{"id":623,"date":"2018-02-02T11:28:59","date_gmt":"2018-02-02T10:28:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=623"},"modified":"2018-02-02T14:02:30","modified_gmt":"2018-02-02T13:02:30","slug":"623","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2018\/02\/02\/623\/","title":{"rendered":"Lo strabismo delle femministe"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">Pi\u00f9 di 120 tra attrici, registe, produttrici e donne che lavorano nello spettacolo, hanno sottoscritto un Manifesto (<em>Dissenso comune<\/em>) prendendo spunto dal caso Weinstein e dalle vicende successive, nel quale hanno allargato il campo delle denunce \u00abnon solo contro un singolo molestatore, ma contro l\u2019intero sistema\u00bb e contro la \u00abla sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere\u00bb che tocca \u00abla segretaria, l\u2019operaia, l\u2019immigrata, la studentessa&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">Una campagna dai forti contenuti etici che sbatte contro una realt\u00e0, come sempre, ben pi\u00f9 complessa ma rivela il fatto che si tenti di riprodurre vecchi stilemi con la sovrastante figura di un maschio con perenni istinti bestiali e che, sostenuto dalla sua posizione sociale, pronto a precipitare nella molestia insidiosa e nauseabonda verso l\u2019altro sesso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">Tralascio il fatto, nemmeno secondario, che ad animare siffatti manifesti sia sempre la solita compagnia di giro (i famosi \u2018firmaioli\u2019 di cui parlava Montanelli). Sinistrorse molto radical, sempre su posizioni \u2018avanzate\u2019 (cos\u00ec le chiamano!) sui diritti civili, pronte a scendere in piazza contro il Drago di Arcore, il fascismo prossimo venturo, a favore dell&#8217;accoglienza indiscriminata degli immigrati e cose di questo genere, ma stranamente silenziose quando ad occupare i ministeri, in specie quello Cultura che finanzia i loro film che nessuno vede, o le poltrone di Primo cittadino delle grandi citt\u00e0 dove si organizzano Festival del Cinema, sono quei mediocri degli \u2018amici\u2019 o degli \u2018amici degli amici\u2019.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/02\/attrici.jpg_2014745315.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-624\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/02\/attrici.jpg_2014745315-300x202.jpg\" alt=\"attrici.jpg_2014745315\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/02\/attrici.jpg_2014745315-300x202.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/02\/attrici.jpg_2014745315.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">Ma queste sono, appunto, considerazioni di ordine secondario.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">Ci\u00f2 che non torna \u00e8 l\u2019intruppamento totalizzante e monolitico delle nostre artigiane dello spettacolo (\u2026ma lo stesso discorso vale gli uomini). Quando si intestano una battaglia, diventa di per s\u00e9 giusta e condivisa dalla totalit\u00e0 delle colleghe. In ogni altro campo umano, il meno che accade, \u00e8 che i fronti si dividano in due, con una fazione pronta a sostenere delle tesi e l\u2019altra ben salda nello smontarle. In questo caso, la posizione prona verso l\u2019idea della maggioranza diventa invece usuale e non c\u2019\u00e8 mai nessun fronte consistente e visibile che si azzardi ad andar fuori dal coro.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">I motivi sono noti e fin troppo umani. Il grande carrozzone progressista che governa culturalmente il mondo dello spettacolo da mezzo secolo non ammette deroghe e \u2018nemici interni\u2019, e quindi meglio far parte di questo gruppone sostenuto dai soliti giornali e da gran parte dei media, che staccarsi come anarchici guastatori. Se poi a far parte di quest\u2019ultimi si palesano personaggi come Asia Argento, tale anarchia non pu\u00f2 che connotarsi di una tale impalpabilit\u00e0 e disordine tematico, da marchiare questo misero e infinitesimale fronte avverso con la lettera scarlatta dello sconfitto e del reietto. Quando, infatti, contro simili \u2018firmaioli\u2019 si schierano personaggi simili la battaglia \u00e8 persa in partenza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">C\u2019\u00e8 poi la tempistica che non torna. Ad alzare la voce sono anche ultracinquantenni che hanno passato la vita in quello che dovrebbe essere, a ben interpretare le loro preoccupate interviste e dichiarazioni, uno squallido e coatto meretricio fatto di soprusi e violenze sottaciute.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">Epper\u00f2, domandine semplici semplici vengono spontanee: non si sono davvero mai accorte di nulla? E allora, se non se ne sono accorte, si tratterebbe di un fenomeno circoscritto con violenze limitate, pur sempre ignobili e squallide, ma dunque non \u2018\u2019di sistema\u2019\u2019? E se non era cos\u00ec, ma era generalizzato, e loro conoscevano questo fetido andazzo, perch\u00e9 sono state zitte? E ora perch\u00e9 non fanno i nomi? E, infine, visto che queste domande rimarranno inevase perch\u00e9 dovremmo credere alla bont\u00e0 della loro battaglia?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pi\u00f9 di 120 tra attrici, registe, produttrici e donne che lavorano nello spettacolo, hanno sottoscritto un Manifesto (Dissenso comune) prendendo spunto dal caso Weinstein e dalle vicende successive, nel quale hanno allargato il campo delle denunce \u00abnon solo contro un singolo molestatore, ma contro l\u2019intero sistema\u00bb e contro la \u00abla sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. 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