Di fronte a una tragedia come quella di Rigopiano subito sorge spontanea la caccia al colpevole. Calma! Non fatevi fregare dalla rabbia e provate a ragionare sulle reali responsabilità, il cui senso ormai si è perso da troppo tempo in Italia.
Partiamo dalla fonte, la Natura. Ci ha sempre ucciso e sempre ci ucciderà. Se abbiamo inventato la collaborazione per ridurre il rischio e aiutarci nell’emergenza è solo per intelligenza e istinto di sopravvivenza. Se abbiamo affidato allo Stato la gestione di questa collaborazione è per egoismo sociale. Se lo Stato non è in grado di farlo, quello Stato viola il principio base dell’egoismo sociale e non ha più ragione di esistere. È sempre la natura a ucciderci, ma ribellarsi a uno Stato che non funziona è solo istinto di sopravvivenza e intelligenza.
Ma attenzione! Chiariamoci prima sui compiti che abbiamo affidato allo Stato, inteso ovviamente in tutte le sue articolazioni locali e amministrative. Altrimenti fate solo il gioco di chi ha creato un sistema ad hoc perché tutti siano colpevoli, ma nessuno responsabile.
Lo Stato non è né una mamma che non mi punisce perché si sente in colpa per non avermi educata come si deve, né un papà che impone mille regole perché io non muova un passo da sola e resti sempre sotto il suo controllo.
Siamo esseri adulti che si devono assumere la responsabilità dei propri errori, soprattutto quando non teniamo conto dei rischi che corriamo e del pericolo in cui mettiamo gli altri.
E allora se contro la violenza della Natura io da sola posso fare poco o nulla, mi organizzo e creo una società con i miei concittadini che in caso di neve, con tanto di terremoto annesso, mi sgomberi le strade il più in fretta possibile di modo che io possa mettermi in salvo dal pericolo valanga. Se la valanga cade, io pretendo che quella società abbia un servizio di emergenza che faccia accorrere con gli elicotteri i soccorritori per tirarmi fuori dalla neve e salvarmi la vita. Ripeto, non è altro che istinto di sopravvivenza organizzato grazie all’intelligenza.
Non sto qui a discutere se sia meglio affidare a società private o pubbliche questo servizio di protezione civile, perché il punto è che oggi come oggi è affidato allo Stato e si parla dei fatti non delle utopie. Questo servizio è l’ABC dello Stato, il principale motivo per cui è stato creato. E lo Stato è inadempiente, è colpevole perché non ha ripulito le strade prima che cadesse la valanga, perché non ha risposto alle chiamate di emergenza, perché non ha organizzato i soccorsi in modo rapido ed efficiente, perché ha lasciato tutto sulle spalle di eroi volontari, perché ha tagliato i fondi e smantellato uno dei servizi di protezione civile più efficienti al mondo. E questo Stato ha nomi e cognomi, ha dei responsabili a ogni grado di comando e sono loro che devono assumersi la responsabilità, sono loro che devono pagare per le loro colpe.
Ma notate come vi stanno già fregando in modo subdolo. Cominciano a dire che la colpa è di chi ha costruito l’albergo lì, anzi peggio, di chi ha dato le autorizzazioni per costruire sotto una montagna, perché bisogna prevenire, perché bisogna eliminare il rischio, perché le valanghe cadono.
È una truffa, è la più grande truffa della storia d’Italia, è la fonte della burocrazia e dell’assenza di responsabilità. Perché dopo avervi inculcato questa idea vi diranno che serve una legge per prevenire il rischio valanghe, che dovranno fare più controlli, che dovranno dare più autorizzazioni, che ci vorranno più permessi e solo allora saremo al sicuro dalla morte.
E dopo vi diranno che servono più funzionari per controllare e dare le autorizzazioni, poi serviranno tasse per pagare i burocrati, poi servirà più debito pubblico, poi serviranno più tangenti per riuscire a ottenere la semplice libertà di costruire sul nostro terreno e creare una qualsiasi attività produttiva.
La burocrazia serve solo a pagare i burocrati, non a eliminare il pericolo di morte. Le valanghe cadono e continueranno a cadere, ci saranno terremoti, ci sarà pioggia torrenziale, alluvioni, ma non ci saranno più i soldi per la protezione civile, per salvare le vite in caso di inevitabili disgrazie perché ce li avranno rubati tutti illudendoci di poterle evitare.
E soprattutto non ci saranno mai colpevoli, perché ci sarà sempre una legge che manca e che avrebbe potuto prevenire la tragedia. E visto che mancava proprio quella legge, nessuno pagherà per le sue colpe.
Io non voglio una legge per prevenire l’imprevedibile, voglio che sia applicata una legge antica quanto l’uomo per punire chi causa un danno a un altro essere umano.
Non voglio autorizzazioni per costruire alberghi in montagna, ma che chi li costruisce si assuma davvero la responsabilità dei rischi che fa correre ai suoi clienti, che questo rischio passi a chi si compra l’albergo e ci ospita delle persone che mette in pericolo. Solo se chi si assume il rischio ha la certezza di essere punito in caso di tragedia si fa vera prevenzione, non con le carte bollate. Oggi, invece, il sistema burocratico italiano fa proprio il contrario, esonera dalla responsabilità chi mette in pericolo gli altri e causa una tragedia, purché abbia il giusto pezzo di carta in tasca.
Il rischio non è eliminabile, ma è quantificabile, esiste un mercato delle assicurazioni per questo. Lasciamo perdere che in Italia sono solo odiati carrozzoni sovvenzionati, ma sono loro che devono darmi il servizio di garantire il risarcimento in caso di danni e questo servizio l’albergatore lo devo pagare con un premio proporzionato al rischio che fa correre.
E allora vedi che se voglio costruire un albergo in una zona pericolosa ci penso non una, ma venti volte prima di farlo, anche senza l’autorizzazione di un inutile burocrate, perché il costo lo devo pagare prima ancora di aprire.
Questa tragedia è emblematica del fallimento dell’Italia come Stato, che per come funziona oggi, o meglio non funziona, non ha più ragione di esistere, andrebbe smantellato dalle fondamenta.
Ma non si può farlo se non siamo noi i primi a capire che lo Stato non è altro che una società a cui chiediamo un servizio, lo paghiamo e pretendiamo che ci sia fornito al meglio.
Non è né una mamma né un papà e finché continueremo a comportarci come bambocci viziati che non si vogliono assumere la responsabilità delle proprie azioni non lo cambieremo mai.
Non abbiamo bisogno di altre regole e autorizzazioni, abbiamo urgente necessità di libertà e responsabilità.

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