{"id":524,"date":"2017-10-26T07:24:39","date_gmt":"2017-10-26T05:24:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=524"},"modified":"2017-10-26T10:02:08","modified_gmt":"2017-10-26T08:02:08","slug":"allarmi-siamo-ancora-fascisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2017\/10\/26\/allarmi-siamo-ancora-fascisti\/","title":{"rendered":"All&#8217;armi siam fascisti?"},"content":{"rendered":"<p>Eravamo convinti che, passato qualche decennio, le tracce della \u00abguerra civile\u00bb potessero progressivamente dissolversi. Ci aspettavamo che tutto fosse prima o poi sottratto alla ossessiva politicizzazione e finalmente storicizzato. Non \u00e8 stato cos\u00ec!<\/p>\n<p>Dovevamo coglierne i primi segnali gi\u00e0 alla fine degli anni Ottanta quando, nonostante sul tavolo vi fossero i corposi studi di De Felice (e non solo i suoi!), non si riusc\u00ec a sanare alcuna ferita. Anzi, all\u2019alba della seconda Repubblica, si riaprirono pure quelle cicatrizzate da lungo tempo. Eppure, l\u2019operazione defeliciana doveva essere colta al volo e poteva risultare doppiamente positiva. Innanzitutto perch\u00e9 depotenziava il nostalgismo dall\u2019abituale carica mitologica entro cui si rinserrava. Riportando con serenit\u00e0 di giudizio e di obiettivit\u00e0 i singoli tratti del fascismo, lo strappava dalla glorificazione postuma, in questo modo sottraendo al nostalgismo il suo fondamentale pilastro. Ma, dall\u2019altra parte, delegittimava l\u2019antifascismo militante perch\u00e9, una volta che quell\u2019epoca, quel fenomeno e quel regime, venivano consegnati alla storia, nessuno poteva pi\u00f9 trarne profitto per meschine rendite di posizione e il Ventennio essere finalmente trattato alla stregua del periodo giolittiano, di quello risorgimentale, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>E invece nessuno vuole abdicare alle proprie rendite anche perch\u00e9 un percorso di scavo nella biografia della Nazione imporrebbe l\u2019ammissione di verit\u00e0 inconfutabili. Bisognerebbe ammettere che, per esempio, oltre a errori e immani tragedie (su tutte, le leggi razziali) il regime ebbe dalla sua un ampio consenso, intensific\u00f2 rispetto al passato giolittiano le riforme in ambito sociale, mise in cantiere e complet\u00f2 molte opere.<\/p>\n<p>Questa esasperante narrazione estiva che va in tutt\u2019altra direzione, perch\u00e9 gravata di codici, minacce di querele e tutto l\u2019armamentario di certo tracotante giustizialismo, ci ricorda allora che il nostro \u00e8 un Paese \u00abirrisolto\u00bb, privo di un filo comune che lo affranchi dalla guerra civile permanente. E, arrivati a questo punto, ne intendiamo le non arcane ragioni.<\/p>\n<p>Dalla fine della Seconda guerra mondiale si \u00e8 infatti aderito al clich\u00e9 dell\u2019antifascismo militante che fa rima con tanti pelosi cascami dell\u2019ideologia comunista e, proprio per tale motivo, tende a trasformare in inconfutabili appelli morali ogni minima diversione dalla narrazione originale.<\/p>\n<p>Cova, sotto questo antifascismo, l\u2019idea censoria e totalitaria che sempre ha animato le anime belle demo-progressiste il cui scopo inconfessato \u00e8 lo stesso da una vita: fare tacere voci dissenzienti, depotenziare ogni pensiero non ortodosso fino a ritenere pericolosi anche coloro i quali ingenuamente si aggrappano a nostalgismi di maniera, al folklore, all\u2019esibizione di qualche gingillo datato che andrebbe catalogato pi\u00f9 nel versante della chincaglieria kitsch che sotto le mentite spoglie della pericolosa apologia \u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"Default\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 ***************************************************************<\/p>\n<p class=\"Default\">Brano tratto da &#8220;All&#8217;armi siamo (ancora?) fascisti&#8221;, il mio libricino che troverete da oggi (gioved\u00ec 26 ottobre) per 15 giorni allegato al Giornale.<\/p>\n<p class=\"Default\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/10\/Copia-di-FUORIDALCORO084_COVER-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-525\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/10\/Copia-di-FUORIDALCORO084_COVER-1-300x222.jpg\" alt=\"Copia di FUORIDALCORO084_COVER-1\" width=\"300\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/10\/Copia-di-FUORIDALCORO084_COVER-1-300x222.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/10\/Copia-di-FUORIDALCORO084_COVER-1-1024x758.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Eravamo convinti che, passato qualche decennio, le tracce della \u00abguerra civile\u00bb potessero progressivamente dissolversi. Ci aspettavamo che tutto fosse prima o poi sottratto alla ossessiva politicizzazione e finalmente storicizzato. Non \u00e8 stato cos\u00ec! Dovevamo coglierne i primi segnali gi\u00e0 alla fine degli anni Ottanta quando, nonostante sul tavolo vi fossero i corposi studi di De Felice (e non solo i suoi!), non si riusc\u00ec a sanare alcuna ferita. Anzi, all\u2019alba della seconda Repubblica, si riaprirono pure quelle cicatrizzate da lungo tempo. Eppure, l\u2019operazione defeliciana doveva essere colta al volo e poteva risultare doppiamente positiva. 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