{"id":948,"date":"2019-08-10T09:09:39","date_gmt":"2019-08-10T07:09:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=948"},"modified":"2019-08-10T09:09:39","modified_gmt":"2019-08-10T07:09:39","slug":"a-decidere-i-destini-del-mondo-sono-i-padroni-del-web","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2019\/08\/10\/a-decidere-i-destini-del-mondo-sono-i-padroni-del-web\/","title":{"rendered":"A decidere i destini del mondo sono i padroni del web"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 270px;text-align: center\"><em>Ripropongo\u00a0una intervista rilasciata, qualche giorno fa, al giornale Orwell live<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 270px;text-align: center\">*\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Giornalista e autore di saggi sui \u201cpensatori scomodi\u201d e contro il politicamente corretto, Luigi Iannone collabora alle pagine culturali del\u00a0<em>Giornale<\/em>. Gestisce anche un blog \u00abper smascherare i teologi del buonismo e della correttezza politica che condizionano la formazione delle coscienze e per misurare quanto sia marcato nelle singole vite e nei percorsi collettivi il nostro grado di assuefazione al conformismo\u00bb. Dal 2011 \u00e8 membro del consiglio accademico dell\u2019Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. Ha pubblicato opere dedicate a Tolkien, Prezzolini, J\u00fcnger, Schmitt, Nolte e Roger Scruton, il filosofo britannico di cui \u00e8 considerato uno dei massimi divulgatori, e sul quale ha recentemente scritto un libro \u201cProfili: Roger Scruton\u201d per le edizioni Fergen.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Ormai, scrivere un articolo giornalistico significa, spesso, dover trovare qualcosa che non solo possa essere interessante per il lettore, ma che abbia anche gli elementi giusti a livello di immagine (foto, video e audio) per poter diventare virale sui social: questa ulteriore problematica, a suo avviso, limita o esalta la capacit\u00e0 di scelta del giornalista?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Dipende dalla prospettiva d\u2019indagine. Io mi occupo essenzialmente di temi che appartengono al dibattito culturale dove tutto l\u2019apparato che attiene alle immagini pu\u00f2 essere meno rilevante. Non inutile, ma meno rilevante. Al contrario, i social possono per\u00f2 essere utili proprio alla divulgazione di tematiche meno \u201cleggere\u201d come quelle culturali.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Spesso si sente dire che Internet \u00e8 il posto delle \u201cfast-food news\u201d, perch\u00e9 ormai gli utenti hanno poco tempo e leggono solo notizie brevi. Tuttavia, di recente, c\u2019\u00e8 chi si \u00e8 inventato le \u201cslow news\u201d come alternativa a questo approccio. Lei da che parte sta?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Ogni iniziativa che tenda a invogliare alla lettura deve essere positivamente accolta. Ma ritengo che la velocit\u00e0, il piglio epigrammatico e pure certa superficialit\u00e0 stanno coinvolgendo tutti, chi scrive per lavoro e chi per diletto. Purtroppo, non credo sia una tendenza destinata a scemare.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Come scriveva Walter Lippmann, le notizie formano una sorta di pseudo-ambiente, ma le nostre reazioni a tale ambiente non sono affatto pseudo-azioni, bens\u00ec azioni reali. \u00c8 evidente che il fenomeno fake news vada ben oltre le classiche \u201cbufale\u201d e che prolifichi a seguito della ricerca spasmodica di \u201clike\u201d e di visualizzazioni. Secondo lei cosa manca ai media, e ai giornalisti pi\u00f9 in generale, per riconquistare la credibilit\u00e0 perduta?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Non mi sento di dare consigli a nessuno. Faccio gi\u00e0 fatica a comprendere le evoluzioni della \u201crete\u201d e i mille travagli della editoria e della carta stampata che pensare di avere in tasca la soluzione a problemi del genere mi imporrebbe una dose eccessiva di supponenza. C\u2019\u00e8 di buono che, almeno per adesso, un minimo di accortezza e la verifica delle fonti, sono ancora premesse necessarie per non cadere come pivelli in trappole ben orchestrate. Ci\u00f2 vale, come detto, solo per adesso. Il mondo corre veloce\u2026 pi\u00f9 veloce di noi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>In Italia, cos\u00ec come altrove, la popolarit\u00e0 professionale dei giornalisti (e della professione giornalistica) \u00e8 ai minimi storici. Qual \u00e8, secondo lei, l\u2019errore pi\u00f9 grave che commettono gli operatori del settore?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Siamo tutti caduti nel calderone magmatico dei \u201clike\u201d, dei follower e della popolarit\u00e0 televisiva. Un mondo plasmatosi sulle coordinate della \u201csociet\u00e0 dello spettacolo\u201d, di cui parl\u00f2 Debord, ha molta difficolt\u00e0 a leggere e analizzare da visioni prospettiche non partigiane ogni tema o dibattito. A me, per esempio, fa orribilmente pena il teatrino dei Talk show televisivi dove, in maniera aprioristica, il giornalista A difende le scelte della destra e il giornalista B le scelte della sinistra, senza nessuna autonomia o spirito critico. Poi, c\u2019\u00e8 la solita questione del nepotismo. Il mondo del giornalismo (al pari di quello accademico) ha cancellato dal suo vocabolario, e da molto tempo, la parola \u201cmerito\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Al di l\u00e0 di quello che ritiene qualche politico ci pare evidente ormai, a livello globale, che il bipolarismo non sia pi\u00f9 tra destra e sinistra, bens\u00ec tra \u00e9lite di garantiti e popolo dei non rappresentati. A questo si aggiunge il paradosso tutto italiano di una democrazia orfana degli spazi in cui una classe dirigente possa nascere e crescere per formazione e non per cooptazione. Su quali basi e con quali strumenti (anche informativi) sar\u00e0 possibile \u2013 secondo lei -costruire una nuova e autentica connessione tra popolo e classi dirigenti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Le classi dirigenti italiane sono storicamente asservite al potere di turno. Tomasi di Lampedusa, Prezzolini, Montanelli e mille altri ci hanno descritto vicende e aneddoti in cui la classe che guida (o dovrebbe guidare) la nazione si comporta ancor peggio della cosiddetta plebe. Poi, di quale classe dirigente parliamo? Mosca, Pareto, Michels, oramai servono a poco o nulla. A decidere i destini del mondo sono i padroni del web, le multinazionali, le grandi centrali finanziarie guidate da un\u2019unica idea, quella del profitto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Come accadde in passato con la televisione, oggi sono le esigenze del web a controllare la nostra cultura e, in Internet, si vive o si muore di click, perch\u00e9 garantiscono potere e profitti della pubblicit\u00e0. Esiste, secondo lei, un modo per superare il dualismo Google-Facebook?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Queste aziende rappresentino dei veri e propri monopoli. Fin tanto che non riusciremo a creare una reale e ampia concorrenza tra diversi \u2018\u201dsoggetti\u201d sar\u00e0 difficile pensare a qualcosa di diverso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Grazie a Snowden sappiamo che Orwell aveva ragione e che ogni singola azione che compiamo online viene intercettata, monitorata e catalogata. Questo controllo, a sua volta, \u00e8 un sensazionale strumento di potere aumentato dalle \u201ccensure\u201d imposte grazie ai luoghi comuni politicamente corretti. Quanto di questo \u201ctotalitarismo tecnologico\u201d, ritiene che sia oggettivamente colpa di chi dovrebbe informare correttamente, ovvero dei giornalisti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Talmente intercettati e censurati che i miei due profili Facebook sono stati cancellati perch\u00e9, a loro dire, avrei \u2018\u2019violato le regole\u2019\u2019. E quando ho cercato delle spiegazioni non mi sono state fornite. Un episodio gravissimo a cui ci stiamo abituando tutti. Il solo fatto che ci mettano a disposizione (e gratis) uno strumento di portata globale, sta depotenziando il nostro livello di difesa e la capacit\u00e0 di reagire colpo su colpo a progressivi restringimenti della libert\u00e0 di pensiero.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Una delle suggestioni pi\u00f9 frequenti tra gli addetti alla informazione \u00e8 quella \u201crobot journalism\u201d, una definizione che viene associata all\u2019uso di software in grado di realizzare testi di senso compiuto senza l\u2019intervento dell\u2019uomo. In prospettiva, lo vede pi\u00f9 come un\u2019opportunit\u00e0 o una minaccia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Mi riesce difficile pesare a un software che possa esprimere sentimenti e passioni, gusti e repulsioni legate al nostro rapporto con una corrente filosofica, letteraria o artistica. Potr\u00e0 vergare scritti sulla cronaca o su vicende politiche ma come far\u00e0 per decrittare le sensazioni che ognuno di noi avverte leggendo un sonetto di Dante o dieci righe di Thomas Mann e a trovare l\u2019aggettivo giusto per descriverle?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Secondo lei esiste una anche remota possibilit\u00e0 che il giornalismo \u2013 inteso come istituzione \u2013 possa scomparire per essere sostituita da un nuovo modo di trasmettere la conoscenza alle persone magari in maniera \u201cmeccanica\u201d, o comunque con la definitiva affermazione del principio di induzione che attualmente gli algoritmi utilizzano per \u201cselezionare\u201d le notizie al posto nostro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Notizie e temi del dibattito pubblico sono da sempre sottoposti a selezione. Il direttore di un giornale sceglie quotidianamente delle priorit\u00e0 e ad esse offre uno spazio importante, mai tralasciando tutto il resto. A mutare, negli ultimi anni, \u00e8 il fatto che la discussione pubblica venga sempre pi\u00f9 spesso veicolata su qualche specifico tema per essere abbandonata, poco tempo dopo, quando \u00e8 riuscito il tentativo di silenziarne altri. Non mi meraviglierei se tutto ci\u00f2 fosse ben orchestrato ed etero diretto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><strong>Secondo lei come leggeremo le notizie tra 5 anni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Ho l\u2019impressione che la nostra prima preoccupazione sar\u00e0 \u201ccosa leggeremo\u2019\u2019 e non come la leggeremo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ripropongo\u00a0una intervista rilasciata, qualche giorno fa, al giornale Orwell live *\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 * Giornalista e autore di saggi sui \u201cpensatori scomodi\u201d e contro il politicamente corretto, Luigi Iannone collabora alle pagine culturali del\u00a0Giornale. 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