Non appena hanno sentito il frusciare delle carte dell’inchiesta, i grillini si devono essere fregati le mani. Un leghista di peso indagato, per di più per corruzione, è una battaglia troppo ghiotta per i giustizialisti pentastellati. Un’occasione unica per tutti quelli che non vedevano l’ora di poter regolare i conti con Matteo Salvini. Lo stanno facendo, in queste ore, sulla pelle di Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture ma soprattutto uno dei leghisti più impegnati a inserire la flat tax nel Def.

B89D4FBE-B66B-4715-AB8C-FF94CF9193D1

Il primo a rompere le righe è stato proprio Luigi Di Maio che, da giorni, non fa nulla per nascondere la propria insofferenza nei confronti dell’alleato leghista. Dopo il braccio di ferro sulla chiusura dei porti e le trame per fomentare la rivolta tra i vertici dello Stato Maggiore, il leader del Movimento 5 Stelle ha impugnato l’iscrizione nel registro degli indagati per chiedere a Salvini le dimissioni di Siri. Qualche minuto dopo il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha assestato un altro colpo basso togliendo, senza avvertire nessuno, le deleghe al sottosegretario leghista. Nel frattempo i big grillini si sono scatenati con una selva di comunicati stampa e post sui social network nel tentativo (vano) di mettere alle strette Salvini. Che, infatti, non ha ceduto e, a chi gli faceva la morale, ha ricordato che “si è colpevoli solo se si viene condannati in via definitiva” e che, in passato, per altri personaggi come Virginia Raggi, è stato assicurato assoluto garantismo.

Per i Cinque Stelle la morale è sempre doppia. E poco importa se quelle ingerenze che i pm addebitano a Siri non trovano alcun riscontro nel Def. Di Maio e compagni hanno visto nell’inchiesta di oggi l’occasione per tornare ai tempi dei Vaffa Day in cui si riempivano la bocca del grido “onestà, onestà!”. Un tentativo per riagguantare, a poco più di un mese dalle elezioni europee, il voto dell’elettorato più oltranzista e forcaiolo che da quando Di Maio ha stretto l’alleanza con Salvini fatica a dirsi ancora grillino. Un calcolo elettorale, insomma, visto che negli ultimi tempi i big pentastellati hanno perdonato qualsiasi avviso di garanzia arrivato in casa loro.

Gli attacchi di oggi lasceranno molta ruggine nei rapporti tra i due schieramenti. Già nei giorni scorsi, mentre subiva continue incursioni sulla chiusura dei porti, Salvini lamentava di ricevere “più attacchi dai Cinque Stelle che dal Pd”. Il cambio di registro di Di Maio e compagni è iniziato quando si sono accorti che i sondaggi li davano in pesante ribasso. Così, pur di racimolare qualche voto in più, hanno pensato di sacrificare la tenuta dell’esecutivo. Tanto che, non appena L’Espresso ha pubblicato le intercettazioni che svelano le pressioni sui vertici dell’Ama, i leghisti hanno reso pan per focaccia chiedendo le dimissioni della Raggi. Non certo perché indagata, ma per evidente incompetenza politica.

Tag: , , ,