{"id":575,"date":"2017-12-24T09:24:43","date_gmt":"2017-12-24T08:24:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=575"},"modified":"2017-12-24T09:26:13","modified_gmt":"2017-12-24T08:26:13","slug":"575","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2017\/12\/24\/575\/","title":{"rendered":"Spengler contro Spengler"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 60px;text-align: justify\">Rivoluzione conservatrice \u00e8 tra gli ossimori pi\u00f9 intriganti prodotti dalla filosofia politica ed \u00e8 quello che resiste con maggiore efficacia. Ostile alla Repubblica di Weimar, al liberalismo, al marxismo, al parlamentarismo e alla democrazia, questo coagulo di movimenti culturali e personalit\u00e0 di primissimo piano (tra cui Stefan George, Moeller van den Bruck, Carl Schmitt, Oswald Spengler, Werner Sombart, Ernst J\u00fcnger,Thomas Mann), non ebbe mai una sistematicit\u00e0 programmatica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/oswald-spengler.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-576\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/oswald-spengler-199x300.jpg\" alt=\"oswald-spengler\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/oswald-spengler-199x300.jpg 199w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/oswald-spengler.jpg 397w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;padding-left: 240px\">\u00a0 Eppure, quasi tutti coloro che la animarono, pur portandosi dietro il marchio di aver creato una incubatrice per\u00a0 il nazismo, riuscirono ad imporsi individualmente e a far conoscere le proprie teorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;padding-left: 240px\">La casa editrice Oaks compie ora un\u2019operazione di grande interesse filosofico e storiografico pubblicando un volume di Moeller, inedito in Italia:\u00a0<em>Tramonto dell\u2019Occidente? Spengler contro Spengler<\/em>\u00a0(euro 8,50, p. 74).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;padding-left: 240px\">Uscito nel 1920 su \u2018Deutsche Rundschau\u2019 e, dopo il suicidio di Moeller, ripubblicato con ampi tagli, da Hans Schwarz, il curatore del suo lascito, \u00e8 un testo nel quale egli sorprendentemente cambia il quadro valutativo spengleriano sui concetti di identit\u00e0 dell\u2019occidente e dell\u2019Europa, ridefinisce la nozione fondamentale del conservatorismo e indaga sull\u2019idea di Tradizione, in termini di Trasmissione (Weitergabe).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;padding-left: 60px\">Ma soprattutto, come segnala Stefano Azzar\u00e0 nel suo saggio introduttivo, abbandona il terreno della nostalgia e del cinismo, rovesciando i presupposti dai quali Spengler muoveva per annunciare il tramonto, e si affida ad un nuovo mito universalistico di mobilitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;padding-left: 60px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/9788894807158_0_0_0_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-577\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/9788894807158_0_0_0_75-188x300.jpg\" alt=\"9788894807158_0_0_0_75\" width=\"188\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/9788894807158_0_0_0_75-188x300.jpg 188w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/9788894807158_0_0_0_75-640x1024.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2017\/12\/9788894807158_0_0_0_75.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px\">Per Moeller, infatti, non esiste un unico Occidente e, di conseguenza, non vi pu\u00f2 essere un tramonto che coinvolga tutti. E perci\u00f2 Spengler si sbaglia di grosso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px\">Letta in questo modo, la sconfitta non sarebbe la fine ma &lt;&lt;paradossale salvezza della Germania e anche dell\u2019Occidente inteso nel suo senso faustiano originario&gt;&gt;. Profetizzando solo un tramonto dell\u2019ovest, \u00e8 possibile imboccare ancora una prospettiva di rinascita. Con la fine della Guerra, la Germania deve porsi come obiettivo quello di sganciarsi da questo destino di tramonto e per farlo deve ricollocarsi come capofila di un nuovo rilancio che guardi all\u2019Eurasia e ai popoli giovani dell\u2019Est.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px\">Gli europei, ormai, sarebbero davanti ad un\u2019ultima decisione: &lt;&lt;appartenere all\u2019Ovest oppure a un secondo Occidente che inizia al di l\u00e0 dell\u2019Ovest?&gt;&gt;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Rivoluzione conservatrice \u00e8 tra gli ossimori pi\u00f9 intriganti prodotti dalla filosofia politica ed \u00e8 quello che resiste con maggiore efficacia. Ostile alla Repubblica di Weimar, al liberalismo, al marxismo, al parlamentarismo e alla democrazia, questo coagulo di movimenti culturali e personalit\u00e0 di primissimo piano (tra cui Stefan George, Moeller van den Bruck, Carl Schmitt, Oswald Spengler, Werner Sombart, Ernst J\u00fcnger,Thomas Mann), non ebbe mai una sistematicit\u00e0 programmatica. &nbsp; \u00a0 Eppure, quasi tutti coloro che la animarono, pur portandosi dietro il marchio di aver creato una incubatrice per\u00a0 il nazismo, riuscirono ad imporsi individualmente e a far conoscere le proprie teorie. 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