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Anche Grasso si è unito alla schiera dei buonisti coi soldi degli altri, ché i buoni veri usano i soldi propri, e così, come la sua compagna di scranno, chiede l’accoglienza indiscriminata di tutti gli immigrati bisognosi di assistenza sociale, o meglio economica.

Non è un caso, non è bontà, è solo l’ultima spiaggia della spesa pubblica incontrollata. Ormai i cittadini produttivi sono esasperati dalla pressione fiscale, ma soprattutto hanno cominciato a capire e controllare come vengono spesi i loro soldi.

Per decenni li hanno illusi con il bengodi finanziato dai nipoti col debito pubblico e vai di appalti pubblici, imprese pubbliche anche per preparare la piadina romagnola, partecipate a go go, impieghi pubblici inutili, pensioni baby come se non ci fosse un domani.

Poi sono arrivati tangentopoli, la casta, quel barlume berlusconiano di meno tasse per tutti, ma soprattutto la crisi nera, ed ecco che i cittadini hanno cominciato a fare i conti della serva ed hanno capito come venivano sprecati i loro sudati guadagni. Non ci stavano più, per lo meno quelli che non succhiavano alla mammella statale, hanno iniziato a lamentarsi, a denunciare gli sprechi, sono partite le inchieste, hanno visto il fondo del barile.

Oggi come oggi ci provano ancora, ma hanno meno margini di manovra, sono più controllati, va di moda la trasparenza a parole, per cui i politici spendaccioni hanno stanno più attenti sugli sprechi classici.

Per cui cosa ti inventano? Buonismo e ambientalismo. Sono due facce della stessa moneta pubblica. Perché fanno leva sui sentimenti, l’ambiente, i poveri bambini che muoiono nel Mediterraneo, la pena, la paura di passare per razzisti e inquinatori. Via, tutti uniti nella crociata ”salviamo il mondo”.

Sono i classici memi-veicolo, i più subdoli, fanno leva sui buoni sentimenti, ma sono una vera e propria truffa, sono come treni arcobaleno usati per trasportare a nostre spese solo i parassiti che ci guadagnano senza che abbiamo il coraggio di lamentarci, per non essere tacciati di cattiveria. Noi esseri insulsi che non ci preoccupiamo della bufala del riscaldamento globale e vogliamo calpestare i diritti umani di questi poveri e tristi immigrati, costretti a imbarcarsi per venire a cercare un futuro migliore in Italia e in Europa.

Diritti umani? E dove sarebbe codificato questo diritto umano a immigrare illegalmente in un Paese straniero per farsi mantenere a spese dei suoi cittadini?

Andiamo a cercarlo nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la cartuzza ONU fondamentale in materia.

Io non lo trovo, anzi, leggo all’art. 13 che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.” Dentro i confini del proprio Stato. Chiaro il concetto?

Poi leggo “Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.” Quindi hanno diritto di lasciare il proprio Paese (nessuno glielo vuole impedire), hanno diritto di tornarci (magari!), ma non c’è mica scritto che hanno diritto di entrare in uno Stato che non sia il loro.

Salvo che abbiano diritto di asilo dalle persecuzioni (art. 14), ma è questa l’unica eccezione e sappiamo bene che riguarda meno del 5% dei migranti.

Ma forse alle Nazioni Unite sono tutti cattivi, invece nella UE sono più buoni?

Leggiamo la Carta dei diritti fondamentali UE per capire se è così.

Art. 45 “1.Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.” Cittadino dell’Unione? Chiaro? Quindi, non extracomunitario.

2. La libertà di circolazione e di soggiorno può essere accordata, conformemente ai trattati, ai cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro.” Risiedono legalmente? E’ chiaro anche questo concetto? Nel rispetto delle leggi, quindi non clandestini.

Però noi siamo buoni e una volta che sono entrati non possiamo mica farli morir di fame e non dar loro tutti i meravigliosi servizi che il nostro costosissimo stato sociale mette a disposizione dei cittadini, perché saremmo cattivi e razzisti. Ce lo chiede l’Europa.

Davvero ce lo chiede l’Europa? Non mi pare leggendo l’art. 34 “1. L’Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto dell’Unione e le legislazioni e prassi nazionali.

2. Ogni persona che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali, conformemente al diritto dell’Unione e alle legislazioni e prassi nazionali.”

Avete letto bene? Ogni persona che risieda o si sposti legalmente? Ancora dubbi sul concetto di extracomunitario clandestino?

Nessun diritto, nessun dovere di accogliere e di sfamare tutti gli abitanti del mondo, quindi.

Ma vuoi mettere la facilità con cui possono spendere e spandere soldi pubblici senza controlli? Sia mai che parta un’inchiesta sul giro di miliardi che muove la carità pelosa o l’ambientalismo spinto. Giornalisti e magistrati si guardano bene dal pericolo di passare per razzisti e inquinatori. Anzi ci vanno a nozze con i sequestri di aziende attive in nome del principio di precauzione ambientale, malgrado sia la più grande bufala del secolo.

Ed eccoti servito su un piatto d’argento lo spreco incontrollato di denaro pubblico, o meglio nostro.

E che dire poi dell’elettorato? Le cosiddette onlus, quelle che dovrebbero essere senza scopo di lucro, muovono un giro di affari di più di 65 miliardi, dicono, ma temo che siano molti di più.

Ma soprattutto sfamano 7 milioni di persone. Ci informa della cifra il Corriere della Sera che, giusto l’altro giorno, ha fatto uscire il nuovo imperdibile inserto “Buone notizie”, dedicato proprio a loro, i c.d. operatori del sociale, e ai loro buoni e caritatevoli sentimenti. Avete presente quanti voti sono? Circa il 15% dell’elettorato, senza contare i familiari a carico.

Certo, ti dicono che i dipendenti assunti sono circa 500.000, ma non stanno considerando i soci delle coop e soprattutto quelli che si spacciano per volontari. Ecco, li vorrei vedere davvero i bilanci di queste onlus e capire quanti “rimborsi spese”, senza pagare tasse e contributi, sfamano tutti questi presunti volontari.

Guardatela la consacrazione finale della nuova frontiera del posto pubblico camuffato da buonismo: il CNEL. Quel famoso carrozzone che non serviva più e dovevamo abolire col referendum . Non solo è vivo e vegeto, ma madonna Boschi, la prima firmataria della riforma costituzionale, si è occupata personalmente di scegliere chi aveva diritto di entrarci e avere un posto in prima fila sulle politiche del lavoro. Indovinate un po’ chi ha preso uno degli unici due posti a disposizione dei professionisti, su suggerimento dell’ineffabile ministro Orlando, quel comunista che considera la proprietà privata un tabù da sfatare. Non gli avvocati, non i notai, non gli ingegneri, non gli architetti, bensì proprio loro, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali. Dall’alto dei loro 42.000 iscritti saranno loro a sedere accanto a sindacati e Confindustria per dare i loro saggi consigli. Lodevole, no?

No, non sono affatto buoni. Stanno semplicemente raschiando il fondo del barile, non avevano altra strada per continuare a succhiarci soldi in nome dell’emergenza continua, creata da loro stessi e dalle ONG conniventi, ed impedirci di alzare la voce per lamentarci dello scempio in atto.

E ancora vi chiedete perché insistono tanto per lo ius soli? È lo specchietto per le allodole ideale per indurne altri a imbarcarsi per l’Italia e soprattutto costringerci a sfamarli in nome dei cosiddetti diritti umani che, certo, non potremmo negare ai cittadini italiani, no?

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