{"id":816,"date":"2018-07-26T09:08:20","date_gmt":"2018-07-26T07:08:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=816"},"modified":"2018-07-26T09:08:20","modified_gmt":"2018-07-26T07:08:20","slug":"celluloide-e-vita-lintreccio-tra-storia-e-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2018\/07\/26\/celluloide-e-vita-lintreccio-tra-storia-e-cinema\/","title":{"rendered":"Celluloide e vita. L&#8217;intreccio tra storia e cinema"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 210px\">Si pu\u00f2 ripercorrere una intera epoca storica riavvolgendo il nastro delle pellicole cinematografiche pi\u00f9 importanti o, al contrario, di quelle che hanno segnato nel profondo gusti artistici e scelte ideali? Certamente \u00e8 possibile! Anzi, questo pare un <em>refrain<\/em> che periodicamente viene &#8211; appunto &#8211; reiterato, a dimostrazione del fatto che per decifrare \u2018\u2019un tempo\u2019\u2019, a volte pu\u00f2 servire un romanzo, un film, una canzone ancor pi\u00f9 di un saggio accademico.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/nmnmnm.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-817\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/nmnmnm-300x148.jpg\" alt=\"nm,nm,nm,\" width=\"300\" height=\"148\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/nmnmnm-300x148.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/nmnmnm-1024x504.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/nmnmnm.jpg 1454w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\">\u00a0Su questa traiettoria esegetica si \u00e8 lanciato Giuseppe Del Ninno, ma in maniera del tutto particolare, non svestendo, nemmeno in questo caso, i panni dell\u2019anticonformista, dell\u2019intellettuale politicamente scorretto; e infatti \u2018\u2019legge\u2019\u2019 tre decenni attraverso la sua personale lente di ingrandimento con il libro dal titolo <em>Piombo, sogni e celluloide. Gli anni Settanta, Ottanta e novanta al cinema<\/em> pubblicato dall\u2019ottima Oaks editrice che in questi ultimi mesi ci sta deliziando con vere e proprie perle.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\">Dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta, una ricognizione del tutto individuale che coglie s\u00ec, aspetti collettivi gi\u00e0 noti e approfonditi, ma mette in risalto anche pulsioni, sfumature, gradazioni interpretative che proprio in quanto personali non sono affatto catalogabili in schemi precostituiti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\">Partendo da una prospettiva del tutto personale non se ne pu\u00f2 che ricavare una storia di inquietudini e di speranze che attengono alle opere in questione, ai loro registi, ma di risulta anche ad un raccontatore come Del Ninno che innerva alla critica cinematografica, un\u2019analisi sociale e politica non disgiunta da emozioni e ricordi intimi e privati.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\">Un bel libro che scorre lungo quello che egli definisce il \u00abdecennio lungo\u00bb, vale a dire quel tempo che prende il via con le contestazioni del 1968 per approdare alle soglie dei 90 con film come <em>Matrix<\/em> e <em>Minority Report<\/em>. Ed \u00e8 un libro seducente perch\u00e9 spinto e solleticato dalle pulsioni, dai sentimenti e dai gusti dell\u2019autore che, invece, nelle prime pagine tende a giustificare questo suo approccio, quasi timoroso per l&#8217;eventuale pericolo di incompletezza e arbitrariet\u00e0 provocato da una prolissit\u00e0 della sfera privata rispetto all\u2019esegetica pura. E invece \u00e8 proprio quello che risalta e rende godibile la lettura. Se infatti tiene a specificare sin da subito che vi possano essere dei film \u00abin grado di muovere il mondo\u00bb, o almeno che vi erano prima del \u2018dominio\u2019 incontrastato della Tv e di Internet, d\u2019altro canto, questa sensibilit\u00e0 personale lo fa deviare innanzitutto su tre film che diventano paradigma del cambiamento e di un\u2019epoca: <em>Un uomo chiamato cavallo<\/em>, <em>Piccolo Grande Uomo<\/em> e <em>Soldato Blu<\/em>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\">In quegli anni tutto rispondeva ad una logica bipolare, in cui la politica, l\u2019economia, financo il costume dovevano scontarsi con un nemico sempre presente. Da una parte gli occidentali, dall\u2019altra \u2018\u2019i rossi; da una parte i buoni, dall\u2019altra i cattivi. Ebbene, la singolarit\u00e0 di queste tre pellicole \u00e8 quella di aver capovolto il paradigma. Per la prima volta venivano palesemente smontati teoremi e verit\u00e0 acquisite per dare una lettura di quelle vicende assolutamente diversa. In realt\u00e0, Del Ninno ricorda che grazie ad antropologi, filosofi e studiosi di diversa estrazione culturale (menziona Claude L\u00e9vi-Strauss e Mircea Eliade tra gli altri), a case editrici come Borla o Rusconi, e soprattutto grazie alla tragedia del Vietnam, si tentava di rovesciare luoghi comuni consolidati. Nel caso specifico quelli sui Pellerossa come una sorta di trogloditi violenti da civilizzare con la forza. Tuttavia, ad un\u2019analisi pi\u00f9 libera e allargata su tutti i fronti culturali, si mettevano in questo modo le basi per una lettura affrancata dai vecchi modelli interpretativi. I tre film in questione lasciarono il segno; furono infatti modelli radicalmente diversi dai precedenti che, poi, vennero confutati in maniera pesante. Attraverso di essi, non solo ci si rendeva conto di quanto i \u2018ragazzi\u2019 americani avessero fatte cose orribili in Vietnam, ma che la storia, tutta la storia, non era stata diversa neanche in passato. Se l\u2019epopea western e della costruzione del mito americano si reggeva su fondamenta fragili e non veritiere, cos\u00ec altri modelli e miti moderni vennero a poco a poco smembrati e dissacrati.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\">E infatti il libro di Del Ninno si apre a ventaglio e non resta isolato in America, nella patria del cinema moderno, e solo a quelle vicende pionieristiche. La circumnavigazione del volume si innerva su tutta la storia recente dell\u2019occidente, attraversando grazie a film come <em>Ultimo tango a Parigi<\/em> (1972), <em>Mission <\/em>(1986), <em>Un borghese piccolo piccolo<\/em> (1977), <em>L\u2019inchiesta <\/em>(1986), <em>Nel nome del padre<\/em> (1983), <em>L\u2019attimo fuggente <\/em>(1989), <em>La notte di San Lorenzo<\/em> (1982), <em>Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo <\/em>(1975) e altri ancora, tutti i processi culturali, politici e sociali di tre decenni.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\">Una ampia ricognizione tale da essere traccia entro la quale decrittare \u2013 come dicevamo &#8211; i mutamenti nel costume ma anche le sensibilit\u00e0 sociali perch\u00e9 quei film colsero il cambiamento ed insieme le prospettive e i percorsi sui cui ci saremmo poi incamminati.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px\">\n<p style=\"padding-left: 60px\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Si pu\u00f2 ripercorrere una intera epoca storica riavvolgendo il nastro delle pellicole cinematografiche pi\u00f9 importanti o, al contrario, di quelle che hanno segnato nel profondo gusti artistici e scelte ideali? 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