{"id":530,"date":"2017-11-04T11:46:06","date_gmt":"2017-11-04T10:46:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=530"},"modified":"2017-11-04T11:46:06","modified_gmt":"2017-11-04T10:46:06","slug":"tra-borg-e-mcenroe-scelsi-il-primo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2017\/11\/04\/tra-borg-e-mcenroe-scelsi-il-primo\/","title":{"rendered":"Tra Borg e McEnroe scelsi il primo"},"content":{"rendered":"<p>Tra Bj\u00f6rn Borg e John McEnroe ho sempre preferito il primo. Ma in quegli anni di leggendari scontri e fazioni contrapposte non seppi darmi delle spiegazioni plausibili. Nello sport, sin da bambini, si scelgono idoli e squadre per affinit\u00e0 elettive, per ragioni geografiche, per opportunismo. Eppure, pur interrogandomi di continuo, non conoscevo il motivo reale di questa scelta per l\u2019uno e non per l\u2019altro. Peraltro, da pessimo tennista in erba, mi dilettavo nel \u2018gioco a rete\u2019 che fu caratteristica dell\u2019americano, mentre disdegnavo le lungaggini arzigogolate da \u2018fondo campo\u2019 che, invece, erano tipiche dell\u2019algido svedese.<\/p>\n<p>E anche per le vicende italiane avevo fatto una scelta simile. Nella diarchia tennistica nostrana c\u2019era infatti una medesima contrapposizione, seppur in sedicesima e quindi con livelli qualitativi di circoscritte dimensioni: quella tra Corrado Barazzutti e Adriano Panatta. Pure in quel caso, le mie preferenze muovevano verso il posato giocatore da fondo campo, e mi dava noia la mediaticit\u00e0 del romano, seppur pi\u00f9 vincente a livello internazionale.<\/p>\n<p>Sentivo Borg e Barazzutti pi\u00f9 vicini per carattere e non per stile di gioco, per la loro ritrosia e ostentata timidezza ma, in fondo, non potevo non ammirare la genialit\u00e0 degli altri due.<\/p>\n<p>E l\u2019antinomia principale tra Borg e McEnroe fu proprio questa. Il glaciale svedese con lunghi capelli biondi e fascia alla fronte (proprio come Barazzutti) svernava per tutta la durata dell\u2019incontro da fondo campo senza mai smuoversi di un solo centimetro dalla riga bianca. Ossessivo nella ripetitiva e martellante strategia che prevedeva lo sfiancamento progressivo dell\u2019avversario con colpi precisi e regolari. Una sorta di macchina votata alla vittoria e a null\u2019altro. Era il nordico calcolatore, razionale fino alla noia, conservatore dedito ad un gioco che faceva perno sull\u2019utilitarismo e perci\u00f2 poco spettacolare. Dei tifosi e degli spettatori gli importava poco: contavano i set, le partite, i trofei.<\/p>\n<p>McEnroe fu tutt\u2019altro. Americano sbruffone e sregolato, piaceva al jet set proprio come il nostro Panatta. Dotato di una fantasia mai pi\u00f9 vista sui campi rossi dove riusciva a farsi gioco di tutto e di tutti, anche degli arbitri che furono per lungo tempo sottoposti ad una lunga e variopinta serie di improperi. Intemerate che solleticavano il gradimento del pubblico amico e l&#8217;irritazione feroce di quello avversario. Ma gli appassionati non potevano fare a meno di restare incantati da quelle serie di colpi inusitati; e -sotto sotto- anche smaniosi di assistere all\u2019eventuale e prevedibile rissa verbale, che fu consuetudine di molti irregolari del tempo da Nastase a Connors.<\/p>\n<p>Cosa dunque avesse Borg di cos\u00ec magicamente oscuro da affascinarmi non lo sapevo. Lo scoprii, anni dopo, proprio grazie a Panatta, quando in una intervista raccont\u00f2 della sua amicizia con lo svedese. Ne venne fuori un ritratto del campione di cui tutti erano a conoscenza tranne il sottoscritto. E non era affatto il robot di cui parlavano e scrivevano. Aveva debolezze come tanti. E dipendenze dalla droga e dal sesso. Mentre di giorno rasentava la perfezione stilistica sui campi da gioco con quella faccia da bravo ragazzo del nord, nel post-gara bisbocciava in locali notturni smentendo tutto quanto si era sempre detto sulla correlazione tra vita salubre ed eccellenti risultati sportivi.<\/p>\n<p>Lo stesso Panatta confess\u00f2 anni dopo di non aver compreso come fosse possibile questa magica scissione tra Jekyll e Hyde tale da non produrre mai disastri sulle performance sportive. Il tennista romano raccont\u00f2 di essere stato battuto in una gara &#8211; proprio da Borg &#8211; dopo che la sera prima, questi lo aveva invitato ad accompagnarlo in un locale notturno. Lo svedese fece l\u2019alba con donne e champagne, poi and\u00f2 sul campo e sconfisse un Panatta per nulla rinvigorito dal sonno ristoratore e ancor pi\u00f9 imbufalito per essersi perso una nottata fuori dalla norma.<\/p>\n<p>Scoprii cos\u00ec il lato umano, le deficienze e la solitudine, le esuberanze liminari alla distruzione fisica e psicologica e l\u2019angoscia di un disorientamento dal sociale da cui non riusciva a venirne fuori.<\/p>\n<p>John McEnroe era una casa di vetro. Appariva cos\u00ec com\u2019era, e dunque alla fine era lui quello prevedibile. Forse fu quest\u2019aspetto a non intrigarmi pi\u00f9 di tanto e a farmelo ammirare solo per quel paio di ore che dispensava genialit\u00e0 nel rettangolo da gioco.<\/p>\n<p>Borg fu invece il caleidoscopio delle possibilit\u00e0 umane. Vincente in campo e sopraffatto dalla vita. Era umano, fin troppo umano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/11\/WCGAZ1_0IVK1MMM.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-531\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/11\/WCGAZ1_0IVK1MMM-300x198.jpg\" alt=\"WCGAZ1_0IVK1MMM\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/11\/WCGAZ1_0IVK1MMM-300x198.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/11\/WCGAZ1_0IVK1MMM-1024x677.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/11\/WCGAZ1_0IVK1MMM.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tra Bj\u00f6rn Borg e John McEnroe ho sempre preferito il primo. Ma in quegli anni di leggendari scontri e fazioni contrapposte non seppi darmi delle spiegazioni plausibili. Nello sport, sin da bambini, si scelgono idoli e squadre per affinit\u00e0 elettive, per ragioni geografiche, per opportunismo. Eppure, pur interrogandomi di continuo, non conoscevo il motivo reale di questa scelta per l\u2019uno e non per l\u2019altro. Peraltro, da pessimo tennista in erba, mi dilettavo nel \u2018gioco a rete\u2019 che fu caratteristica dell\u2019americano, mentre disdegnavo le lungaggini arzigogolate da \u2018fondo campo\u2019 che, invece, erano tipiche dell\u2019algido svedese. 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