{"id":762,"date":"2018-05-17T09:29:52","date_gmt":"2018-05-17T07:29:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=762"},"modified":"2018-05-17T16:50:08","modified_gmt":"2018-05-17T14:50:08","slug":"il-liberismo-ci-seppellira-torniamo-a-keynes-intervista-ad-ilaria-bifarini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2018\/05\/17\/il-liberismo-ci-seppellira-torniamo-a-keynes-intervista-ad-ilaria-bifarini\/","title":{"rendered":"\u00abIl liberismo ci seppellir\u00e0, torniamo a Keynes\u00bb. Intervista ad Ilaria Bifarini"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 90px\">Il suo \u2018profilo\u2019 pubblico, e quindi la pagina \u2018internettiana\u2019 dal titolo <em>Blog di una bocconiana redenta<\/em>, la descrive in maniera perentoria e senza alcuna possibilit\u00e0 di mediazione. Eppure, Ilaria Bifarini aveva costruito negli anni un esemplare Curriculum Vitae da economista preparata e pronta a maturare importanti esperienze professionali, cos\u00ec come realmente ha fatto, sia nel pubblico che nel privato. Licenza liceale classica, laurea col massimo dei voti in Economia alla Bocconi, perfezionamento alla Scuola Italiana per le Organizzazioni Internazionali di Roma e al Corso di Liberalismo presso l\u2019Istituto \u201cLuigi Einaudi\u201d (sempre di Roma), si \u00e8 infine progressivamente discostata dal suo &#8216;milieu culturale&#8217; tanto da diventare tra le pi\u00f9 feroci critiche del liberismo e delle politiche economiche ad esso correlato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Il suo primo libro <em>Neoliberismo e manipolazione di massa<\/em> (2017) ha avuto un notevole successo ed ora pubblica <em>I coloni dell\u2019austerity. Africa, neoliberalismo e migrazioni di massa<\/em> (Youcanprint, p.200) che allarga su un fronte anche sociologico e culturale la critica al modello attuale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/05\/i-coloni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-763\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/05\/i-coloni-300x254.jpg\" alt=\"i coloni\" width=\"300\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/05\/i-coloni-300x254.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/05\/i-coloni-1024x867.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/05\/i-coloni.jpg 1029w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>Lei scrive: \u00abLe misure imposte dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale ai paesi del Terzo Mondo sono le stesse oggi riproposte agli Stati dell\u2019Unione Europea\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Esattamente. A seguito della crisi del debito del Terzo Mondo (1982) questi Paesi hanno subito un processo inarrestabile di rimozione dei dazi commerciali, liberalizzazioni, accordi di libero scambio, privatizzazioni e misure di riduzione della spesa pubblica destinata ai gi\u00e0 carenti servizi locali. Con decenni di anticipo, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale attraverso i cosiddetti \u00abPiani di aggiustamento strutturale\u00bb hanno attuato in Africa ci\u00f2 che la Troika ha realizzato in Grecia. Gli effetti disastrosi sono sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0<strong>Prima ancora delle questioni prettamente economiche mette, per\u00f2, in primo piano le conseguenze e le relazioni tra immigrazione e demografia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00c8 stato previsto che entro il 2050 la popolazione africana raddoppier\u00e0, passando da 1,2 a 2,5 miliardi di abitanti. Nel Continente Nero non si \u00e8 riusciti a realizzare quel processo di transizione demografica in grado di traghettare paesi poveri verso uno stadio di sviluppo. L\u2019Africa, al contrario, si trova invischiata nella cosiddetta \u00abtrappola maltusiana\u00bb, un circolo vizioso di esplosione demografica e povert\u00e0 endemica causato da politiche economiche inadeguate e fallimentari. Per tentare di uscirne si fa ricorso all\u2019emigrazione che, al contrario, non fa altro che aggravare la situazione economica dei paesi di origine, privati cos\u00ec della forza lavoro pi\u00f9 giovane e intraprendente.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>Lei collega tutto ci\u00f2 facendo un lungo viaggio dal colonialismo classico fino alle sue nuove forme. Da ci\u00f2 che scrive paiono mutate le forme mentre permangono immutate le strategie di fondo di una certa ossessione imperialistica.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Il nuovo colonialismo rispecchia l\u2019essenza del modello neoliberista universale. Non sono pi\u00f9 gli Stati in quanto tali a esercitare il loro dominio, bens\u00ec gli interessi delle multinazionali e della finanza internazionale che specula e si arricchisce sul rimborso del debito, cos\u00ec come da noi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\"><strong>Ecco perch\u00e9 parla di \u00abfinanziarizzazione della disperazione\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Proprio cos\u00ec. Esistono organizzazioni non governative specializzate nel \u00abprestito\u00bb all\u2019emigrazione, indicata e propagandata come modello di crescita per i paesi del Terzo Mondo. Vengono concessi prestiti alle famiglie per far emigrare i propri figli, che a loro volta dovranno poi inviare a casa denaro per rimborsare il debito. Inoltre, esiste un fiorente business dietro tali trasferimenti di denaro (le cosiddette rimesse economiche) cui vengono applicate provvigioni molto elevate dalle societ\u00e0 operanti nel settore. Un business assai fiorente che specula sulla miseria umana.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0<strong>E cos\u00ec scopriamo che l\u2019austerity, termine tanto inviso ai popoli mediterranei (Grecia, Spagna e Italia su tutti), \u00e8 concetto che oramai appartiene anche alle logiche di politica economica del continente africano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0S\u00ec, studi autorevoli fanno risalire l\u2019origine delle politiche neoliberiste, e dunque delle correlate misure di austerity, proprio all\u2019Africa post coloniale. \u00c8 impressionante come proprio quei paesi in cui i piani di riduzione del debito hanno avuto maggior successo sono quelli di principale emigrazione. Un esempio \u00e8 la Nigeria, paese di provenienza di gran parte degli immigrati che sbarcano nelle nostre coste: qui il debito pubblico \u00e8 stato abbattuto fino all\u2019attuale 15%, valore tra i pi\u00f9 bassi al mondo. Situazione analoga per Eritrea, Gambia, Costa d\u2019Avorio e altri.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0<strong>Oltre alla corruzione, ad evidenti interessi geopolitici di non poche potenze internazionali, ci spiega quali sono stati gli errori fondamentali e quelli che ancora si continuano a commettere?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">In realt\u00e0, la corruzione rappresenta una conseguenza piuttosto che una causa della situazione africana. I dittatori e le \u00e9lite locali non sono altro che rappresentanti e garanti degli interessi economici e finanziari transnazionali. La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale utilizzano la questione della corruzione per giustificare I fallimenti delle politiche economiche da essi imposte. Ma \u00e8 proprio la loro ingerenza e l\u2019applicazione di un modello economico inadeguato che ha impedito e represso ogni possibilit\u00e0 di sviluppo dell\u2019economia e dell\u2019industria locale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0<strong>Ad un certo punto cita la storia di Thomas Sankara.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Thomas Sankara \u00e8 uno dei personaggi pi\u00f9 importanti della storia dell\u2019Africa. Con straordinaria lucidit\u00e0 e lungimiranza, pi\u00f9 di 30 anni fa, aveva smascherato il piano egemonico messo in atto dai poteri finanziari internazionali attraverso lo strumento del debito, lo stesso che oggi opera in Europa e di cui l\u2019Italia \u00e8 vittima. Ebbe il coraggio di denunciarlo apertamente durante l\u2019assemblea dell\u2019Unione Africana in un discorso memorabile e impressionante per la sua attualit\u00e0. Pag\u00f2 il suo coraggio con la vita: venne assassinato da quello che sar\u00e0 il suo successore, appoggiato dalle potenze internazionali. Dopo la sua morte, il Burkina Faso, che durante la presidenza di Sankara aveva avviato un percorso di sviluppo dell\u2019economia locale e di miglioramento dei servizi nazionali, seguir\u00e0 fedelmente il tracciato neoliberista imposto. A oggi \u00e8 uno dei paesi pi\u00f9 poveri al mondo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0<strong>La sua ricetta sembra essere quella che riportata in uno degli ultimi paragrafi: \u00abPi\u00f9 Stato per garantire il Mercato!\u00bb. Un ritorno al passato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">S\u00ec, un passato ancora recente, quello del \u201cTrentennio glorioso\u201d che, attraverso l\u2019applicazione di politiche keynesiane, ha consentito all\u2019Occidente e persino al Terzo Mondo uno dei periodi pi\u00f9 floridi della storia moderna. La stigmatizzazione neoliberista dello Stato come fonte di tutte le inefficienze in nome della deificazione del mercato non trova alcun fondamento scientifico n\u00e9 empirico. \u00c8 infatti provata l\u2019esistenza di una correlazione positiva tra l\u2019esposizione al commercio estero di una nazione e la dimensione del suo settore pubblico. Affinch\u00e9 il libero mercato possa funzionare \u00e8 fondamentale che lo Stato svolga il suo ruolo di tutela dei cittadini pi\u00f9 svantaggiati e di redistribuzione della ricchezza per contenere la disuguaglianza, principale fonte di corruzione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">\u00a0<strong>Ritiene le ricette sovraniste, seppur variegate e diverse (Trump, Putin, Le Pen, Salvini), una risposta credibile e soprattutto concreta?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px\">Molte di queste ricette vanno nella direzione giusta. L\u2019attuale modello dell\u2019Unione Europea \u00e8 quello neoliberista collaudato nei paesi del Terzo Mondo e le sue politiche di \u00abausterity\u00bb, attraverso privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica che impoveriscono i cittadini e li privano dello Stato sociale. Lo stesso Fondo Monetario ha affermato in un suo studio interno che le misure di consolidamento del debito (\u00abausterity\u00bb) provocano un aumento del livello di disoccupazione e del tasso di disuguaglianza tra la popolazione. \u00c8 dunque necessaria e improrogabile un\u2019inversione di rotta. Come insegna il caso africano, la tutela della sovranit\u00e0 e della democrazia degli Stati sono una condizione indispensabile per avviare un nuovo percorso, capace di riportarci alla crescita e al benessere su scala nazionale e mondiale. Occorre per\u00f2 tener conto dei cambiamenti economici e sociali avvenuti rispetto al passato e avere chiaro un modello di sviluppo alternativo a quello fallimentare e ormai arrugginito del neoliberismo. Proporre soluzioni vecchie a scenari nuovi \u00e8 sempre sbagliato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il suo \u2018profilo\u2019 pubblico, e quindi la pagina \u2018internettiana\u2019 dal titolo Blog di una bocconiana redenta, la descrive in maniera perentoria e senza alcuna possibilit\u00e0 di mediazione. Eppure, Ilaria Bifarini aveva costruito negli anni un esemplare Curriculum Vitae da economista preparata e pronta a maturare importanti esperienze professionali, cos\u00ec come realmente ha fatto, sia nel pubblico che nel privato. Licenza liceale classica, laurea col massimo dei voti in Economia alla Bocconi, perfezionamento alla Scuola Italiana per le Organizzazioni Internazionali di Roma e al Corso di Liberalismo presso l\u2019Istituto \u201cLuigi Einaudi\u201d (sempre di Roma), si \u00e8 infine progressivamente discostata dal suo [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2018\/05\/17\/il-liberismo-ci-seppellira-torniamo-a-keynes-intervista-ad-ilaria-bifarini\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1086,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[47],"tags":[26181,18736,319857,262765,17118],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/762"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=762"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/762\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":765,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/762\/revisions\/765"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}