Ci sono rimasti male. Poverini. Erano tutti lì pronti con il fucile mediatico puntato sulla Siria ad aspettare i primi morti civili causati da quel cattivone di Putin, alleato di quel cattivissimo di Assad.

Schiere di giornalisti e di fotografi pronti ad inondare i media di tutta la loro indignazione, aspettavano solo lo scatto giusto, una bambola di pezza tra le macerie, meglio ancora una famiglia distrutta, non osavano quasi sperare in un altro bambino sulla spiaggia.

Frotte di indignati speciali sui social network erano pronti con il like in canna a condividere il loro sdegno, a cambiare l’immagine del profilo al primo meme disponibile sul mercato della denuncia a comando.

E si ritrovano, invece, con un ospedale di Médecins sans Frontières raso al suolo da un bombardamento americano in Afghanistan, sotto il comando della NATO. E manco una bombetta caduta per sbaglio, no, addirittura un fuoco continuo di almeno mezz’ora, medici, infermieri, pazienti morti, ospedale evacuato, MdF che dichiara di aver segnalato a tutti i belligeranti la propria posizione da tempo e che lascia Kunduz lanciando accuse che tutti i nostri indignati speciali fanno finta di non sentire.
Ma non solo. Quei noti pedagoghi di Boko Haram in Nigeria ti prendono cinque bambine, la più piccola aveva 9 anni, le imbottiscono di tritolo e ci fanno un attentato terroristico.
E per concludere, quelli che i nostri indignati speciali chiamano martiri palestinesi pensano bene di andarsene in giro per Israele a sparare ed accoltellare innocui passanti e padri di famiglia davanti agli occhi dei loro bambini.
Ed ecco che siamo allo stallo mediatico. Sono saltati tutti gli schemi che si erano prefissati, quelli che loro difendono a spada tratta ti combinano un casino tale che se anche oggi ci scappassero davvero i danni collaterali in Siria, avrebbero serie difficoltà ad essere credibili nell’accusare chicchessia.
Perché, diciamoci la verità, ormai il buonismo telecomandato ha raggiunto livelli tali di ipocrisia da perdere totalmente di autorevolezza.
La guerra è sempre stata una brutta bestia, da qualsiasi parte la si guardi, ma se ti ostini a guardarla solo da una parte non hai titolo per denunciare proprio nulla.
Quello che è avvenuto in questi giorni è di una gravità inaudita, se avessero applicato gli stessi criteri di pacifismo ad oltranza non troveremmo neppure più un gattino su Facebook, inondato di video, atti di accusa, bandiere della pace, candele sparse qua e là, fotomontaggi e tutto l’armamentario a cui ormai quotidianamente siamo sottoposti.
È facile essere pacifisti con i morti degli altri, ma non si può far finta di nulla e continuare a girarsi dall’altra parte di fronte alla guerra che i musulmani ci hanno dichiarato.
È vero, siamo cresciuti col mito degli americani che ci venivano a salvare e ci sentivamo tranquilli. Mai e poi mai da piccoli ci saremmo immaginati di dover guardare alla Russia per sperare di mantenere quel minimo di libertà che i nostri Padri ci hanno conquistato in millenni di storia.
Poi ci ritroviamo con una civiltà rimasta indietro di secoli che ci vuole sottomettere e non siamo neppure in grado di comprendere la portata del pericolo, perché talmente imbevuti di pacifismo ipocrita da non comprendere l’ovvietà che in guerra ci si deve difendere quando ti attaccano, altrimenti si muore.
Se ancora esisterà una storia occidentale, se non saremo spazzati via da chi ci vuole annientare, una cosa è certa: Obama sarà ricordato come colui che in meno di un decennio ha distrutto la civiltà occidentale sbagliando totalmente la politica estera in favore del nostro peggior nemico, e ancora fatico a credere che non sia in mala fede. E non mi aspetto molto di meglio se dovesse essere eletta la Clinton, visto che ha capitanato la presunte primavere arabe che hanno dato l’avvio all’attacco finale all’Occidente.
Se hanno sbagliato tutto, sarà la storia a scriverlo, ma quanto accaduto in questi giorni conferma solo una cosa: la cronaca oggi la stanno raccontando i media sbagliati.

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