{"id":808,"date":"2018-07-13T08:34:04","date_gmt":"2018-07-13T06:34:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=808"},"modified":"2018-07-13T08:43:56","modified_gmt":"2018-07-13T06:43:56","slug":"omaggio-a-bergman-a-100-anni-dalla-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2018\/07\/13\/omaggio-a-bergman-a-100-anni-dalla-morte\/","title":{"rendered":"Omaggio a Bergman, a 100 anni dalla nascita"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 150px\">\u00a0<em>Il posto delle fragole e del tempo perduto<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\"><em>Il posto delle fragole <\/em>\u00e8 anch\u2019esso il racconto di un viaggio fisico, ma in macchina. Il vecchio professore Isak Borg (stesse iniziali di Ingmar Bergman, anche se il regista parler\u00e0 di coincidenza) dovr\u00e0 recarsi a Lund per festeggiare il giubileo professionale. E dunque, parte da Stoccolma, in compagnia della nuora Marianne.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Egoista, rigido nelle convinzioni e arido nelle relazioni affronta un itinerario che diventer\u00e0 ben presto un pellegrinaggio verso i luoghi della memoria personale; per riscoprirli e, se possibile, impadronirsene, dopo averli apparentemente cancellati per l\u2019intera vita. Se il cavaliere de <em>Il settimo sigillo <\/em>guarda al futuro, il vecchio Isak scruta dentro di s\u00e9 e volge lo sguardo al passato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/Ingmar-Bergman-bild-main3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-809\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/Ingmar-Bergman-bild-main3-300x176.jpg\" alt=\"Ingmar-Bergman-bild-main3\" width=\"300\" height=\"176\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/Ingmar-Bergman-bild-main3-300x176.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/Ingmar-Bergman-bild-main3-1024x601.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">La vicenda prende il via con un incubo. Scaraventato in una citt\u00e0 anonima, sperimenta non solo la paura della morte ma anche uno spazio senza tempo richiamato dagli orologi senza lancette, quello nel suo taschino e quello in strada. Elementi che fissano l\u2019istantaneit\u00e0 dell\u2019eterno quasi con un taglio da pittura surrealista. Ed ecco perch\u00e9 sceglie come mezzo di locomozione per quel viaggio la macchina e non l\u2019aereo (\u00abIn un viaggio in auto tra Stoccolma e Lund l\u2019anziano professore Isak Borg riconsidera la sua vita. Chi pu\u00f2 dimenticare tali immagini?\u00bb dir\u00e0 Woody Allen). Nell\u2019incubo vaga \u00abtra strade deserte e case in rovina\u00bb e assiste a uno strano corteo funebre senza nessuno. Dal carro si stacca una ruota e dal lato poste\u00adriore cade una bara che all\u2019impatto col terreno si apre. Borg si avvicina e in quel cadavere che lo tira a s\u00e9 riconosce la sua figura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Alla nuora Marianne racconta di questo strano sogno che intuisce essere lo stilema di un malinconico viaggio di vita: \u00ab\u00e8 come se volessi dire a me stesso qualcosa che non voglio ascoltare da sveglio (\u2026) che sono morto pur essendo vivo\u00bb. Cognizione assoluta tra ci\u00f2 che sarebbe potuto essere e non \u00e8 stato; un giardino, o per meglio dire, una fitta selva di rimpianti e occasioni perdute con qualche gradevole ricordo ma che nell\u2019insieme non gli fanno pi\u00f9 percepire la frattura tra reale e immaginario. Perch\u00e9 il tutto \u00e8 segnato dai continui salti tra la verit\u00e0 di quel giorno e le immagini oniriche; gli episodi tristi che affollano il viaggio in macchina e quelli riassorbiti nel sogno. Un rimbalzare continuo tra la realt\u00e0, frutto di fantasia e lo spaesamento dell\u2019esistenza concreta che nel sogno lo porta a rivivere in maniera mortificante l\u2019esame di Stato, da esaminando e non da esaminatore. Una vicenda lancinante. Verr\u00e0 infatti definito \u2018incompetente\u2019 dall\u2019esaminatore il quale focalizzer\u00e0 il suo <em>j\u2019accuse <\/em>sull\u2019inadeguatezza di Borg a custodire e curare le relazioni umane: \u00abLei \u00e8 accusato di altri errori, piccoli ma non per questo meno gravi: indifferenza, egoismo, incomprensione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Una sola giornata, dalla mattina alla sera, \u00e8 pi\u00f9 che suf\u00adficiente per scandire le tappe rivelatrici del silenzio di Dio e di una spiritualit\u00e0 assente eppur ricercata. Ma anche della incomunicabilit\u00e0 tra persone, con la persistente asprezza del vecchio Borg nei confronti degli altri di cui, per\u00f2, prende progressivamente consapevolezza. Nella prima scena, chino sulla scrivania, si sente la sua voce fuori campo che apre il film in questo modo: \u00abI nostri rapporti con il prossimo si limitano per la maggior parte al pettegolezzo e a una sterile critica del suo comportamento. Questa constatazione mi ha lentamente portato ad allontanarmi dalla cosiddetta vita sociale e mondana. Le mie giornate trascorrono in solitudine e senza troppe emozioni\u00bb. Concetti asciutti, forse perentori, di sicuro laconici ma pi\u00f9 potenti del semplice <em>esergo <\/em>usato spesso all\u2019inizio dei libri; perch\u00e9 qui c\u2019\u00e8 qualcosa in pi\u00f9. C\u2019\u00e8 lo svelamento di una maschera sociale e forse anche di un comodo rifugio lontano dalle complicate vicende dell\u2019esistenza umana.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Percezione segnalata con cinica severit\u00e0 anche da Marianne che, grazie al viaggio, trova finalmente l\u2019occasione per rimproverargli quella asprezza nelle relazioni che \u00e8 anche causa di litigi con un marito che tanto rassomiglia al padre: \u00abLei non \u00e8 altro che un vecchio egoista. Non ha riguardo per nessuno e in vita sua non ha ascoltato che se stesso. Si cela dietro una maschera, un paravento di bonariet\u00e0 e di modi molto raffinati, ma \u00e8 solo un perfetto egoista. Anche se tutti la definiscono \u2018l\u2019amico dell\u2019umanit\u00e0\u2019, noi che la conosciamo da vicino sappia\u00admo chi \u00e8, e non ci pu\u00f2 ingannare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Uno svelamento doloroso ma franco che quasi non sorprende il vecchio Borg. Ognuno di noi, nella profondit\u00e0 della propria coscienza, ha nozione del carattere mistificatorio delle maschere quotidianamente indossate. E Borg non dissimula. Cos\u00ec come non dissimula Bergman che, a differenza di altri suoi film, non si abbandona a mille allegorie. Gli snodi cruciali sono pochi, evidenti e tutti decrittabili intorno alla potenza delle immagini e al significato di quel <em>posto delle fragole <\/em>che non \u00e8 solo una sosta, una deviazione dal percorso originario. Perch\u00e9 quando il professore decide di ritornare nei luoghi dell\u2019infanzia, sa che sta per scoperchiare l\u2019involucro che teneva sigillato l\u2019abisso. Consapevole di rimuovere quella coltre di cinismo, grazie alla quale aveva furbescamente occultato per un\u2019intera esistenza emozioni, sentimenti, dispiaceri, gioie; ma in quell\u2019atto, oltre all\u2019azzardo, c\u2019\u00e8 anche la malcelata convin\u00adzione di una flebile redenzione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Il vecchio posto delle fragole selvatiche non \u00e8 solo il luogo in cui insieme alla cugina Sara, ai nove fratelli e ai genitori aveva villeggiato fino ai vent\u2019anni. Non \u00e8 solo il giardino dell\u2019infanzia e dei profumi perduti. Attraverso le increspature squarciate dal personale ricordo di quel luogo verranno fuori anche le incrinature di una societ\u00e0 svedese che, in quel perio\u00addo, iniziava a tendere la mano alla modernit\u00e0; a guardare con favore all\u2019individualismo come configurazione esasperata del successo personale e professionale, e perci\u00f2 sempre pi\u00f9 refrattaria alle complesse problematiche interne alla famiglia tradizionale, e a distaccarsi da una religiosit\u00e0 che oramai si andava gi\u00e0 sfibrando.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Quest\u2019ultimo tema, ricorrente nella poetica di Bergman, sintetizzabile anche nei pochi attimi di dialogo che intessono i tre giovani caricati in macchina lungo il tragitto: l\u2019ateo Viktor, studente di medicina, Anders, studente di teologia e Sara, fidanzata di quest\u2019ultimo e nelle fattezze del tutto simile a quella cugina di cui durante l\u2019infanzia si era innamorato il professore. In poche battute riescono ad esplorare tutto l\u2019itinerario di una religiosit\u00e0 sempre conflittuale ma che Bergman, pur identificandole in coordinate troppo sommarie, non le banalizza. Il tema della <em>morte di Dio <\/em>\u00e8 ricorrente e perci\u00f2 di questo dialogo ne riportiamo qualche breve cenno.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">La ragazza, rivolta al professore, dice: \u00abAnders diventer\u00e0 pastore, e Viktor medico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Viktor: \u00abnon posso capire come un uomo moderno possa fare il pastore. Anders non \u00e8 un perfetto idiota\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Anders: \u00abLascia che ti dica che il tuo razionalismo \u00e8 una incomprensibile insulsaggine. E neanche tu sei un idiota\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Viktor: \u00abSecondo me, l\u2019uomo moderno guarda in faccia la propria insignificanza, e crede in se stesso e sulla propria morte biologica. Tutto il resto \u00e8 privo di senso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Anders: \u00abE secondo me l\u2019uomo moderno esiste solo nella tua fantasia. Perch\u00e9 l\u2019uomo guarda alla propria morte con orrore, e non pu\u00f2 rassegnarsi alla sua insignificanza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Viktor: \u00abLa religione \u00e8 come l\u2019oppio per i malati\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Gi\u00e0, perch\u00e9 per molti, <em>Il posto delle fragole <\/em>\u00e8 il capolavoro autobiografico di Bergman che lo gira quando non ha ancora compiuto quarant\u2019anni ma continua a lacerarsi nei personali dilemmi, in special modo religiosi. E forse lo \u00e8 perch\u00e9 riesce in maniera sublime a mediare tra le aspirazioni del regista che non di rado dissemina e infittisce lungo il percorso dei suoi film simbolismi e allegorie e la pretesa del pubblico di non perdersi in mille rivoli e avere, al contrario, ben chiari gli indirizzi interpretativi. Autobiografico anche perch\u00e9 la maschera piran\u00addelliana utilizzata dal professore Borg sembra la stessa adottata a forza dal piccolo Bergman che, figlio di un pastore luterano, visse gli anni dell\u2019infanzia con malcelata inquietudine<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">C\u2019\u00e8 poco altro da aggiungere alle sequenze che si susse\u00adguono con coerenza narrativa seppur nel rimbalzo continuo tra realt\u00e0 concreta e onirica. Per dare sollievo alla sofferenza e ai tormenti l\u2019umanit\u00e0 dovrebbe dimensionarsi nella cura delle relazioni. Non c\u2019\u00e8 altro da fare. Rintracciarle in quel boschetto che circonda la vecchia dimora di famiglia, elementare allegoria della giovent\u00f9 e della primavera passata, e poi mai pi\u00f9 ab\u00adbandonarle. \u00c8 l\u00ec la verit\u00e0 della vita. A ricordaglielo \u00e8 il nuovo incubo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">La cugina Sara, in un impossibile salto temporale (lei giovane, lui vecchio), gli mostra uno specchio e lo invita a guardare nell\u2019abisso della coscienza: \u00abTi sei guardato nello specchio Isak. Lo hai mai fatto? (..). Come professore dovresti saper individuare le cause del dolore. Ma non ci riesci perch\u00e9 sebbene tu conosca tante cose, in realt\u00e0, non sai niente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Il professore afflitto non pu\u00f2 che ricavarne ulteriore tristezza. Quando di sera far\u00e0 ritorno a casa, la catarsi pare compiuta. Spogliatosi di ogni mendace sovrastruttura, compie il suo percorso intimo. Sembra quasi lasciare da parte la malinconia, compagna costante della sua esistenza, per far posto a un sentimento nuovo e a un\u2019impercettibile speranza. Ma \u00e8 una conciliazione con la vita avvertita pi\u00f9 dallo spettatore che mostrata nei volti dagli attori. In questo caso Borg non deve scappare da tutto come Alexander Supertramp in <em>Into the wild <\/em>ma guardare indietro nel fondo oscuro del suo passato; perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec la risposta all\u2019inquietudine. Il cinico Borg (come suo figlio Evald) viene salvato solo dalla speranza, dalla comprensione e dalla disponibilit\u00e0 verso gli altri. Non deve pi\u00f9 fuggire da se stesso. Lo spaesamento \u00e8 superato dall\u2019amore, dalle relazioni familiari; insomma, dai pi\u00f9 nobili sentimenti umani. La malinconia struggente e l\u2019incursione nella faticosa opacit\u00e0 di una realt\u00e0 svelata dal sogno possono diventare catarsi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Nel finale il professore sembra trasformato e il suo sorriso, seppur accennato, \u00e8 liberatorio; segnale di chi si \u00e8 riappacificato col mondo intero. A casa, nel letto, \u00e8 forse un\u2019altra persona: \u00abquando durante la giornata sono stato preoccupato o triste, per calmarmi di solito cerco di pensare ai periodi felici dell\u2019infanzia. E cos\u00ec feci anche quella sera\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Fa intendere che sta per lasciare la terra. La sua immaginazione gli fa rivedere l\u2019altra parte del fiordo dove sono i genitori che lo salutano, quasi un invito a raggiungerli. Ma ora pu\u00f2 finalmente guardare in faccia la morte da una prospettiva diversa: circostanza che non capiter\u00e0 pi\u00f9 nei film successivi di Bergman cos\u00ec come non era capitato in quelli precedenti perch\u00e9 <em>Il posto delle fragole <\/em>rimarr\u00e0 forse una eccezione. La malinconia non \u00e8 vinta del tutto, ma diventa complice di una rinnovata visione dell\u2019esistenza e chiavistello per varcare con meno diffidenza la distanza tra lui e l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> \u00abLa famiglia di un prete vive come su un vassoio, senza alcuna protezione dagli sguardi estranei. (&#8230;). Forgiai una personalit\u00e0 esteriore che aveva ben poco a che fare con il mio vero io. Non riuscendo a tenere separate la mia maschera e la mia persona, ne risentii il danno fin nella vita e nella creativit\u00e0 dell\u2019et\u00e0 adulta. A volte dovevo consolarmi dicendo che chi \u00e8 vissuto nella menzogna ama la verit\u00e0\u00bb, I. Bergman, <em>Lanterna magica<\/em>, Garzanti, Milano 1987, p. 135.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">BRANO TRATTO DA &#8216;IL CINEMA DELLE STANZE VUOTE&#8217;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">di Isabella Cesarini e Luigi Iannone<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">(https:\/\/www.scuoladipitagora.it\/catalogo\/elenco-dei-titoli\/filosofia\/il-cinema-delle-stanze-vuote-dettaglio)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0Il posto delle fragole e del tempo perduto Il posto delle fragole \u00e8 anch\u2019esso il racconto di un viaggio fisico, ma in macchina. Il vecchio professore Isak Borg (stesse iniziali di Ingmar Bergman, anche se il regista parler\u00e0 di coincidenza) dovr\u00e0 recarsi a Lund per festeggiare il giubileo professionale. E dunque, parte da Stoccolma, in compagnia della nuora Marianne. 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