Trickfilm

Avete il terrore di quel che diciamo, di ciò che scriviamo, ci state facendo vivere in un incubo politicamente corretto dove vietate ogni parola che vada contro le vostre ideologie.
Guai a usare le parole proibite, non vi azzardate a pronunciarle, non vi permettete di pubblicarle, perché subito scatta la censura morale e materiale. Ci costringete a girarci intorno, perciò ogni giorno c’è una nuova parola che vi terrorizza da mettere all’indice.
Sta diventando surreale qualsiasi conversazione pubblica, per non parlare poi dei commenti su Facebook dove scatta la ghigliottina del blocco profilo al minimo accenno.
Nascondete la vostra logofobia dietro l’hate speech, perché fa figo inglesizzare la censura. Dall’Europa, dove non si fanno parlare dietro da nessuno in fatto di pensiero unico, è già pronta la minaccia di regolamento se i colossi del web non saranno ancora più duri nella censura. In Italia addirittura è pronta una legge per l’inseguimento in giro per il web da parte dei mastini dell’AGCOM se osi pubblicare qualcosa di politicamente scorretto.
Sia mai che, invece, si preoccupino di ripristinare i diritti fondamentali dell’uomo calpestati dai colossi del web, che agiscono senza che nessuna autorità giudiziaria, indipendente o amministrativa, abbia il benché minimo potere di controllare il loro operato ai nostri danni. Perché, guarda caso, ancora non si sono ricordati di fare una legge o un regolamento che consenta ai cittadini di appellarsi contro i soprusi e le violazioni dei loro diritti perpetrati dai vari FB, Twitter, Youtube, senza alcun controllo imparziale. D’altronde, i cani orwelliani sono fedeli ai maiali e vanno lasciati liberi di azzannare le pecore che sgarrano.
Naturalmente la spacciano per lotta al terrorismo, perché si sa che ogni limitazione della libertà nasce sempre dalla scusa di una maggiore sicurezza, ma in realtà la usano solo per censurare i pensieri contrastanti con il verbo politicamente corretto.
Ma di che hanno paura? Perché tanto accanimento contro semplici parole? Parole che da secoli servono a descrivere determinati oggetti e soggetti improvvisamente terrorizzano questa classe politica e dirigente.
Potere, memi, egoismo esteriore psicologico, politica, controllo delle masse, sempre lì siamo. Hanno costruito un mondo falso, che esiste solo nella loro mente, hanno obiettivi di egemonia che passano attraverso il controllo delle menti.
E si sa, le menti lavorano con le parole, le menti ragionano, le menti pensano, le menti si ribellano. E non devono, i cittadini devono stare buoni, zitti, asserviti, devono subire le loro politiche scellerate, dall’invasione incontrollata, alla spesa pubblica spropositata per finti fini buonisti, alla burocrazia esasperante per giustificare una macchina statale ed europea abnorme e inutile.
Vogliono far sopravvivere solo i loro memi, le loro idee, per raggiungere i loro obiettivi di potere. Da che è stata inventata la parola, da che sono nati i memi, la lotta per la loro sopravvivenza si è fatta sempre più spietata, perché tra due idee contrapposte non sempre vince la migliore, ma quella più forte, che fa più presa su menti, spesso deboli e poco istruite, perché è solo sulla condivisione delle idee che si basa il consenso.
Il potere ha sempre cercato di sottomettere le idee contrastanti, ma Internet li aveva spiazzati, il gioco era diventato incontrollabile, troppo rapida la diffusione, troppe le idee da contrastare.
E cosa fai su Internet quando cerchi qualcosa nell’universo indistinto di informazioni presenti? Usi i tag, le parole chiave. E loro su quello si sono concentrati, sulle parole proibite che richiamano idee contrastanti con il pensiero unico che ci vogliono imporre.
Proibirci le parole non significa solo educarci a forza ad essere cittadini rispettosi di tutte le diversità, come ci vogliono far intendere, ma al contrario significa imporci quel sogno egualitarista che da sempre serve a controllare le masse per evitare che si ribellino al potere. Limitare il nostro vocabolario è la più subdola e infame delle limitazioni di libertà perché porta con sé tutte le altre schiavitù.
L’incubo si farà sempre più doloroso se continueremo ad assecondarlo senza reagire. E no, non dico di fare i martiri e di usare quelle parole, tanto è ormai una lotta impari visto che l’informazione passa tutta per i colossi del web, che a partire da FB si sono subito asserviti.
Quello che non hanno capito, però, neppure osservando la storia che si sta solo ripetendo in forma più tecnologica, è che più censurano, più si comportano come quei genitori che mettono in castigo i figli piccoli quando dicono una parolaccia. Cosa ottengono? L’effetto contrario.
Perché una cosa si dimenticano: le parole le puoi anche vietare, ma le idee, i memi hanno uno spirito di sopravvivenza molto più forte della censura e troveranno sempre il modo di replicarsi, magari con una perifrasi.
E soprattutto si scordano che esiste un posto dove ancora vige la libertà di espressione lontano da occhi indiscreti che ti censurano: l’urna elettorale.
E allora non chiedetevi come sia stato possibile che in Austria abbiano vinto proprio i partiti che più pronunciano le parole vietate. Li avete fatti vincere voi grazie alla vostra censura.

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