{"id":973,"date":"2019-11-14T10:48:12","date_gmt":"2019-11-14T09:48:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=973"},"modified":"2019-11-14T10:58:32","modified_gmt":"2019-11-14T09:58:32","slug":"de-benoist-e-la-critica-al-liberalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2019\/11\/14\/de-benoist-e-la-critica-al-liberalismo\/","title":{"rendered":"De Benoist e la critica al liberalismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 180px\"><b>\u00c8 ancora possibile impedire che il nostro pianeta e la nostra societ\u00e0 si trasformino in un immenso mercato? Esiste un legame tra la propaganda liberalista e il cosiddetto pensiero unico? <\/b><\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\"><b>Parla di questi temi\u00a0Alain de Benoist nel suo ultimo libro,\u00a0<em>Critica del liberalismo. La societ\u00e0 non \u00e8 un mercato,<\/em> uscito per Arianna editrice qualche giorno fa, e di cui riproduco di seguito la prefazione di Eduardo Zarelli<\/b><\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: center\">*\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/11\/ghjkhjk.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-974\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/11\/ghjkhjk-300x178.jpg\" alt=\"ghjkhjk\" width=\"300\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/11\/ghjkhjk-300x178.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/11\/ghjkhjk-1024x609.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2019\/11\/ghjkhjk.jpg 1250w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Le ragioni impellenti di quest\u2019ultima opera di Alain de Benoist, portano avanti la disanima tanto puntuale quanto sistematica sulle condizioni del nostro tempo sviluppate nel precedente Populismo. La fine della destra e della sinistra. Qui si descrive con capacit\u00e0 esaustive il liberalismo come ideologia dominante nell\u2019estremo Occidente, unitamente all\u2019inverarsi oligarchico del potere contro la sovranit\u00e0 e la partecipazione popolare, dove la democrazia \u00e8 concettualmente intesa come la forma di governo corrispondente al principio dell\u2019identit\u00e0 di vedute fra governanti e governati, istanza primaria di un popolo in quanto unit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Le ideologie sono state le protagoniste della politica moderna, e hanno caratterizzato il conflitto nella societ\u00e0 di massa contemporanea. Tra le molte sorte, e poi tramontate, ad avere mobilitato le generazioni sono state quelle espresse dal liberalismo (sinistra e destra), dal comunismo (compresi socialismo, marxismo e socialdemocrazia) e dal fascismo (insieme al nazionalsocialismo e alle declinazioni varie della \u201cterza via\u201d). Il liberalismo \u00e8 quindi la prima teoria politica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Nata gi\u00e0 nel XVIII secolo, essa si \u00e8 dimostrata la pi\u00f9 aderente al determinismo della modernit\u00e0 persistendo e prevalendo su tutti i suoi avversari, e sedendosi su un trono grande quanto il mondo. Non ha pi\u00f9 una dimensione politica e rappresenta non pi\u00f9 una libera scelta, ma l\u2019unico campo in cui si pu\u00f2 giocare la partita dell\u2019umanit\u00e0: l\u2019utilitarismo economicista.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Con la vittoria del liberalismo, l\u2019individuo \u00e8 diventato il soggetto di riferimento per tutta l\u2019umanit\u00e0, emancipato da ogni appartenenza comunitaria e identit\u00e0 collettiva, catalizzato dall\u2019ideologia dei diritti umani e dall\u2019onnipervasiva catechesi del \u201cpoliticamente corretto\u201d. Il liberalismo \u00e8 cio\u00e8 riuscito nell\u2019intento di sostituire il \u201cpolitico\u201d con l\u2019autoregolazione giuridico-amministrativa del presente e con il moralismo, tanto da essere ormai \u2013 paradossalmente \u2013 pi\u00f9 che una idea politica, una sussunzione totalitaria della realt\u00e0. Permeandosi nel profondo del tessuto sociale e dei comportamenti indotti, il liberalismo \u00e8 oggi l\u2019ordine \u201cnaturale\u201d delle cose, la dittatura dei nostri tempi. La politica diviene biopolitica \u2013 delle \u201cparticelle elementari\u201d, direbbe Michel Houellebecq \u2013 mezzo con cui il sistema regola la vita biologica e fisica \u2013 attraverso dei nuovi istituti giuridici, il condizionamento tecnologico, la medicalizzazione di ogni atto e momento dell\u2019esistenza, il controllo della stessa riproduzione, la polverizzazione della famiglia \u2013 e dove lo scambio, la produzione, il consumo, la rapida sostituzione del \u201cmateriale umano\u201d (eugenetica, eutanasia, immigrazione di massa) disegnano un vitreo e distopico palcoscenico post-umano. Un vero e proprio mutamento antropologico, prodotto dalla civilizzazione e dal dominio onnipervasivo del materialismo pratico e del riduzionismo tecno-scientifico. L\u2019individuo mutante post-umano che si prefigura in questo presente distopico non sarebbe possibile, all\u2019oggi, senza la premessa filosofica liberale per cui il soggetto ha il diritto di perseguire la propria massima felicit\u00e0 senza limiti e pregiudizio per gli altri, la natura e l\u2019Essere. L\u2019antropologia individualistica e utilitaristica \u00e8 insofferente alla natura e il senso comune della realt\u00e0, infervorato da una tensione titanica all\u2019illimitato, nega la forma e la sacralit\u00e0 del vivente, generando sistemi economici, politici e giuridici destinati a una catastrofe ecologica e a contraddizioni sociali irrisolvibili, nell\u2019irresponsabile presunzione che basti affidarsi alla tecnica per risolvere i problemi che la tecnica stessa crea.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Sotto l\u2019effetto della religione dei diritti dell\u2019uomo, si \u00e8 definita una concezione strumentale della democrazia, intesa non pi\u00f9 come popolo al governo di un bene condiviso grazie alle libert\u00e0 pubbliche. La declinazione oligarchica della democrazia \u00e8 diventata culto individualistico dell\u2019universalismo, disprezzo dell\u2019appartenenza collettiva e quindi della sovranit\u00e0 popolare. Essendo questi valori globalitari, nessun Popolo pu\u00f2 sentirsi legittimo, giacch\u00e9 solo l\u2019umanit\u00e0 lo \u00e8. Questi valori, dunque, sono stati posti al di sopra della sovranit\u00e0 dei cittadini istituzionalizzando la degenerazione oclocratica della democrazia.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Dal 1989, il liberalismo \u00e8 quindi storicamente l\u2019ideologia onnipervasiva occidentale e della struttura finanche fisiologica del potere, un insieme di valori, un modo di governare e un\u2019antropologia culturale. Questa egemonia si \u00e8 contorta su se stessa con la crisi economica sorta nel 2008 per la bolla speculativa e con l\u2019emersione populista dell\u2019ultimo decennio. L\u2019autoreferenzialit\u00e0 ideologica del potere liberale si dimostra nel non avere colto la gravit\u00e0 del divario tra rappresentanza parlamentare, partecipazione e governo, sostenendo anzi un ulteriore appoggio alle istituzioni non elettive \u2013 e alle tecnocrazie che le amministrano \u2013 come banche, agenzie finanziarie, corti giudiziarie, e organi come l\u2019ONU, il FMI, la BM, l\u2019OCSE, l\u2019Unione Europea e la NATO.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Il liberalismo, che nella sua ideazione politica poneva la tutela istituzionale delle minoranze rispetto alle maggioranze, si sottrae ora all\u2019istanza partecipativa popolare, dato che si identifica con minoranze non elette \u2013 banchieri, finanzieri, imprenditori, scienziati, esperti, opinionisti \u2013 che si ritengono titolate a decidere per le maggioranze o esplicitamente contro di esse. La legittimit\u00e0 si riduce quindi alla legalit\u00e0. Questa concezione positivistica-legalistica della legittimit\u00e0 invita a rispettare le istituzioni per se stesse, come se costituissero un fine in s\u00e9, senza che la volont\u00e0 popolare possa modificarle e controllarne il funzionamento. Privatizzando l\u2019economia e deregolamentando il sistema finanziario, d\u2019altronde, si impone un meccanismo autoreferenziale di prestazione tecnica e realizzazione del profitto, che si sottrae alla giustizia sociale e al consenso popolare. Il mercato autoregolato pretende di imporsi indipendentemente dal contesto sociale e dalla sovranit\u00e0 politica, riducendo la volont\u00e0 generale a un\u2019opinione pubblica da persuadere, ma in realt\u00e0 da manipolare. Dalla pretesa illuministica di go-vernare indipendentemente dai sentimenti del popolo alla volont\u00e0 di affermarsi contro il medesimo. L\u2019ideale della governance, il modo cio\u00e8 di rendere \u201cnon democratica la societ\u00e0 democratica\u201d \u00e8 oramai nei fatti: senza sopprimere l\u2019apparenza procedurale, si pratica un sistema di governo indifferente al popolo \u2013 o, se \u00e8 il caso, contro di esso \u2013 in nome di una etero-direzione transnazionale economico-finanziaria.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Non \u00e8 certo un caso che questa eterogenesi democratica dei fini liberali si sposi con l\u2019occidentalizzazione del mondo, con l\u2019espansione anche cruenta della liberal-democrazia che caratterizza lo scenario internazionale. L\u2019esportazione della \u201cdemocrazia\u201d e dei \u201cdiritti dell\u2019uomo\u201d (ai tempi del primo colonialismo, si diceva della \u201ccivilizzazione\u201d e del \u201cprogresso\u201d) strumentalizza l\u2019universale in funzione di meri interessi politici ed economici parziali ed egemonici. L\u2019universalismo dell\u2019oggi \u00e8 in realt\u00e0 il nazionalismo della potenza mondiale dominante. Imporre la democrazia a un popolo, non pu\u00f2 che portarlo a considerare la \u201cdemocrazia\u201d come una forma di aggressione. Il dominio liberale ha divaricato esponenzialmente le disuguaglianze, le democrazie si sono adattate a oligarchie tecnocratiche e le relazioni internazionali si sono piegate all\u2019unilateralismo e all\u2019asimmetria dei rapporti di forza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">L\u2019utilitarismo e l\u2019individualismo, alla base fondativa del liberalismo, sono fisiologicamente avversi alla responsabilit\u00e0 sociale, ai legami comunitari e al bene comune. Il liberalismo subordina la societ\u00e0 alla realizzazione edonistica dell\u2019individuo, che fa degenerare la libert\u00e0 in liceit\u00e0, un \u201cdispotismo dolce\u201d \u2013 per dirla con Alexis de Tocqueville \u2013 che si installa al di sopra della folla solitaria di uomini simili plagiati nell\u2019ortodossia del \u201cmedesimo\u201d, mentre lo scopo \u00e8 il bene comune della democrazia classica, in cui la persona svolge il proprio fine (telos), la vita buona che si riconosce nella comunit\u00e0 di cui \u00e8 parte. Nello Stato democratico \u00e8 il popolo a essere sovrano. Altra cosa avviene nel regime liberale, in cui sovrano diventa il numero a profitto. La modernit\u00e0 pone il limite della libert\u00e0 soggettiva dove comincia quella dell\u2019altro, mentre l\u2019appartenenza comunitaria ti pone in obbligo verso gli altri, ragione per cui la libert\u00e0 \u00e8 intesa come responsabilit\u00e0 che si fa disinteressato dovere civico. Il liberalismo, per vizi privati e pubbliche virt\u00f9, promuove la realizzazione della ricchezza individuale come emancipazione del singolo da ogni misura e norma etica, mentre la democrazia degli antichi mira a evitare che il Re diventi un tiranno, che il singolo diventi un despota in s\u00e9 e per gli altri, considerandoli uno strumento per il suo utile e degradando la potenza su di s\u00e9 alla \u201cvolont\u00e0 di potenza\u201d su una realt\u00e0 reificata e quindi annichilita.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">La forza del dettato dei nostri tempi si iscrive nell\u2019apparente inerzia e irreversibilit\u00e0 dell\u2019esistente, ma l\u2019idea di un sistema capitalistico capace di rigenerarsi all\u2019infinito cova la possibile inversione di tendenza, perch\u00e9 implica un meccanismo di accumulazione materiale e di espansione nello spazio che deve necessariamente urtare contro un limite, fosse anche planetario. Avere di pi\u00f9 non significa vivere bene. In presenza del declino della vita associata e della giustizia sociale, dovuto alla sussunzione nella forma capitale di ogni intendimento e azione individuale e collettiva, \u00e8 legittimo immaginare \u2013 in controtendenza \u2013 una democrazia olistica, in cui il criterio dell\u2019agire politico sia rappresentato non dall\u2019espansione dei diritti individuali, ma dalla promozione e dalla difesa della comunit\u00e0 di appartenenza? S\u00ec, \u00e8 legittimo immaginarla, anzi dobbiamo, se conserviamo ancora un intendimento della dignit\u00e0 umana non degradato a mere pulsioni mercificate. La democrazia partecipativa non ha soltanto una portata politica, ne ha anche una sociale; favorendo i rapporti di reciprocit\u00e0, permettendo la ricreazione di un legame sociale, essa pu\u00f2 aiutare a ricostruire delle solidariet\u00e0 organiche oggi debilitate e a ricreare un tessuto relazionale disgregato dallo sviluppo dell\u2019individualismo e dalla corsa nel vuoto della concorrenza e dell\u2019interesse.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">\u00c8 quindi indispensabile individuare delle procedure qualitative e non meramente quantitative di consenso, riattivare la partecipazione comunitaria e valorizzare il vissuto, il locale e il territoriale nella sostenibilit\u00e0 e nella resilienza, nel respiro di un grande spazio continentale autosufficiente e internazionalmente multilaterale. A tale fine, gli strumenti concreti sono la sussidiariet\u00e0 e la priorit\u00e0 della partecipazione sovrana rispetto alla delega e alla rappresentanza, per cui il merito e la capacit\u00e0 coincidano con lo spirito di servizio. Appartenenza, socializzazione, reciprocit\u00e0 e partecipazione sono i caratteri di fondo della \u201cdemocrazia organica\u201d, per dirla con Alain de Benoist Per partecipare, \u00e8 indispensabile riconoscersi nel contesto in cui l\u2019interazione avviene; di conseguenza, risulta essenziale ricostruire la comunit\u00e0, nella quale il bene comune non \u00e8 subalterno a quello individuale e anzi l\u2019individuo assume coscienza di s\u00e9 proprio perch\u00e9 appartiene a un\u2019identit\u00e0 culturale collettiva. In una societ\u00e0 in cui l\u2019idea di Patria sia volontaristica, disinteressata e inclusiva, la solidariet\u00e0 non decade in un astratto umanitarismo moralistico apolide, ma si esprime in un \u201ccomune sentire\u201d e si incarna politicamente nella giustizia sociale e nell\u2019autodeterminazione dei Popoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 ancora possibile impedire che il nostro pianeta e la nostra societ\u00e0 si trasformino in un immenso mercato? Esiste un legame tra la propaganda liberalista e il cosiddetto pensiero unico? Parla di questi temi\u00a0Alain de Benoist nel suo ultimo libro,\u00a0Critica del liberalismo. 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