imageIl Natale a Mauritius è una splendida festa che tanti dovrebbero vivere prima di sproloquiare di tolleranza acceccati dall’ignoranza.

Vedere cattolici, cinesi, indù, tamil, protestanti, musulmani passeggiare allegramente e scambiarsi gli auguri in un’atmosfera gioiosa forse gli farebbe capire come le persone siano molto più intelligenti di loro, che vorrebbero insegnarci a vivere secondo precetti forzati e innaturali. Tutti con qualcosa di rosso addosso, dai creoli con il cappello di Babbo Natale, alle indiane con il sari sgargiante fino alle musulmane con il chador scarlatto che ci prenderebbero per matti se sentissero Boldrini, presidi, sindaci e compagnia ignorante vietarci di festeggiare o di farci gli auguri per una presunta offesa nei loro confronti, semmai si offenderebbero se non ricambiassimo i loro sorridenti Joyeux Noël.

Questo piccolo paradiso nell’Oceano Indiano ha tanto da insegnare al resto del mondo in tema di tolleranza, che già è una parola sbagliata, peraltro, perché tollero ciò che in fondo non sopporto. Qui hanno invece imparato la vera convivenza basata sul rispetto reciproco di popoli tanto diversi quanto uniti dal desiderio di stare tutti bene in una Nazione che amano. E una delle basi di questo rispetto ritengo nasca proprio dal fatto che le feste religiose di ciascuno sono considerate festività nazionali, dalla Pasqua al Cavadee, al Diwali, alla fine del Ramadan, al Capodanno Cinese, fino appunto alla più amata, il Natale. Tutti festeggiano, tutti rispettano le usanze altrui, nessuno si sognerebbe di vietarle perché questa sì che sarebbe una mancanza di rispetto.

E d’altro canto, che il Natale sia diventato una festa così sentita in tutto il mondo lo deve ad un motivo che è esattamente l’opposto di quanto professa questa specie di Pa-pauperista: il consumismo.

Perché il Natale è la festa dei bambini, della frenesia dell’attesa di Santa Klaus, della gioia impareggiabile nei loro occhi quando scartano i regali, di quel puro egoismo interiore psicologico che questa stupida cultura socialista e politicamente corretta ci permette di esprimere solo da piccoli, senza farci sentire sbagliati.

Siamo esseri umani perché amiamo il piacere di soddisfare i nostri desideri psicologici e ci distinguiamo dagli animali, abbiamo creato la civiltà, ci siamo evoluti prorio perché non ci accontentiamo di appagare solo i bisogni essenziali e materiali. Il Natale, coi suoi cenoni carichi di prelibatezze per l’olfatto ed il palato, con i regali che appagano tutti i nostri sensi, è proprio la gioia del donare e del ricevere, che grazie all’empatia raddoppia il piacere.

Quel piacere, quella ricerca della felicità grazie ai meritati guadagni del proprio lavoro che non a caso è la bestia nera di qualsiasi regime autoritario, statalista e integralista poco cambia, perché trasforma i sudditi soggiogabili in cittadini ambiziosi che lottano, lavorano, producono per essere liberi di soddisfare tutti i propri desideri senza che nessun governante o sacerdote possa imporglieli o reprimerglieli. Ecco perché il modo migliore per combattere qualsiasi fondamentalismo religioso non passa dalla tolleranza vigliacca, ma dal saper mostrare al mondo quanto sappiamo trarre piacere da tutto ciò che ci circonda e che ci possiamo permettere grazie al nostro lavoro, dal più effimero al più lussuoso dei desideri.

In fondo, quindi, se il Natale – non importa perché o grazie a chi, se al Santa Klaus della Coca-Cola o a San Nicola – ormai è tanto amato da tutti, atei o credenti di ogni religione, è perché non è altro che la Festa della Libertà.

Per questo auguro a tutti un Felice Natale, che vi porti tutti i piaceri che desiderate.

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