{"id":896,"date":"2019-02-12T10:08:02","date_gmt":"2019-02-12T09:08:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=896"},"modified":"2019-02-15T17:02:23","modified_gmt":"2019-02-15T16:02:23","slug":"marinettimajakovskij-quellincontro-segreto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2019\/02\/12\/marinettimajakovskij-quellincontro-segreto\/","title":{"rendered":"Quell&#8217;incontro segreto Marinetti\/Majakovskij"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/02\/marinetti-majakovskij.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-897\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/02\/marinetti-majakovskij-300x199.jpg\" alt=\"marinetti-majakovskij\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/02\/marinetti-majakovskij-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/02\/marinetti-majakovskij.jpg 822w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi non ha mai pensato di vivere, almeno una volta, e non in una diversione onirica, una vicenda come quella capitata al protagonista di <em>Midnight in Paris<\/em>, il film di Woody Allen? Ritrovarsi ai rintocchi della mezzanotte, ad essere prelevato da una vecchia Citroen e riportato nell\u2019epoca che pi\u00f9 si predilige. Nel caso in questione, gli anni Venti. Girare in quella Parigi viva e culturalmente frenetica, e magari incontrare Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda, Modigliani, Picasso o Ernest Hemingway, e passare con loro lunghe notti al tavolo di un bar, perdendosi tra fumi, alcol e donne mentre si dibatte di arte e letteratura.<\/p>\n<p>Un quadretto pi\u00f9 o meno simile ci viene fornito dalla acuta penna di Gino Agnese che riporta alla memoria una vicenda poca conosciuta, quella dell\u2019incontro tra il cinquantenne Marinetti e il trentaduenne Majakovskij in uno dei migliori ristoranti di Parigi (<em>Marinetti\/Majakovskij. 1925. I segreti di un incontro<\/em>, Rubbettino, p.114). Il Futurismo li aveva uniti e lanciati nell\u2019agone rivoluzionario, e anche divisi; il primo con Mussolini, l\u2019altro con Lenin. Poi pass\u00f2 l\u2019idea che il rivoluzionario italiano avesse &#8220;tradito la causa&#8221; e, in due convegni svoltisi a Mosca, nel 1923 e nel 1924, si riafferm\u00f2 la convinzione che il legame con i futuristi italiani fosse oramai rotto. Ma Marinetti rimaneva il punto di riferimento per artisti e letterati dell\u2019avanguardia russa. E nonostante si moltiplicassero i &#8221;distinguo&#8221;, rappresentava per tutta una generazione di artisti un faro dalla luce intensa e fascinosa.<\/p>\n<p>Quell\u2019incontro fu, dunque, qualcosa di pi\u00f9 di un banale appuntamento tra commensali. Un quotidiano moscovita \u00abVecernajaja Moskva\u00bb, edito dal Mossovet \u2013 il soviet dei deputati del popolo di Mosca \u2013 sotto il controllo del CPSU, il comitato cittadino del partito, era infatti pronto a fare un resoconto della conversazione e a darne ampio risalto. E giustamente, fa notare Agnese, pare difficile immaginare \u00abche senza un preventivo benestare dell\u2019autorit\u00e0 politica la direzione di un giornale della capitale potesse assumersi la responsabilit\u00e0 di &#8220;dare la parola a Marinetti&#8221;, per cos\u00ec dire, ancorch\u00e9 in contraddittorio. A meno che non si aspettasse da lui un\u2019uscita filosovietica\u00bb. Poi non se ne fece pi\u00f9 nulla, ma che si incrociassero diversi interessi dietro quella serata parve sin da subito evidente; non ultimo quello di cavar fuori dalla bocca di Marinetti qualche confessione indiretta.<\/p>\n<p>I due erano nella capitale francese per motivi differenti. Marinetti tesseva i suoi incontri essenzialmente partendo da quell\u2019oggettivo tesoro di idee, progetti, novit\u00e0, rappresentato dall\u2019<em>Esposizione internazionale<\/em>. Majakovskij, si fece coinvolgere indirettamente dalla rassegna ma, in realt\u00e0, era l\u00ec per ottenere un visto sul passaporto e andare a New York: \u00abnon pensava che all\u2019America e a come e a quando vi avrebbe messo piede\u00bb. Giudicava infatti quel Paese come la patria di una modernit\u00e0 tecnologica che stava sopravanzando ogni altra realt\u00e0 europea&#8230;.\u00a0 paese del dinamismo tecnologico e del futurismo realizzato. E perci\u00f2, quale priorit\u00e0 di quella sua presenza su suolo francese, vi era il perenne bussare alle porte dell\u2019Ambasciata dove veniva senza eccezione respinto. I rapporti tra Washington e la Russia dei soviet erano pessimi e la vicenda dell\u2019incontro acquista toni ancora pi\u00f9 surreali se solo si pensa che cinque giorni prima, degli attivisti comunisti avevano sparato contro un corteo della <em>Jeunesse Patriotique<\/em> causando tre morti e vari feriti. E il giorno dopo, a Mosca, la \u00abPravda\u00bb aveva rovesciato le responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, Gino Agnese ci racconta di uno scrittore russo vestito in maniera rassicurante quando si presentava in Ambasciata. Una sorta di ricco borghese col \u00abberretto old England, giacca &#8220;tre quarti&#8221; in pelle, leggera, pantaloni con la piega ben stirata: e le ghette beiges, vezzose cupolette sopra le scarpe lustre\u00bb. Ma poi, inspiegabilmente a tavola con Marinetti, per anatomizzare questa sua diversione dalla strada maestra della rivoluzione.<\/p>\n<p>Con loro, quella sera, una scrittrice russa espatriata clandestinamente; Elsa Triolet, che in Russia si chiamava Ella Yurevna Kagan. Una presenza fondamentale. Senza Elsa non sarebbe stato possibile alcun dialogo. Majakovskij aveva scelto con molta risolutezza di non imparare le lingue; Marinetti non comprendeva il russo ma aveva conseguito il baccalaureato alla Sorbona, e quindi poteva conversare in francese proprio grazie all\u2019ausilio della donna.<\/p>\n<p>Sulla globalit\u00e0 dei contenuti resta un alone di mistero. Sia in Francia che in Italia, amici e conoscenti dei due, non seppero dell\u2019incontro. Probabilmente imbarazzante per entrambi viste le opposte idee politiche. A rendere il tutto ancora pi\u00f9 enigmatico fu ancora Elsa, che diventata vecchia, continu\u00f2 a ripetere di ricordare poco o nulla di quell&#8217;incontro. In verit\u00e0, per lo scrittore russo la grancassa intorno all&#8217;Expo allettava in misura irrisoria. Si concentr\u00f2 molto su quella cena tanto da segnarsi su un foglietto scritto a macchina alcune domande da fare a Marinetti. Una sorta di test di cui abbiamo saputo solo grazie ad uno slavista italiano che, cinquant\u2019anni dopo, ne ritrov\u00f2 una copia presso un archivio statale di Mosca. Nove punti col duplice scopo di \u00abappurare quali propositi operativi Marinetti coltivasse e indurlo a negare o a confermare fatti e situazioni, come se dall\u2019insieme delle risposte si potesse poi ricavare un suo aggiornato profilo\u00bb. Domande che paiono squisitamente culturali, tuttavia la scaletta \u2013 a leggerla nella sua interezza &#8211; parrebbe fatta apposta per appurare la sua posizione politica, e soprattutto per verificare la credibilit\u00e0 di alcune voci che accreditavano una sua svolta verso la sinistra. Tutto ci\u00f2 che rimase furono invece due dediche nel taccuino di Majakovskij, e nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>Dopo quella cena, Marinetti torn\u00f2 nel vortice dei suoi impegni. Majakovskij, non riuscendo a ottenere dall\u2019Ambasciata americana il visto per gli Stati Uniti, spost\u00f2 le sue attenzioni verso il Messico, viaggiando in cabina di prima classe, proprio come un ricco borghese europeo. Ma resta questa contraddizione di fondo, questo nodo non sciolto su un Majakovskij che briga per andare in America, mentre &#8220;fa l\u2019esame di ortodossia&#8221; a Marinetti e, al contempo, agisce in modo che dei contenuti di quel colloquio si venga a sapere poco o nulla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Chi non ha mai pensato di vivere, almeno una volta, e non in una diversione onirica, una vicenda come quella capitata al protagonista di Midnight in Paris, il film di Woody Allen? Ritrovarsi ai rintocchi della mezzanotte, ad essere prelevato da una vecchia Citroen e riportato nell\u2019epoca che pi\u00f9 si predilige. Nel caso in questione, gli anni Venti. 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