{"id":819,"date":"2018-07-27T09:53:38","date_gmt":"2018-07-27T07:53:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=819"},"modified":"2018-07-27T09:53:38","modified_gmt":"2018-07-27T07:53:38","slug":"la-penna-e-il-mio-corpo-in-piena-intervista-a-isabella-cesarini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2018\/07\/27\/la-penna-e-il-mio-corpo-in-piena-intervista-a-isabella-cesarini\/","title":{"rendered":"\u00abLa penna \u00e8 il mio corpo in piena\u00bb. Intervista a Isabella Cesarini"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 120px\">Fatto pi\u00f9 unico che raro quello di dare un giudizio pienamente positivo su un volume che raccoglie scritti sparsi e che, ad una scorsa rapida, potrebbe rivelarsi come una ordinaria sommatoria di ritratti. Vale a dire, capitoli su capitoli, e su singoli personaggi, che parrebbero non intrecciarsi e invece mantengono, in maniera non soffusa e discreta, un legame strettissimo grazie al quale riusciamo a dare un senso di continuit\u00e0 e di profondit\u00e0 all\u2019intero testo. Operazione riuscita a Isabella Cesarini con <em>Anime inquiete<\/em> (Auditorium editore, p.155, euro 14) che si fregia anche di una non banale introduzione di Pasquale Panella, poeta e scrittore, e che tutti ricordiamo per la collaborazione con Lucio Battisti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Personaggi, personalit\u00e0 e vite inquiete, attraverso \u00abla nota inconfutabile della loro esistenza\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In realt\u00e0 sono loro a raccontarsi. Io sono stata il mezzo, la mano scrivente. Ogni personaggio \u00e8 un appello, una sorta di richiamo primitivo al quale ho dall\u2019inizio posto l\u2019orecchio, e poi l\u2019emozione. Inviti in ceralacca per entrare in una ballata, un romanzo, un\u2019opera pittorica. E rispondendo all\u2019invito mi sono fatta intermediaria tra loro e il lettore. Ho sentito le voci, spesso le grida e le ho prima assimilate e in seguito restituite sulla pagina. La nota inconfutabile di quelle esistenze disegna la nota inconfutabile di tutte le esistenze.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/download.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-820\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/download.jpg\" alt=\"download\" width=\"293\" height=\"172\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Concetto che esprime anche Panella.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">S\u00ec, anche Pasquale Panella in prefazione. E qui mi prendo due righe per ringraziarlo. Per me \u00e8 stata una prodigiosa visione sapere il mio libro accolto da colui che considero uno dei pi\u00f9 grandi artisti italiani.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>La vita di costoro (almeno di molti di essi) \u00e8 stata debordante, un caleidoscopio di emozioni e avventure da essere evocativo di una scrittura e di un\u2019arte non convenzionale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Sono presenze che ho incontrato in diversi momenti della mia vita. Mi \u00e8 restata indosso quella totale assenza di argini tra l\u2019esistenza e l\u2019arte. Pu\u00f2 sembrare un elemento abbastanza ovvio, ma \u00e8 importante indagare anche l\u2019ovvio quando non lo \u00e8. Ovvero, nel mondo in cui vivo, continuo a sorprendermi di quanto in alcuni scrittori &#8211; in maniera pi\u00f9 potente rispetto alla figura del pittore &#8211; la scrittura sia qualcosa che non continua la vita e viceversa. Forse \u00e8 la mia visione ad essere sbagliata o finanche ingenua, ma io sono esattamente quello che scrivo. Nei personaggi raccontati ho potuto scorgere proprio questo aspetto che nell\u2019oggi faccio fatica a trovare.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u00a0<strong>In Cioran, per\u00f2, quotidiano e arte si confondono, filosofia e carnalit\u00e0. Un \u2018disperato\u2019 che pensa costantemente al suicidio ma, al contempo, fa le faccende di casa, si perde in passeggiate pomeridiane e financo nella siesta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Cioran ha bisogno delle passeggiate, lo dice ne <em>L\u2019inconveniente di essere nati<\/em>. Il camminare serve a non perdere il senno. Cos\u00ec la siesta pomeridiana gli \u00e8 necessaria perch\u00e9 nella vita e nell\u2019arte la costante \u00e8 disegnata dallo sfiancamento dell\u2019insonnia. Uno stato che condiziona il quotidiano, la scrittura, le relazioni. Insieme al suicidio \u00e8 il tema ricorrente in tutte le sue opere. Poi c\u2019\u00e8 una moglie, un\u2019amante e la parola filosofica a incorniciare il tutto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u00a0<strong>E come si inserisce in un contesto del genere, primariamente artistico, uno come Gustavo Rol.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Incontrai la figura di Rol durante il periodo universitario. Lavoravo su Fellini, ma il nome di Rol continuava a tornare. Decisi di approfondirlo e scoprii un mondo a me sconosciuto verso il quale nutro e continuo a nutrire forti dubbi. Ma Rol non \u00e8 un impostore, la sua inquietudine \u00e8 fame di conoscenza che estende in tutti i campi del sapere. \u00c8 singolare pensare ad un uomo di fede, consacrato alla preghiera, praticare qualcosa da molti considerato vicino all\u2019esoterismo. Ma proprio nell\u2019incontro tra le fede e la sperimentazione risiede la sua unicit\u00e0. Dopo aver letto i suoi scritti, che vanno dall\u2019insegnamento dello spirito intelligente alle poesie, sono rimasta affascinata. E ho compreso in maniera maggiore i suoi rapporti con Federico Fellini.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><em>\u00a0<\/em><strong>Sylvia Plath, invece, sembra quella che pi\u00f9 ti ha coinvolta emotivamente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">L\u2019elemento che tende a tornare in tutta l\u2019opera della Plath \u00e8 descritto da un considerevole senso di inadeguatezza. Lo scorgi nelle parole, lo senti nel corpo, ti rapisce lo sguardo e lo tiene prigioniero sino a fine lettura. Si tratta di una sensazione con la quale intrattengo una relazione da molto tempo. In ogni articolo, dal primo, risalente agli anni delle superiori, all\u2019ultimo di qualche giorno fa, e ancora pi\u00f9 ferocemente con la scrittura dei libri, esiste e si alimenta il mio senso di inidoneit\u00e0. Una sorta di terrore che non ho alcun pudore a confessare. (Servono a questo le interviste, giusto? A confessarsi\u2026). Non c\u2019\u00e8 giorno che non pensi di lasciare la scrittura, ma per fortuna (forse) il richiamo \u00e8 pi\u00f9 forte dell\u2019angoscia.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u00a0<strong>Un muro da scalare&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">S\u00ec, mi sento inadeguata e mai all\u2019altezza. Per questo mi sono specchiata nei tentennamenti della Plath, sebbene leggendola \u00e8 davvero difficile condividere i suoi timori. Restituisce bellezza e non ne \u00e8 consapevole. Le sue opere tirano dentro il lettore. A me \u00e8 capitato, e dopo aver terminato la lettura dei suoi libri ho dovuto prendere una pausa. Il capitolo a lei dedicato si \u00e8 scritto da solo in una manciata di minuti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u00a0<strong>E poi arrivi a Maria Schneider, sulla quale capovolgi l\u2019interpretazione e la lettura comune affermando che non \u00e8 stato Bertolucci a darle visibilit\u00e0, ma esattamente il contrario.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Ho visto tutti i suoi film e riguardato pi\u00f9 volte <em>Ultimo tango a Parigi<\/em>. Ora, poco importa che non lo consideri il capolavoro di Bertolucci, perch\u00e9 ritengo che nessuna altra attrice avrebbe potuto sostituirla. Lei <em>\u00e8<\/em> il film poich\u00e9 <em>\u00e8<\/em> nel film, completamente dentro la pellicola e la pellicola, in quel momento, \u00e8 la vita, la sua. Talmente sua&#8230; da condizionare in maniera considerevole la sua esistenza futura. C\u2019\u00e8 la freschezza di una diciannovenne, al contempo la sapienza di un\u2019attrice, ci sono i suoi riccioli, un visino che ti porti fuori dal film per giorni, un corpo perfetto. Ma la mestizia del film \u00e8 quella della Schneider; l\u2019incapacit\u00e0 di sottrarsi ai dettami del film che non \u00e8 pi\u00f9 finzione ma vita. <em>Ultimo tango a Parigi<\/em> non ha alcun senso senza Jeanne\/Maria. Neanche Brando arriva alle vette dell\u2019attrice poich\u00e9 lui <em>\u00e8<\/em> nel film e non <em>nell\u2019esistenza<\/em>. Maria Schneider \u00e8 il corpo votivo e sacrificale dell\u2019arte cinematografica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u00a0<strong>Corpo e carne che fanno irruzione violenta in alcuni capitoli, come in quello su Clarice Lispector, dove rammenti che c\u2019\u00e8 sempre un \u00abfare artistico che nasce insieme al crepitio della carne\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">La Lispector \u00e8 una scrittrice carnale e le sue parole sono i vocaboli di un corpo. Per me la conoscenza del proprio corpo \u00e8 l\u2019elemento indispensabile. Si parla di scrittori di testa, altri di pancia; ecco, qualora riuscissi a definirmi una scrittrice, mi definirei una scrittrice carnale. Scrivo con il corpo e con i sensi che mi rimanda. In fondo, il rapporto con la parola \u00e8 un rapporto erotico. C\u2019\u00e8 il corteggiamento, il primo approccio all\u2019idea, poi quell\u2019idea prende forma in una sagoma, la sagoma in una creatura con la quale stabilisco un rapporto di puro erotismo. La penna \u00e8 il mio corpo in piena, nervoso, rilassato, avido e voglioso&#8230; e il mio corpo \u00e8 il mio cuore.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u00a0<strong>\u00abVentritr\u00e9 storie per mancare la vittoria\u00bb. Questo \u00e8 il sottotitolo che hai scelto e che da il senso di vite incompiute, di percorsi interrotti&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Non si tratta di perdenti, al contrario. Tuttavia quasi tutti sono descritti da una forte vocazione al fallimento. Vocazione innata in alcuni, coltivata in altri\u00a0 e fatta disciplina quasi per ognuno di loro. Salvador Dal\u00ed, per fare un esempio, \u00e8 da sempre considerato un vincente. Ma sin dall\u2019infanzia si scorgono i segni di una inclinazione tutta nel verso di un naufragio. Poi, nel suo caso, la genialit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 forte della disposizione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>C\u2019\u00e8 qualche nome non conosciutissimo al grande pubblico come Leonor Fini.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Di Leonor Fini si possono solo ammirare le opere, il resto arriva in seguito. Come per la scrittura carnale, c\u2019\u00e8 una pittura che viene dal corpo. La Fini \u00e8 corpo pulsante in pittura. Sono pennellate di orgasmi femminili: multipli e incontenibili.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/larger.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-821\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/larger-203x300.jpg\" alt=\"larger\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/larger-203x300.jpg 203w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2018\/07\/larger.jpg 693w\" sizes=\"(max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Hai poi disegnato i contorni di tre personaggi come Syd Barret (Pink Floyd), Franco Califano e Bruno Lauzi che paiono non aver niente in comune. C\u2019\u00e8 forse la volont\u00e0 di marchiare con dei volti e con la musica il contrasto tra apollineo e dionisiaco, tra grazia e trasgressione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">L\u2019Apollineo \u00e8 nei loro versi quanto il Dionisiaco \u00e8 nella loro vita. Sono entrambi caratteri che contraddistinguono una rivolta al mondo musicale, ai salotti dell\u2019industria discografica, e innanzi tutto a loro stessi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>E cosa c\u2019entra Lauzi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Gli eccessi di Barrett, Califano e la Joplin sono presenti anche in Lauzi, ma si manifestano in maniera diversa. In ognuno, sebbene con segni differenti, la chiave di violino \u00e8 nell\u2019autodistruzione. Ma poi il pentagramma prende a suonare bellezza, le parole sono al servizio di un incanto confinato fuori dalle loro esistenze. Il grido di Janis Joplin \u00e8 un lamento&#8230; \u00e8 struggente e doloroso. Ma \u00e8 la bellezza a essere dolorosa e quanta pi\u00f9 ne contieni tanto sar\u00e0 duro il lavoro per scontarla. A volte non basta una vita intera.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Da poco \u00e8 passato il centenario della nascita di Ingmar Bergman (14 luglio 1918). Di lui scrivi: \u00abBergman \u00e8 la regia, la scrittura e la macchina da presa. Il cineasta che nella completezza si fa scuola\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Bergman \u00e8 il mio primo amore universitario. Dopo un anno di Scienze politiche, mi decisi finalmente a passare a Lettere moderne. Il primo esame fu sul suo cinema. Una decina di libri da studiare e quaranta film da visionare. Nonostante fossi cresciuta in una famiglia di cinefili, Bergman in quel momento rappresent\u00f2 la scoperta del cinema. Cinema come estetica, stile, macchina, luci, ombre. Entravo in un mondo nuovo, quello della macchina da presa. Bergman \u00e8 un autore cinematografico completo. Conosce la scrittura, si forma su Strindberg e la sua opera \u00e8 una ricerca continua di perfezione del mezzo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Perfezione alla quale sempre anela ma intanto, nel privato, si strugge e si interroga con frenesia e ossessione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Una perfezione che non riesce a trovare dentro se stesso a causa del continuo conflitto con Dio, ma che sa restituire allo spettatore. Il tormento diventa stile. Restai impressionata da <em>Persona<\/em>, una pellicola del 1966: sperimentazione, inconscio, vita e strutture filmiche si fondono in una grandissima opera d\u2019arte. Si tratta di un\u2019opera che anche oggi conserva il carattere sperimentale. Credo che molti cineasti abbiano un debito d\u2019amore con il regista di Uppsala.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>In questo tuo viaggio ne hai \u2018incontrati\u2019 tanti, ma come vorresti scrivere? Hai un modello?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Vorrei scrivere come penso di scrivere quando non scrivo. La notte (conosco bene la morsa dell\u2019insonnia di Cioran) guardo le parole accordarsi garbatamente tra loro in una frase, un racconto, un verso, finanche a comporre un romanzo. Le osservo e sono pronta per scriverle, ma poi l\u2019indolenza di chi tenta di dormire vince sulla volont\u00e0 di appuntare la visione e il giorno dopo \u00e8 speso nello sforzo di ritrovarle. Vorrei scrivere come me, ma molto meglio di me. Perdere la paura, l\u2019incessante senso di inadeguatezza di cui sopra e fuggire da una prigione che ho costruito da sola.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Ed \u00e8 faticoso scrivere ma ancor pi\u00f9 tortuoso pubblicare.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Anche per questo vorrei ringraziare Claudio Chianura, un editore vero. Uno che non usa risposte automatiche; ti legge e decide. Mi sono affidata e fidata completamente, ne ho apprezzato la grande preparazione e soprattutto la comprensione (pazienza?) verso le mie titubanze, il tutto in un clima di piena libert\u00e0 creativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Fatto pi\u00f9 unico che raro quello di dare un giudizio pienamente positivo su un volume che raccoglie scritti sparsi e che, ad una scorsa rapida, potrebbe rivelarsi come una ordinaria sommatoria di ritratti. Vale a dire, capitoli su capitoli, e su singoli personaggi, che parrebbero non intrecciarsi e invece mantengono, in maniera non soffusa e discreta, un legame strettissimo grazie al quale riusciamo a dare un senso di continuit\u00e0 e di profondit\u00e0 all\u2019intero testo. 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