Mai come in questa tornata elettorale è apparso evidente il peggior limite dei liberi produttivi: l’individualismo. Già lo preannunciavo come il motivo principale per cui la maggioranza degli italiani continua a farsi comandare dai parassiti, gli unici in grado di fare squadra, e purtroppo non sono stata smentita.

E allora, se questa è una caratteristica di coloro che vorrebbero rappresentare i liberi produttivi, meglio prenderne atto e metterla a frutto agendo sul lato positivo di questa medaglia: la competitività.

Ogni lib-qualcosa si sente più lib-qualcosa di altri e per questo meglio in grado di far riemergere questo disgraziato Paese dagli abissi dello statalismo. Tutti concordano che sia necessario ridurre drasticamente la burocrazia, la spesa pubblica, gli sprechi, l’intervento statale nell’economia e nella vita di ogni cittadino, ma viaggiando in ordine sparso continuano a far vincere chi fa esattamente il contrario, convinti come sono di avere la ricetta migliore per ottenere questo risultato comune.

Ottimo. Allora dimostratelo in una sana competizione, ma che sia interna all’elettorato libero. Anziché dividersi in mille sigle, partiti, associazioni, in cui ognuno si sente il più figo del bigoncio, e competere divisi gli uni contro gli altri durante le elezioni, facendo così inevitabilmente vincere i parassiti compatti, meglio essere competitivi prima, confrontarsi, far emergere il merito dei candidati e poi procedere uniti contro il vero avversario.

Sembra ovvio, ma a quanto pare non lo è da decenni. C’era riuscito solo Berlusconi nel 1994 a riunire gli individualismi, ma ormai quel progetto ha mostrato il suo limite nella mancanza di meritocrazia nella scelta della classe dirigente e dei candidati, non affidata ad una reale competitività per meriti politici, ma basata per lo più sulla scelta del capo, a cui tutti per questo motivo puntavano per ingraziarsi lui anziché gli elettori.

Non a caso sono emersi più yes man che alla prima occasione hanno tradito chi li aveva investiti di un ruolo che evidentemente non meritavano, come dimostra la triste fine che hanno poi fatto. La politica non si fa con la gratitudine, concetto sconosciuto e controproducente quando preteso dagli incompetenti che non ammettono di esserlo, ma con la leale competizione delle idee e delle capacità.

Dato, quindi, per assodato che quel tipo di destra è finito, non raccoglie più voti proprio perché ha perso ogni autorevolezza dopo troppe scelte sbagliate di incapaci immeritevoli, bruciando così anche tanti che invece meritavano fiducia, è arrivato il momento di ricostruire partendo dal merito, proprio ciò che amano e rispettano i liberi produttivi e che si è perso per strada in questi anni, allontanandoli dalla politica in cui hanno smesso di credere.

E’ inutile e velleitario, però, tentare di fare un partito unico, quando ogni sigla pretende di essere l’unica rappresentativa e vorrebbe per questo incorporare tutte le altre. Ci hanno provato tutti e non ha funzionato proprio per questo motivo.

E allora, vista anche la legge elettorale che obbliga a presentare un’unica lista, la soluzione non può che essere una Federazione dei Liberi, quasi un ossimoro, ma proprio per questo, se strutturata tenendo conto degli individualismi e valorizzando la competività, l’unica che possa funzionare.

Nessuno rinuncia alla propria individualità e autonomia interna, alla propria storia, nessuno ha la supremazia di nascita, tutte le associazioni partecipano alle scelte decisive, ma al momento di scegliere i candidati tutte si mettono in gioco per convincere tutti gli associati a farsi rappresentare dai migliori in campo, formando una lista unica in cui si presentano alle elezioni i candidati preferiti e si lotta compatti contro i veri avversari politici. No, non si tratta di semplici primarie, del tutto inutili quando manca una rete strutturata di supporto alle spalle e tutti vanno allo sbaraglio.

Semmai, la Federazione può riunire tutti i partiti, le associazioni, i gruppi di interesse, con uno statuto che valorizzi l’apporto di ognuno.

In estrema sintesi, occorrono un’Assemblea di delegati assegnati in proporzione al numero degli iscritti ad ogni associazione federata, dove si assumono le decisioni principali riguardanti tutte le associate e si decide la linea politica generale.

Serve poi un Consiglio Direttivo in cui siedano tutti i presidenti federati, dando il giusto spazio di rappresentatività alle singole realtà a prescidere dal numero degli iscritti di ognuna, ma dove si tenga conto della effettiva consistenza associativa con un pari numero di componenti eletti dall’Assemblea. Il compito principale di questo organo sarà per questo deliberare l’ammissione di nuove associazioni, che perseguano gli stessi obiettivi politici della Federazione.

Per essere operativi poi occorrono un Presidente, scelto con una votazione libera e aperta a tutti gli iscritti di tutte le associazioni, ed una Giunta di Presidenza composta da membri invece sottoposti ad una doppia votazione, prima da parte di tutti gli iscritti e poi da parte del Consiglio Direttivo tra la rosa di nomi più votati emersa dall’elezione generale.

Perché questo meccanismo? Perché permette di far emergere il merito dei candidati a governare la Federazione, evitando che si creino Giunte composte di yes man del Presidente di turno che monopolizzano la politica della Federazione, facendo scappare chi non si allinea, ma allo stesso tempo permette a tutte le associate rappresentate in Consiglio Direttivo di scegliere coloro, già selezionati per merito, che meglio sappiano fare la sintesi di tutte le anime della Federazione e lavorare per il loro miglior coordinamento.

Dulcis in fundo, la scelta dei candidati a qualsiasi carica elettiva, non solo per quelle apicali, ma per tutti i deputati o consiglieri. Basta imposizioni dall’alto degli amici del Presidente o della Giunta, ma una sana e leale competizione aperta a tutti gli iscritti, con primarie vere, sentite, con programmi definiti, dagli esiti non scontati e dove finalmente sia il merito ad emergere e contare davvero per entrare nella lista unica della Federazione dei Liberi, che si presenta così unita alle elezioni e rappresentativa di tutte le associate.

Con candidati che già hanno dimostrato così di saper raccogliere il maggiore consenso tra gli iscritti alla Federazione, allora sì che ci si può presentare compatti e competitivi per combattere come si deve contro l’avversario parassitario comune, per rendere questa Italia finalmente libera e produttiva.

Chi ci sta? Chi ha il coraggio di mettersi in gioco? Chi è disposto a farsi contare per contare davvero?

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