{"id":431,"date":"2017-06-29T10:41:34","date_gmt":"2017-06-29T08:41:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=431"},"modified":"2017-06-29T10:41:34","modified_gmt":"2017-06-29T08:41:34","slug":"vasco-rossi-e-la-combriccola-troppo-grande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2017\/06\/29\/vasco-rossi-e-la-combriccola-troppo-grande\/","title":{"rendered":"Vasco Rossi e la combriccola troppo grande"},"content":{"rendered":"<p>Pur avendo allentato la presa, mi godr\u00f2 certamente Modena Park, concerto grazie al quale Vasco Rossi festegger\u00e0 i 40 anni di carriera artistica insieme a 250mila persone e destinato a imprimere un sigillo nella storia della musica italiana.<\/p>\n<p>Allentato la presa perch\u00e9 da tempo il Blasco \u00e8 diventato fenomeno di massa, e dunque come tutti i fenomeni ha avuto una fase di crescita e una di esplosione<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/06\/74321584022.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-432\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/06\/74321584022-300x300.jpg\" alt=\"74321584022\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/06\/74321584022-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/06\/74321584022-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/06\/74321584022.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>.<\/p>\n<p>Il mio personale spartiacque fu <em>C\u2019\u00e8 chi dice no<\/em>. Era il 1987. Tre anni prima era stato arrestato a Bologna. I guai con la cocaina gli avevano fatto trascorrere qualche settimana nelle patrie galere ed io, proprio in quegli anni e in tempi diversi, passavo diverse settimane a Zocca. Ovviamente non in \u2018pellegrinaggio\u2019. Ero l\u00ec per altri motivi ma ogni santo giorno passavo davanti casa sua, dove credo vivesse ancora la mamma.<\/p>\n<p>Quel concerto del 1987 fu apice e allo stesso tempo giro di boa per il mio coinvolgimento perch\u00e9 il \u2018Vasco\u2019 che iniziava a piacere alle folle oceaniche, non poteva che perdere colpi nel mio listino di gradimento. E lo confesso: fu una sorta di sciocca ripicca da fidanzato geloso mai pi\u00f9 passata. D\u2019altra parte, non lo abbandonai del tutto e infatti continuo di tanto in tanto a \u2018seguirlo\u2019, ma il fidanzamento fu rotto.<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9 resto ancora convinto che il \u2018Vasco\u2019 pi\u00f9 puro sia quello dell\u2019inizio. Puntualizzazione che non vuole essere una discriminante definitiva e oggettiva; ma solo una personale linea di confine. Opinabile dai 250mila del Modena Park e dai milioni che da casa assisteranno allo show. Come infatti capita a molti romanzieri di livello, uno o due sono i libri importanti; quelli che restano nell\u2019immaginario e finiscono nelle antologie scolastiche. Gli altri sono utili per delimitare il contesto complessivo della poetica, e nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>E cos\u00ec \u2018il mio Vasco\u2019 rimane quello spaesante e cinico della prima ora. Quello che con sguardo perso, faceva degli eccessi etica ed estetica della propria vita. Per riprendere una vecchia polemica \u2026il nichilista che combatteva estraendosi dal mondo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista ideale non avevo molto in comune con lui. Lo sapevo fin da allora. Vasco era e resta un libertario che ha appoggiato tutte le battaglie del partito radicale sulle quali quasi mai ho pensato bene. Eppure, c\u2019era una carica esplosiva di ribellione mai filtrata dalle maglie dello showbiz e perci\u00f2 apparentemente intonsa fino ad essere liminare ad una ingenuit\u00e0 ammaliante. Quel Vasco \u2018sballato\u2019, ma sballato per davvero e non per finzione scenica, era tanto lontano dalle idee che andavo strutturando quanto simile alle passioni e ai fuochi che ogni ragazzino doveva in qualche modo sprigionare. Quella era l\u2019Italia democristiana, plumbea e monolitica, bigotta e accomodante. Di conseguenza, qualunque ribellione finiva per appartenermi. E dunque testi che celebravano la \u2018 vita spericolata\u2019 non potevano che essere dirompenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come per i pittori e i poeti di inizio novecento abituali frequentatori dei bar parigini, cos\u00ec come per i futuristi italiani, anch\u2019egli fece combaciare arte e vita. A suo modo, col suo personale Roxy bar, ma lo fece. Inneggiando ad ogni tipo di trasgressione, \u2018fuori di testa\u2019 anche nella vita normale (\u00ab\u00a0 &#8230;sensazioni sensazioni, sempre pi\u00f9 forti! Non importa se la vita sar\u00e0 breve, vogliamo godere! godere! godere!\u00bb). Mentre i cantautori impegnati, puledri addomesticati dal partito comunista, dovevano indossare la maschera dell\u2019anticonformismo, a lui era sufficiente mettere in scena se stesso. Trasgredire era allora andare fuori da percorsi preordinati e, se poi, lungo la strada scoprivo che la direzione di marcia non era la mia, poco importava. Volevo solo divergere da un putridume sociale e politico che non lasciava scampo. Vasco Rossi era acerbo e provinciale, nella misura in cui questi concetti potevano rappresentare pungoli positivi mentre ora vengono considerati un limite.<\/p>\n<p>Solo anni dopo quel 1987 compresi che quel concerto aveva smosso qualcosa di importante. Vederlo osannato da migliaia di persone in uno straripante palazzetto dello sport fu orgasmo collettivo dopo il quale rimasi senza forze. Estraniante e rivitalizzante. Eppure, gradualmente iniziai a comprendere che non era pi\u00f9 la voce in cassetta che ascoltavo con gli amici in macchina ma idolo in carne e ossa intorno al quale si dispensavano gadget e robe simili e le critiche feroci dei mass media stavano lasciando il passo alle interviste al miele di Vincenzo Mollica e alle copertine delle riviste glamour.<\/p>\n<p>Quel 1987, come dicevo, fu apice e inizio della regressione a mito post-moderno e a idolo dello star system. Certo, sempre con il suo personale stile canzonatorio e divertente, a tratti stralunato; tuttavia compresi che stavano entrando in gioco mille altre pulsioni, in lui, in coloro che lo osannavano e in me stesso. Quel <em>Siamo solo noi<\/em> divenne altro perch\u00e9 delle tre parole stavamo perdendo quella pi\u00f9 importante: quel \u2018solo\u2019 che era manifesto di una generazione.<\/p>\n<p>La spettacolarit\u00e0 degli eventi, le liturgie collettive, le lunghe fila in attesa, il geometra del catasto con bandana e suocera al seguito, la starlette televisiva col riccone al guinzaglio stavano diventando materia stessa del popolo di Vasco. Tutto stava mutando. Dai testi che decantavano le magnifiche sorti e progressive del Valium, dalle notti insonni, dal sesso sfrenato o mancato per via di qualche \u2018troia andata a casa con il negro\u2019 (<em>Colpa d\u2019Alfredo<\/em>), dai \u2018fegati spappolati\u2019 (\u00abs\u2019\u00e8 alzato da poco, e non \u00e8 ancora sveglio, ed \u00e8 talmente scazzato che non riesce a parlare nemmeno\u00bb), a \u2018non siamo mica gli americani che loro possono sparare agli indiani\u2019, ad <em>Albachiara<\/em>, a <em>Portatemi Dio<\/em> (\u2026gli voglio parlare, gli voglio raccontare di una vita che ho vissuto e che non ho capito) si iniziarono, e forse giustamente, a percorrere altre strade.<\/p>\n<p>Avevo l\u2019impressione che stesse diventando nazionalpopolare. Non che prima non lo fosse, o che i suoi testi fossero strutturati in maniera ermetica o complessa come una pagina di Thomas Mann o di Gadda. No, Vasco era sempre diretto e ultra sintetico. Ma quel nazionalpopolare stava iniziando ad assumere in quel frangente la valenza pi\u00f9 retriva. Non quella positiva di derivazione gramsciana ma quella pericolosa che da reietto e ultimo classificato a Sanremo ti porta ad essere il pi\u00f9 amato dagli italiani.<\/p>\n<p>E cos\u00ec mi sono ritrovato con un Vasco che decifrava <em>Vita spericolata<\/em> in mille modi e cose diverse da ci\u00f2 che avevamo inteso noi di quella generazione, e da ci\u00f2 che lui ci aveva fatto intendere. E come se, fatti i debiti paragoni, Louis Ferdinand Celine alla fine della sua vita, ci avesse confessato in suo ultimo libro che sulla punteggiatura si era sbagliato, le frasi volgari non avrebbe voluto dirle, quelle antisemite nemmeno pronunciarle, i gatti gli facevano schifo e gli aggettivi su certe donne erano offensivi.<\/p>\n<p>Guarder\u00f2 Modena Park perch\u00e9 in fondo a Vasco voglio bene; cos\u00ec come lo si vuole ad un ricordo della propria giovinezza o a chi con un monosillabo riesce a smuovere ancora qualche dolce sentimento. Tenter\u00f2 di non ricordare le marce indietro fatte in decine di interviste. Per fortuna, la memoria in casi del genere fa preventiva selezione. Dei ricordi belli elimina anche la pi\u00f9 piccola macchia e ci lascia solo fragranze profumate. Ed \u00e8 lo stesso procedimento che avviene con i primi fallimentari approcci sentimentali con l\u2019altro sesso quando, nel giro di qualche decennio da quei timidi approcci, siamo naturalmente portati ad eliminare i ricordi che riaprono ferite non del tutto rimarginate e, al contempo, siamo propensi a riannodare i fili delle emozioni pi\u00f9 svenevoli e delicate che per\u00f2 ci danno sollievo.<\/p>\n<p>Il Vasco imbolsito e senza capelli non \u00e8 diventato un cantante mediocre, un rocker da quattro soldi o artista a fine carriera. \u00c8 ancora di molte spanne superiore a tutti quanti gli altri. Solo che \u00e8 un altro Vasco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pur avendo allentato la presa, mi godr\u00f2 certamente Modena Park, concerto grazie al quale Vasco Rossi festegger\u00e0 i 40 anni di carriera artistica insieme a 250mila persone e destinato a imprimere un sigillo nella storia della musica italiana. Allentato la presa perch\u00e9 da tempo il Blasco \u00e8 diventato fenomeno di massa, e dunque come tutti i fenomeni ha avuto una fase di crescita e una di esplosione. Il mio personale spartiacque fu C\u2019\u00e8 chi dice no. Era il 1987. Tre anni prima era stato arrestato a Bologna. 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