E giunta alla fin della tenzone elettorale il dubbio sorge spontaneo: la dittatura dei parassiti si alimenta del pessimismo dei liberi produttivi?

In queste frenetiche settimane della mia prima campagna elettorale, le discussioni più accese le ho avute proprio con chi ha perso ogni fiducia, con le persone che lavorano, che producono, che mandano avanti l’economia di questo disgraziato Paese e a cui vengono rubati non solo il 70% dei loro meritati guadagni, ma soprattutto la speranza in un futuro migliore.

Nessuno ha avuto da ridire sul merito delle tante proposte pratiche che ho avanzato per risolvere i problemi di Roma a costo zero e tagliando tasse e spesa pubblica, le hanno considerate di buon senso, alcune rivoluzionarie proprio perché semplici e facilmente attuabili, ma in troppi mi hanno consigliato di lasciar perdere perché secondo loro nessuno mi avrebbe mai permesso di metterle in pratica in un sistema marcio che non vuole cambiare.
E’ vero che il sistema non vuole cambiare, che i parassiti vogliono continuare a gestire il potere come hanno fatto per decenni, ma non mi arrendo a questo disfattismo perché è proprio ciò che i parassiti vogliono.

E’ evidente già dalla scelta della data delle elezioni in pieno ponte che Renzi stia puntando all’astensionismo perché è il modo più facile per ottenere la sua dittatura finto-democratica senza colpo ferire.
Più la maggioranza diventa silenziosa non facendo sentire la propria voce nella cabina elettorale, più la minoranza di truppe parassite cammellate ha gioco facile nel far eleggere chi garantisce loro i privilegi pagati proprio dai liberi produttivi, che così diventano sempre più schiavi.
E sono talmente sfiduciati che, anche se gli porti idee valide per ridurre gli sprechi, la burocrazia e le tasse che li opprimono, ti dicono che sono ottime, ma che non le ritengono più realizzabili in un Paese ormai finito.

Con la malaugurata vittoria di Rachel Raggi, poi, il disegno di Renzi sarebbe completo, perché così spazzerebbe via anche i pochi che ancora si illudono che l’unica soluzione sia l’incompetenza dei moralizzatori da strapazzo, come se Firenze l’avesse resa splendida Savonarola, bruciando tutto nel falò delle vanità, anziché Lorenzo il Magnifico.
Non riescono a credere che ci possa essere un’alternativa, che proprio dal mondo libero produttivo possa venire la soluzione per tornare a far funzionare una città come Roma, perché ormai si sono fissati che l’unica soluzione sia il disastro totale, il fallimento, con l’illusoria ed infondata idea che solo dalla fame possa partire la rivoluzione e la rinascita dalle macerie.
No, non capiscono che Renzi non li porterà alla fame completa, ma solo a soddisfare quel minimo di bisogni essenziali per la sopravvivenza nel più classico panem et circenses che gli consenta di mantenere il potere su schiavi, che finché non rischiano davvero la vita non cercano di riappropriarsi del bene più prezioso, la libertà.

Cambiare si può e si deve, la possibilità c’è, è reale, è concreta, ma ci vuole fiducia, ci vuole speranza, bisogna credere ancora che ce la possiamo fare ad impedirgli questo meschino disegno infausto.
E glielo può impedire solo quella maggioranza di persone produttive, rimaste in silenzio, ma ancora (per poco) libere di far sentire la propria voce forte, chiara e vincente.

Quel mondo produttivo che sostiene Marchini e che non a caso parassiti come De Benedetti e i suoi giornali fanno di tutto per ostacolare, con la solita tiritera che conosciamo da decenni e con sondaggi pilotati per dirottare i voti sulla Meloni, quando chiunque capirebbe che da sola con Salvini proprio a Roma non potrà mai avere i voti che fingono di attribuirle.

Non fatevi incantare dalle sirene che vi vogliono far naufragare sugli scogli della disinformazione, ragionate con la vostra testa, i sondaggi fateli parlando con le persone che vi circondano.
Per questo domenica non date retta al pessimismo e fatevi ascoltare.

Si vota fino alle 23, fate in tempo a tornare dal mare, andate alle urne e date la vostra preferenza.
Ricordatevi che si vota tracciando una croce sulla lista che sostenete, potete scrivere a fianco della lista corrispondente il cognome del candidato consigliere a cui volete dare la preferenza, potete dare due preferenze purché il secondo sia di sesso diverso dal primo, altrimenti il voto è comunque valido, ma la preferenza va solo al primo nome indicato.
Ricordatevi che non si possono votare due liste diverse o indicare il nome di candidati di altre liste, altrimenti rischiate di annullare il voto.
Se non fate altri segni il voto va automaticamente anche al candidato sindaco che sostiene la lista che avete scelto.
Se invece volete dare la preferenza a un candidato consigliere di una lista e il voto ad un sindaco di una coalizione diversa lo potete fare con il voto disgiunto. In questo caso, oltre alla preferenza sulla lista come spiegato sopra, vi basta fare una croce anche sul nome del candidato sindaco diverso che volete sostenere.
Votate chi volete, ma votate, perché ogni astensione è un voto a favore della dittatura di Renzi e sono certa che non la vogliate.

Barbara Di Salvo
Candidata al consiglio comunale di Roma con la lista Rete Liberale per Marchini sindaco.

P.S.: E se vorrete onorarmi della vostra preferenza ecco dove trovate il simbolo di Rete Liberale e potete scrivere Di Salvo sulla scheda elettorale.

facsimile scheda elettorale

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