{"id":604,"date":"2018-01-18T17:01:44","date_gmt":"2018-01-18T16:01:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=604"},"modified":"2018-01-18T17:01:44","modified_gmt":"2018-01-18T16:01:44","slug":"il-fascismo-eterno-di-eco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2018\/01\/18\/il-fascismo-eterno-di-eco\/","title":{"rendered":"Il fascismo eterno di Eco"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 120px\">Dopo aver letto <em>Il fascismo eterno<\/em> (\u2018Ur-Fascismo\u2019) di Umberto Eco si riceve una doppia sberla. La prima, quasi prevedibile e attesa, riguarda il contenuto di un libricino di appena cinquanta pagine (edizioni La nave di Teseo) in cui l\u2019autore riesce a condensare, da par suo, tutte gli elementi inattendibili e poco veritieri che hanno strutturato nei decenni la retorica antifascista e anche l\u2019analisi, apparentemente pi\u00f9 asettica ma sempre partigiana, delle accademie, dei politici e dei media cosiddetti \u2018democratici\u2019. La seconda riguarda la \u2018fenomenologia\u2019 di Eco. Vien difficile, di fronte ad uno studioso la cui imponenza intellettuale \u00e8 riconosciuta internazionalmente, dover verificare quante e quali sgrammaticature di analisi politica e storiografica possano essere condensate in poche pagine visto che egli riesce nell\u2019impresa di non azzeccarne quasi nessuna; eppure infiocchetta tutto in maniera pervasiva ed ottundente.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/01\/bbbbbbbbbbbbbbbb.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-605\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/01\/bbbbbbbbbbbbbbbb-212x300.jpg\" alt=\"bbbbbbbbbbbbbbbb\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/01\/bbbbbbbbbbbbbbbb-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/01\/bbbbbbbbbbbbbbbb.jpg 514w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 90px;text-align: justify\">Andiamo per ordine, tentando di replicare alle sue tesi una ad una.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">\n<p style=\"padding-left: 90px;text-align: justify\"><strong>La genesi<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px;text-align: justify\">\u00a0Eco scrive che <em>Il fascismo eterno<\/em> fu pronunciato ad un simposio organizzato dalla Columbia University, il 25 aprile 1995, e poi pubblicato, due mesi dopo, su \u201cThe New York Review\u201d come <em>Eternal fascism<\/em>. Pensato, dunque, per un pubblico di studenti americani e pronunciato nei giorni in cui l\u2019America era scossa per l\u2019attentato di Oklahoma City. Sottolinea questa circostanza nelle prime righe, quasi a mettere le mani avanti. Il dato fattuale \u00e8 un altro, nascosto ma ben visibile a chi vuol vedere. Siamo in una fase storica (l\u2019alba della Seconda repubblica) in cui la stampa italiana cavalca l\u2019onda del pericolo nero. In quel frangente, e almeno per un ventennio pieno (e pare non sia ancora finita), il refrain \u00e8 lo stesso: stigmatizzare la destra in tutte le sue versioni e scorgere rigurgiti neofascisti. Dunque, nessuna Oklahoma che tenga. Da un fatto di cronaca si risale progressivamente fino a riconfermare l\u2019andazzo ideologico di sempre, a cui in maniera esplicita Eco non si sottrae. Se gli altri, in Italia, facevano i Girotondi, Eco scriveva e diceva le stesse cose in lezioni americane.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px;text-align: justify\">\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>L\u2019et\u00e0 precoce <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>\u00a0<\/strong>Eco nacque nel 1932. Il libro parte da un evento del 1942, quando aveva appena compiuto 10anni e le vicende che segnala, sono rispettivamente del 1943 e del 1944. Parliamo, perci\u00f2, di un ragazzino che attraversa le vicende della Storia tra i suoi dieci e dodici anni.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Ebbene, ammette di essere talmente precoce che, gi\u00e0 nel 1943, &lt;&lt;scoperse il significato della parola \u201clibert\u00e0\u201d&gt;&gt;. Gi\u00e0 potremmo fermarci e pensare che possa trattarsi di una costruzione fantasiosa a posteriori; un input ricevuto da un ragazzetto e poi sviluppato e ampliato in maniera articolata e consapevole negli anni a venire, grazie a seri studi e maturate esperienze. Invece no! Proprio Eco ci rammenta che , oltre ad essere stato bravo a scansare pallottole (qui gli possiamo credere!), pu\u00f2 ricordare a memoria, anche le poche frasi che Mimo, il capo partigiano della zona, pronunci\u00f2 dal balcone del municipio \u2018liberato\u2019, senza alcun fronzolo di retorica come era accaduto per il passato Regime. E qui, dice lui, in questo preciso istante, cap\u00ec la differenza tra il concetto di retorica e buona politica. Oltre, dunque, a prodigi di carattere mnemonico, si rivela anche una inaudita capacit\u00e0 di elaborazione culturale per un frugoletto che stava alle elementari o le aveva da poco finite. Scopr\u00ec che la &lt;&lt;Resistenza non era solo un fenomeno locale, ma europeo&gt;&gt;. E conobbe, sempre a 11anni, il significato della parola \u2018Olocausto\u2019, dopo che gli furono pure mostrate delle foto del ghetto di Varsavia (in Italia, con le SS in giro, circolavano foto del ghetto di Varsavia? E se anche fosse, le facevano vedere ai bambini?).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">E mica \u00e8 finita? Di notte, sempre all\u2019et\u00e0 di undici anni, ascoltava Radio Londra, riuscendo pure a comprendere che i messaggi fossero criptici (&lt;&lt;il sorge ancora&gt;&gt;, &lt;&lt;le rose fioriranno&gt;&gt;). Oltre a ricordarli a memoria, ne intuisce il significato allegorico. E sa che quei messaggi sono rivolti \u2018\u2019alla Franchi\u2019\u2019 che, poi, scoprir\u00e0 essere il Edgardo Sogno che descrive come il mito della sua infanzia, un punto di rifermento. Peccato, dice Eco, che dopo la guerra, Sogno si un\u00ec a gruppi di estrema destra. Peccato, ribattiamo invece noi, che Edgardo Sogno, in quanto fieramente anticomunista, subito dopo la guerra fu messo da parte e trattato come un appestato da tanti amici di Eco.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Sempre a quell\u2019et\u00e0, ricorda di essere stato mandato dalla madre, il mattino del 27 luglio del 1943, a comprare il giornale: &lt;&lt;ne comperai uno, a caso, e lessi un messaggio (\u2026) firmato da cinque o sei partiti politici, come democrazia cristiana, partito comunista, partito socialista, partito d\u2019azione, partito liberale&gt;&gt;. Anche qui \u2026li ricorda tutti, uno ad uno. E poi aggiunge: &lt;&lt;dal momento che ero un ragazzo sveglio&gt;&gt; (\u2026non avevamo dubbi), &lt;&lt;mi resi subito conto che era impossibile che tanti partiti fossero sorti da un giorno all\u2019altro. Capii cos\u00ec che esistevano gi\u00f9 come organizzazioni clandestine&gt;&gt;. Dopo \u201cla resistenza europea\u201d, il concetto di democrazia, di retorica, i messaggi criptici di Radio Londra, l\u2019Olocausto, quel ragazzino cap\u00ec che esistevano dei partiti e comprese anche l\u2019essenza nodale di altri concetti: &lt;&lt;\u2018libert\u00e0\u2019, \u2018dittatura\u2019 \u2026 in virt\u00f9 di queste parole ero rinato uomo libero occidentale&gt;&gt;. Il tutto, sempre a undici anni.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>Un copione da film<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>\u00a0<\/strong>Che in tutto questo giochi un ruolo la sua maestria da romanziere \u00e8 fuor di dubbio. Eco \u00e8 indubitabilmente uno scrittore di primissimo livello. E che, perci\u00f2, tutto sia \u2018insaporito\u2019 con ingredienti finissimi, generati dalla fascinosa e tragica ideologia che ha pervaso la repubblica italiana nel dopoguerra, \u00e8 altrettanto incontestabile. Racconta, infatti, di aver visto i primi soldati americani, ovviamente tutti afroamericani. Uno di essi, un nero di nome Joseph, gli fece conoscere Dick Tracy e Li\u2019l Abner: &lt;&lt;la mia prima immagine, dopo tanti visi pallidi in camicia nera, fu quella di un nero colto in uniforme giallo-verde&gt;&gt;. Anche qui, una casistica ricostruita ad arte dall\u2019immaginario collettivo post-bellico e che viene riproposta con una banale dicotomia tra nero, colto e buono, e bianco, imbecille e retrogrado.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Manca, tuttavia, un altro tassello di questa sceneggiatura filmica che subito Eco non tarda ad inserire. Racconta infatti di un ufficiale alleato cui le signorine italiane \u201cfacevano il filo\u201d e che gli diede il primo chewing-gum.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Qui il cerchio si chiude. A undici anni ascoltava Radio Londra, scansava proiettili, comprese l\u2019essenza stessa dei concetti di libert\u00e0, democrazia, retorica, dittatura, resistenza europea, fece la conoscenza di neri buoni e colti, e di ufficiali che regalavano chewing-gum ai bambini. Mancano le famose Jeep e la musica di sottofondo e sembra di essere al cinema.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>I fascismi<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0A pagina 18, entriamo nel cuore della esegesi. La premessa \u00e8 lapalissiana. I fascismi che dominarono l\u2019Europa prima della Seconda guerra mondiale, sarebbe difficile vederli ritornare nella stessa forma. E fin qui ci siamo e motiva tale asserzione con il fatto che il fascismo aveva un capo carismatico, fu corporativo, si fond\u00f2 sull\u2019utopia del \u2018destino fatale di Roma\u2019, sull\u2019imperialismo, sull\u2019antiparlamentarismo, eccetera. Dopo per\u00f2 aver specificato tutto questo, qualche rigo sotto, salta fuori il primo inghippo, a riprova di quanto abbiamo detto all\u2019inizio; e cio\u00e8 che queste tesi, nate nel 1995, sono figlie di una cultura militante stratificata che ebbe dei picchi di rancore se non proprio di odio con l\u2019inizio della Seconda repubblica. Ecco spiegato il suo breve rifermento ad Alleanza nazionale e alla sua uscita dal neofascismo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Nonostante ci\u00f2, scrive Eco, quei totalitarismi che dominarono l\u2019Europa prima della Seconda guerra mondiale furono definiti tutti fascismi e molto altro ancora viene definito, oggi, sotto la stessa categoria. Cita, tra gli altri, <em>Per chi suona la campana<\/em> di Hemingway (libro sulla Guerra spagnola), poi una dichiarazione di Franklin Delano Roosevelt (sett. 1944), che avrebbero utilizzato il termine \u2018fascismo\u2019 per vicende diverse quando invece avrebbero potuto impiegare, magari, termini pi\u00f9 appropriati come falangista o nazista o altro ancora. E invece non lo hanno fatto, perch\u00e9 siamo arrivati al punto che, per esempio, anche una espressione come <em>Fascist pig<\/em> (\u2018Porco fascista\u2019) possa venir usata dai radicali americani contro i poliziotti, al posto di \u2018Porco cagoulard\u2019, \u2018Porco falangista\u2019, \u2018Porco ustascia\u2019, \u2018Porco Quisling\u2019, in quanto il fascismo come categoria sembra accogliere in se un po\u2019 di tutto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">In effetti, Il termine \u00e8 diventato metafora di tutti i mali. Ci\u00f2 accade non per ragioni oggettive ma per questioni ideologiche (i comunisti in questo modo potevano dimostrare che c\u2019era sempre un pericolo da combattere) e per questioni tattiche legate alle dinamiche della Guerra Fredda prima, e poi alla imposizione di un modello liberal-capitalistico che ha avuto (ed ha) necessit\u00e0 di individuare un nemico radicale che per\u00f2 non c\u2019\u00e8. E quindi quale migliore definizione, dopo la fine del comunismo, per sintetizzare tutti i mali?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Quando Eco per avvalorare la sua tesi afferma che gli Ustascia, i falangisti e altri movimenti o partiti non hanno subito la stessa sorte perch\u00e9 \u00e8 il fascismo ad incarnare tutti i mali, sbaglia perch\u00e9 la spiegazione storica \u00e8 molto pi\u00f9 banale. Quelli restarono chiusi nei loro confini nazionali. Il fascismo, in maniera improvvida e improvvisata, si schier\u00f2 contemporaneamente contro le liberaldemocrazie e contro il comunismo. Fece la guerra al mondo e divent\u00f2 nemico del mondo. Della riproposizione semantica in ogni salsa, abbiamo gi\u00e0 detto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Il comunismo, uscito vincitore dalla guerra mondiale poteva permettersi il lusso di puntare il dito su altri regimi e, di volta in volta, attivare l\u2019allarme fascista (corroborato anche dai numerosi e imponenti partiti comunisti presenti sul suolo occidentale). Da l\u00ec a confondere il termine \u2018fascista\u2019, facendolo da aggettivo a sostantivo e viceversa, il passo \u00e8 stato breve.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>La natura del fascismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0Eco ha ragione quando afferma che il fascismo non fu totalitario. La sua coesistenza con la Monarchia e con la Chiesa ne \u00e8 testimonianza. Sorprendente \u00e8 invece che, poche righe dopo, lo definisce \u2018totalitarismo fuzzy\u2019, cio\u00e8 sfumato. Il totalitarismo o \u00e8 tale, quindi totalizzante, o non \u00e8. Delle due l\u2019una, altre ipotesi non esistono. Quindi \u00e8 o non \u00e8 totalitario?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Afferma, inoltre, che il fascismo non avesse una filosofia e che Giovanni Gentile, oltre all\u2019articolo firmato per Mussolini per l\u2019Enciclopedia Treccani, non impose un modello culturale compiuto. E\u2019 parzialmente vero. Il fascismo sotto il profilo delle caratteristiche culturali fu molte cose, ma alcune sono indiscusse e ben strutturate. E invece Eco ne fa discendere un penoso e piramidale guazzabuglio in cui si arriva a dire che la cultura fascista si sostanziava grazie ad una sorta di imbelli funzionari di partiti, ovviamente analfabeti, con qualche singola eccezione che confermava la regola, come &lt;&lt;quel Bottai, colto e ragionevolmente tollerante&gt;&gt;, oppure architetti con &lt;&lt;pseudo-colossei&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Guazzabuglio che smentisce indirettamente poche righe dopo, senza neanche accorgersene. Quando infatti parla degli intellettuali del futuro partito comunista, quelli educati dal GUF (l\u2019associazione degli universitari fascisti), fa trasparire una ammirazione per la loro solida struttura culturale e il loro acume. E ammette che furono nascosti per decenni in questo &lt;&lt;calderone della nuova cultura fascista&gt;&gt; senza essere scoperti, non perch\u00e9 vi fossero fascisti &lt;&lt;tolleranti, quanto perch\u00e9 pochi di loro possedevano gli strumenti intellettuali per controllarli&gt;&gt;. In parole povere: i fascisti erano tutti ignoranti; quelli che non lo erano diventarono comunisti subito dopo. Sotto il fascismo, l\u2019ignoranza dilagante dei quadri dirigenti permetteva ai pi\u00f9 colti e preparati di sottrarsi alla vista e \u2018imboscare\u2019 scritti e pubblicazioni oltre che se stessi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Anche qui, Eco nega la realt\u00e0. La quasi totalit\u00e0 di questi intellettuali stettero in disparte non perch\u00e9 in attesa del momento propizio (solo in parte fu cos\u00ec) ma in quanto fascisti che si costruirono una nuova verginit\u00e0 dopo la guerra. Ci sono decine e decine di nomi che evitiamo di citare perch\u00e9 oramai sono arcinoti al grande pubblico e che sono diventati personaggi altisonanti della cultura democratico-repubblicana. Erano fieramente fascisti. Diventarono fieramente \u2018altro\u2019.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>Gli archetipi dell\u2019UR-Fascismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0I fascismi sarebbero tanti come i suoi archetipi. &lt;&lt;Aggiungete&gt;&gt;, dice Eco, &lt;&lt;al fascismo italiano un anticapitalismo radicale e avrete Ezra Pound; aggiungete la mitologia nordica e il misticismo del Graal e avrete Julius Evola&gt;&gt;. Basta che una di essi si presenti per far &lt;&lt;coagulare una nebulosa fascista&gt;&gt;. Niente di pi\u00f9 falso. Evola, Pound e molti altri sono diventati pilastri della cultura anticonformista dopo la guerra ma sotto il fascismo non erano tra le prime fila. I riferimenti che oggi vengono spesso rivolti a questi intellettuali sono sempre di carattere culturale. In nessuna parte del mondo si segnala la nascita di un regime fondato su una fantomatica ideologia evoliana, sull\u2019anticapitalismo poundiano, eccetera.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>Il fascismo \u2018intorno a noi\u2019<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0L\u2019Ur-Fascismo (dice sempre Eco) \u00e8 ancora intorno a noi. Pu\u00f2 tornare sotto le spoglie pi\u00f9 innocenti attingendo anche solo un paio delle tesi e dei valori di riferimento utilizzati dal Ventennio. Solo un paio tra il <em>culto della tradizione<\/em>,il <em>rifiuto del modernismo<\/em>, <em>l\u2019azione per l\u2019azione<\/em> , la <em>paura della differenza<\/em>, l\u2019<em>appello alle classi medie frustate <\/em>(anche Obama, e prima ancora Clinton furono dunque fascisti?), l\u2019<em>ossessione del complotto<\/em> (anche i Cinquestelle sarebbero fascisti?), <em>la vita come guerra permanente e come conquista del mondo<\/em> (ma Eco, qualche rigo prima, non aveva detto che il fascismo si caratterizza per l\u2019esacerbato nazionalismo?), il <em>disprezzo per i deboli<\/em>, il <em>machismo<\/em>, il <em>populismo che va da Piazza Venezia alla Tv o internet<\/em>, parla <em>la neolingua<\/em> <em>inventata da Orwell<\/em> (ma <em>1984<\/em> o <em>La Fattoria degli animali<\/em> non vanno legati innanzitutto al comunismo?) basterebbero a far dare la patente di fascismo ad un qualsiasi regime dei giorni nostri.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">In conclusione, tutto e il contrario di tutto. Messa in questo modo, quasi tutte le forze politiche possono essere tacciate di fascismo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\n<p style=\"padding-left: 90px\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dopo aver letto Il fascismo eterno (\u2018Ur-Fascismo\u2019) di Umberto Eco si riceve una doppia sberla. La prima, quasi prevedibile e attesa, riguarda il contenuto di un libricino di appena cinquanta pagine (edizioni La nave di Teseo) in cui l\u2019autore riesce a condensare, da par suo, tutte gli elementi inattendibili e poco veritieri che hanno strutturato nei decenni la retorica antifascista e anche l\u2019analisi, apparentemente pi\u00f9 asettica ma sempre partigiana, delle accademie, dei politici e dei media cosiddetti \u2018democratici\u2019. La seconda riguarda la \u2018fenomenologia\u2019 di Eco. 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