlo solo di nostalgici e similari ma anche e soprattutto di coloro i quali hanno pure tentato in tutti questi anni di dare un senso al 25 aprile decrittando deficit e sconcezze, falsit\u00e0 storiografiche e reticenze; tentando in pratica di mettere sul piedistallo un minimo di verit\u00e0 condivisa senza far prevalere gli odi di parte o la difesa di una casacca. Qualcuno, per esempio, ricorda mai che il comunismo in tempo di pace ha mietuto pi\u00f9 vittime che il nazismo in tempo di guerra? Lo si pu\u00f2 fare?\u00a0\u00c8 permesso farlo?<\/p>\n<p>Invece, non c\u2019\u00e8 nulla da fare. C\u2019\u00e8 cos\u00ec tanta retorica in questa festa astiosa e divisiva, nutrimento quotidiano per gli istigatori di odio, che anche solo replicare alle solite nenie diventa atto para-terroristico e passibile di apologia di fascismo. Perch\u00e9 di questo si tratta. Si ostenta una vittoria militare ma allo stesso tempo una superiorit\u00e0 morale, e si nega con inaudita virulenza verbale e fisica la piet\u00e0 per i morti dell\u2019altra parte e gli sconfitti. E se per le prime due questioni possiamo intenderne le motivazioni primariamente culturali e politiche in un Paese come il nostro dove c\u2019\u00e8 necessit\u00e0 costante di un nemico, facciamo invece fatica a comprendere il disprezzo umano e il rancore verso combattenti passati a miglior vita oramai settanta anni fa. Molti di costoro, se non la quasi totalit\u00e0, lottarono per una idea di Patria che oggi farebbe sorridere le giovani generazioni; ma per quello combatterono e non per altro. E molti di quelli che un attimo dopo la caduta di Mussolini si atteggiarono a strenui paladini dell\u2019antifascismo, avevano passato la giovinezza cantando inni ultra-nazionalistici, concedendosi saluti romani a profusione e ascoltando \u2018\u2019il capoccione\u2019\u2019 parlare da Palazzo Venezia. Ma anche questa \u00e8 cosa nota!<\/p>\n<p>E siccome la patria e la bandiera fino a qualche anno fa suscitavano l\u2019orticaria a quasi tutti i rappresentanti del mondo cultural-politico-accademico come diretta conseguenza vi era il fatto che coloro i quali combatterono con in testa l\u2019idea di una Patria da difendere fossero considerati degli illusi e degli sconsiderati.<\/p>\n<p>Ma queste convinzioni sono state tanto estese e vorticose che il 25 Aprile riesce comunque a oscurare ogni altra festa nazionale. Vi sono stati periodi anche recenti della nostra storia in cui sembrava dovesse fermarsi anche il battito cardiaco di ogni singolo italiano per permettere alle fanfare di ogni paesello di suonare con inaudita potenza \u2018Bella ciao\u2019. Gli anni dei governi Berlusconi li ricordiamo tutti; sembrava che un\u2019orda di selvaggi in camicia nera si fosse impossessata del Paese e gli echi della lotta partigiana dovevano perci\u00f2 ridestarsi con rinnovato ascendente su giovani e meno giovani, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, alimentati da una grancassa massmediatica sempre prona.<\/p>\n<p>Eppure il 25 Aprile segna con un marchio di sangue una \u2018guerra civile\u2019. Una lotta armata fratricida dove fatti cruenti e indegni hanno coperto pagine di eroismi e coraggio. Morti innocenti perch\u00e9 dalla parte sbagliata; giustizia sommaria e violenza su donne inermi, colpevoli di aver condiviso brandelli di vita con un fascista e su anziani rei di aver mantenuto fede ad una idea.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/04\/asdfsdfsdfsdf.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-352\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/04\/asdfsdfsdfsdf-300x188.jpg\" alt=\"asdfsdfsdfsdf\" width=\"450\" height=\"282\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/04\/asdfsdfsdfsdf-300x188.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/04\/asdfsdfsdfsdf-1024x642.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/04\/asdfsdfsdfsdf.jpg 1078w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Storia far\u00e0 il suo corso ma in Italia \u00e8 un scorrere lentissimo, sfiancante. L\u2019antifascismo \u00e8 infatti sin da subito divenuto religione laica inattaccabile, ma soprattutto strumento per carriere politiche, nelle universit\u00e0 e nelle redazioni di giornali. Ecco perch\u00e9 non raramente si alimenta un fascismo virtuale proprio per mantenere in vita il carrozzone dell\u2019antifascismo reale; antifascismo che per anni \u00e8 stato predicato da coloro i quali esaltavano i carri armati a Budapest, attendevano l\u2019arrivo di \u2018Baffone\u2019 o dipingevano il Maresciallo Tito come un buontempone. Gli stessi che ora sono talmente ideologizzati da essere antifascisti senza fascismo e magari erano usi al saluto romano e poi, in fretta e furia, in quella notte del 24 aprile, smisero la camicia nera per indossare quella rossa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ci\u00f2 che accadde da quella notte in poi \u00e8 chiaro a tutti. I vecchi camerati divennero i nuovi compagni che, per\u00f2, da pi\u00f9 di mezzo secolo sono inseguiti dai loro fantasmi e scorgono il fascismo dappertutto.<\/p>\n<p>Eppure il fascismo \u00e8 morto. \u00c8 finito con Mussolini, e non vi potr\u00e0 essere alcuna riedizione senza il \u2018titolare\u2019. Ma se il fascismo \u00e8 morto e sepolto, l\u2019Italia resiste ed esiste da tempo immemore. Ecco perch\u00e9 \u00e8 utile ricordare almeno questo ai tanti soloni della \u2018democrazia repubblicana\u2019: l\u2019Italia non nacque sulle colline insieme ai partigiani ma esisteva da qualche migliaio di anni. Se ne facciano una ragione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 25 Aprile \u00e8 la festa pi\u00f9 tediosa e incomprensibile dell\u2019anno. 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