parole in libertà

“Parole in libertà” non è solo un libro in uscita domani, ma la quintessenza del pensiero libero, il frutto di una raccolta unica e imperdibile di aforismi che hanno cambiato il mondo e che continueranno a farlo finché esisteranno menti libere.
Il libro è stato pensato e curato nei minimi dettagli dai paladini della libertà dell’associazione Il dito nell’occhio, che mi hanno onorata della possibilità di scrivere la prefazione ad uno dei capitoli, di cui vi riporto qui uno stralcio.

Dissenso e satira

Non sono solo parole. Sono memi, idee, unità culturali che come i geni tentano in ogni modo di diventare immortali trasmettendosi di cervello in cervello in una spietata lotta per accaparrarsi un posto nella memoria di più persone possibile.
Non sono solo parole. Sono mezzi di acquisizione del potere, il metodo escogitato dall’intelligenza umana per indurre altre persone a fare ciò che vogliamo senza usare la violenza fisica. (…)
E’ grazie alla parola che abbiamo sostituito la legge della giungla con la razionalità, con lo scambio, la collaborazione, il denaro, l’economia, le leggi. (…)
L’errore di fondo, quel che fa sottovalutare ai più l’importanza delle parole, è però quello di non comprendere che la lotta per ottenere il potere non è affatto diventata meno spietata, ma ha solo assunto altre forme, molto più efficaci perché subdole. (…)
D’altronde, ogni sfera sociale, dalla famiglia alla nazione, ha bisogno di regole, appunto di parole, per funzionare, per permettere a tutti di convivere in modo civile rispettando la Regola Aurea che impone agli altri di non fare agli altri ciò che non si vuole sia fatto a se stessi, ossia che permette di essere liberi di soddisfare i propri egoismi senza violare la libertà altrui di fare altrettanto. (…)
Fino a che rispettiamo il principio base dell’egoismo sociale, secondo cui una società per dirsi positiva deve garantire a tutti i suoi membri un appagamento degli egoismi superiore a quello che avrebbe ottenuto impiegando le proprie risorse per se stesso, ognuno è in grado di comprendere razionalmente e naturalmente l’importanza del rispetto delle regole che discendono direttamente dalla Regola Aurea e necessarie a far funzionare quella società.
I problemi nascono quando il principio base non è rispettato a causa degli uomini al potere e si ha o uno sfruttamento ingiustificato delle risorse altrui oppure la società è in perdita e non ha nessuna ragione di esistere, sarebbe meglio scioglierla.
Ebbene, sarebbe naturale che i membri di quella società reagissero al sopruso, ma è qui che entrano i gioco i memi malefici di chi con le parole tenta di convincere gli esseri umani che devono smettere di pensare al proprio benessere in vista un bene supremo, sempre di difficile realizzazione se non utopico, imponendo regole che contrastano proprio con la Regola Aurea.
Per lo più le favole per adulti raccontano di un paradiso, in terra o in cielo, in cui tutti sono felici, uguali, ottengono senza far nulla il soddisfacimento di ogni desiderio, a patto che ovviamente si sottomettano ad un’entità superiore – che sia un Dio, un partito, un sovrano o un’oligarchia illuminata – ed eseguano fedelmente ciò che gli impone. Ed ecco che la schiavitù del potere è servita. (…)
E’ proprio sulla pigrizia e sull’invidia sociale che fanno presa le idee utopiche, accusando i più meritevoli di sottrarre risorse alla presunta comunità ed inculcando in tutti gli altri la malefica idea di aver solo il diritto di ottenere tutto ciò che si vuole, senza avere l’onere di lavorare per procurarselo ed il dovere di farlo nel rispetto delle regole del gioco.
Grazie a questa vera e propria truffa, le utopie permettono così facilmente all’entità superiore di acquisire il potere sui sudditi. (…)
Questa è l’unica via, infatti, senza usare la violenza, ma solo le parole, che ci rende marionette che si accontentano delle briciole che ci passa chi sta al potere facendoci lavorare come schiavi al suo servizio, castrando ogni nostro gusto, ogni velleità di affrancarci da un destino già segnato per noi, e talmente fessi da ringraziare pure perché convinti dagli imbonitori di turno.
Ed è qui che entra in gioco la lotta al dissenso. Più le ideologie violano il principio base dell’egoismo sociale più saranno spietate nei confronti dei dissidenti che non si conformano dimostrando che il re è nudo.
Non è un caso, quindi, che le società più liberali siano anche le più tolleranti nei confronti di chi la pensa diversamente da chi sta al centro comandi della sfera sociale. (…)
Quando invece è proprio la libertà il nemico di quelle ideologie utopiche, il dissenso è l’espressione di quella stessa libertà che quel regime vuole a tutti i costi limitare per consentire agli uomini al potere di mantenere in schiavitù i propri sudditi. (…)
Diffidare, diffidare sempre di chi non ti permette di dissentire, perché non c’è dimostrazione più palese dell’erroneità di certe ideologie. Chi impedisce il dissenso è sempre un uomo che ha paura della forza più potente che esista al mondo: la libertà. (…)
Solo una radicata idea della libertà può davvero permettere di esprimere quel dissenso che smonta ogni utopia che contrasta la Regola Aurea, ma il problema è che i malefici utopisti sono tutti nemici della libertà ed inevitabilmente alleati tra loro, pur se apparentemente su posizioni tanto distanti.
Religioni che si giustificano a vicenda perché nessuna può rinunciare all’idea stessa di insegnare a vivere ai propri adepti. Socialismi, ambientalismi, comunismi, anticapitalismi, terzomondismi, multiculturalismi e utopismi vari che si spalleggiano a vicenda nel predicare un unico credo: fate quello che vi diciamo noi per essere felici, non siate liberi perché altrimenti perderemmo il potere su di voi.
Le armi della disinformazione contro i dissidenti poi sono affinate e sempre le stesse, procedono per gradi per reprimere ogni possibilità di replica che rischierebbe di svelare la loro truffa. (…)
Il vero diritto è semmai, allora, a non essere disinformati.
Se ci fate caso, chi è davvero convinto del proprio pensiero tenderà ad usare tutte le tecniche leali di discussione, a spiegare le proprie ragioni, confutando le opinioni contrarie con la logica, con argomenti comunque in tema.
Al contrario, chi teme la competizione, forse consapevole della debolezza del suo pensiero, userà le armi della disinformazione di massa. Basta osservare un qualsiasi dibattito politico per rendersene conto.
Le tecniche sono sempre quelle:
1) ignorare l’idea, far finta che non sia mai stata espressa, occupare tutti i media per impedire che sia divulgata;
2) se non passa inosservata, sminuirla e criticarla con falsità o ingigantire problemi irrilevanti che potrebbe portare;
3) se non c’è scampo, perché è troppo buona e riesce comunque a passare la ghigliottina dei media di parte, creare dei diversivi e sviare l’attenzione su argomenti totalmente fuori tema;
4) se non basta ancora, l’arma finale è attaccare il nemico sul piano personale e morale. (…)
È solo liberandoci dalla chimera dell’imparzialità, imparando a riconoscere le tecniche di disinformazione che possiamo sperare di acquisire la libertà di farci un’opinione che sia davvero nostra.
La satira merita un discorso a parte perché ancora una volta dimostra quanto una mente libera ed intelligente possa trovare sempre un modo geniale per sciogliersi dalle catene in cui cercano di imbrigliarla.
Il dissenso puro è serio, argomentato, ma può essere molto rischioso quando si è sotto un regime utopico, è punito, è limitato, causa violenza, impone la clandestinità. (…)
La satira svicola così, tra una battuta e uno sberleffo, tra i paletti dell’informazione di regime e ne mette a nudo le incongruenze, le ipocrisie, le assurdità, svelando così l’insopprimibile anelito di libertà dell’essere umano.
Non a caso, più una ideologia è utopica, assurda, contrastante la Regola Aurea e castrante la libertà umana, più sarà intollerante nei confronti di ogni forma di dissenso, persino satirico, e la strage di Charlie Hebdo ne è solo l’ultimo esempio. (…)
Il senso dell’umorismo è, infatti, direttamente proporzionale alla libertà di una mente.

Dalla Introduzione di Andrea Babini
“Parole in libertà” è una rubrica che consiste nella pubblicazione quotidiana, in forma di “manifesto grafico”, di un aforisma inerente ai temi della libertà attribuito a un personaggio famoso. Il libro che vi accingete a leggere altro non è che la raccolta dei primi diciotto mesi di aforismi organizzata per temi e corredata di introduzioni scritte da autori di prestigio.(…)
Mi sono spesso chiesto perché amo così profondamente questo concetto tanto astratto da renderne impossibile una definizione univoca e definitiva. La Libertà sfugge ad ogni definizione; come l’amore è qualcosa di potente, ma al tempo stesso inafferrabile, eppure io so che, se non posso essere libero, non sono nulla. La risposta che negli anni mi sono dato è che, se è vero che la libertà è indefinibile, sono assai concrete le sue negazioni. Se non vi è libertà, vi è coercizione e quindi violenza, e se è vero, come afferma Karl Popper, che essere civilizzati consiste fondamentalmente nel ridurre la presenza della violenza nelle nostre società, allora forse io amo la libertà perché senza di essa non vi è vera civiltà. Non tutti gli uomini sono liberali, anzi poche persone che conosco si definirebbero cosi, ma tutti vogliamo vivere la libertà, perché le nostre scale di valori possono essere le più varie, possiamo mettere al primo posto sicurezza, onore, giustizia, equità o benessere, ma tutti questi concetti diventano sterili e inutili se non ci si sente liberi. (…)
Allora per noi che crediamo nella Libertà e vogliamo difenderla, la battaglia fondamentale consiste nel cercare di resistere alle ingerenze dello Stato e delle sue strutture nella nostra vita, mettendo paletti, cercando di sottrargli ambiti di competenza, riducendone il perimetro quanto più è possibile, recuperando alle persone intese come individui il giusto spazio vitale e di azione. (…)
A me piace pensare che i nostri aforismi siano la scaletta su cui alcune persone saliranno per arrivare al piano alto della libreria e scegliersi un testo di approfondimento sulla libertà. ”
dall’Introduzione “Nani e Giganti” del volume “Parole in Libertà”
Con i contributi di: Marco Bassani, Giovanni Birindelli, Michele Boldrin, Federico Cartelli, Gerardo Coco. Leonardo Facco, Gabriele Galli, Enrico Galloni, Oscar Fulvio Giannino, Nicola Iannello, Carlo Lottieri, Alberto Mingardi. Corrado Ocone, Guglielmo Piombini, Fabio Scacciavillani e Giacomo Zucco.
Il libro del Dito nell’occhio sarà disponibile a partire da lunedì 19 ottobre e sarà possibile acquistarlo a 12 euro sul sito dell’associazione Il dito nell’occhio oppure direttamente sul sito della Libreria del Ponte

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