Fate attenzione perché vogliono fregarvi di nuovo e farvi credere che la richiesta di autonomia di Lombardia e Veneto sia una guerra tra impoveriti di nord e sud, ricchi egocentrici che non vogliono aiutare chi ne ha bisogno. Anziché capire che si tratta dell’ultimo grido disperato di chi non riesce più a reggere la baracca, ricomincia il lavaggio del cervello tipico del socialismo irresponsabile. Con la scusa di fare il bene del prossimo sfruttano gli egocentrismi dei singoli, rinnegano l’egoismo sociale in un’assurda lotta di classe che contrasta con il fondamento della società. Le classi sociali, non dovrebbero affatto combattersi, ma collaborare ed equilibrare i loro egoismi al fine di ottenere tutti i maggiori vantaggi dell’egoismo sociale, a patto che se ne rispetti il principio base. Se, al contrario, le classi sociali tentano solo di sfruttarsi a vicenda, lo scontro è inevitabile e quella società è destinata alla distruzione.
Ma fate attenzione al metodo subdolo che utilizzano da secoli: la deresponsabilizzazione della spesa pubblica. Sono i politici che non vogliono affatto far capire chi spende e soprattutto da dove provengono i soldi spesi. Piangono miseria per scaricare su entità indefinite le responsabilità degli sprechi e dei disservizi. Mancano i soldi per le strade comunali: è colpa dello Stato che non li dà; mancano i soldi per ripianare il debito pubblico statale: è colpa degli enti locali che li sprecano; mancano i soldi per abbassare le tasse: è colpa degli evasori.
Riuscite a immaginare quanti sono 800 miliardi di euro all’anno di spesa pubblica? Una cifra folle. Se voi aveste un’impresa che spende anche solo 8 miliardi all’anno sapreste perfettamente dove e come sono stati spesi, da quali dirigenti, come li avete incassati e se ne avete abbastanza per l’anno dopo. Ebbene, voi siete i soci di quella società chiamata Stato che spende 800 miliardi, li avete versati voi allo Stato, vi siete indebitati voi per gli anni a venire, ma non avete la più pallida idea di quali dirigenti abbiano deciso di spenderli né per cosa.
Ed è voluto, non ci pensano proprio a rendervi chiaro chi decide le entrate e le uscite, vi abbindolano con i numeri, con le percentuali Istat, vi illudono con PIL e crescita, si giustificano con la crisi globale, ma i nomi di chi spende non li fanno neppure sotto tortura.
Sapete perché? Perché li caccereste quei dirigenti che sprecano i vostri soldi per spese del tutto inutili, che non vi danno alcun vantaggio né morale né materiale, perché violano il principio base dell’egoismo sociale e vi stanno solo sfruttando.
È proprio l’approccio alla spesa pubblica che andrebbe stravolto, non serve a niente prendersela con voci singole, con gli sprechi buoni solo per fare audience a Report. E questo approccio non può non passare attraverso tre concetti fondamentali: sussidiarietà, trasparenza e responsabilizzazione. Non bastano piccoli aggiustamenti di facciata per calmare i creditori più impazienti, né taglietti qua e là, illudendoci di poter tirare a campare ancora un po’, perché questo è il reato di bancarotta fraudolenta.
Non è in discussione, qui, se un’attività possa o meno essere svolta dalla sfera sociale pubblica, quanto chi debba pagarla e chi debba deciderla. Le due questioni, però, non possono essere slegate. Minoranze egocentriche non possono decidere di appagare i propri egoismi facendoseli pagare da chi non solo non ne trae alcun vantaggio, ma non può neppure opporsi a tale spesa. Il sacrosanto principio del no taxation without representation deve essere affiancato, infatti, dal principio speculare del no representation without taxation. Vuoi un servizio pubblico? Hai il potere di decidere se e come ottenerlo? Ebbene, lo paghi. Mi sembra così banale che non mi spiego come abbiamo potuto accettare che andasse diversamente. Perciò la riforma della spesa pubblica non può che passare dalla responsabilizzazione dei cittadini e dei politici locali e statali, riunificando le decisioni di spesa ed il suo accollo in capo a coloro che davvero ne beneficiano. In altre parole: federalismo fiscale.
È fondamentale, infatti, che i membri di ogni sfera pubblica, dal più piccolo comune, alla Regione, fino allo Stato, abbiano una percezione diretta delle spese che li riguardano, che possano giudicare ed eleggere i rappresentanti politici sulla base delle decisioni economiche, comprendendo quanto costa loro ogni iniziativa. Perché ciò sia possibile, però, è necessario imporre la massima trasparenza, affinché i cittadini siano davvero in grado di giudicare i politici al termine del loro mandato, esattamente come ogni amministratore deve rendere conto di tutte le sue azioni all’assemblea dei soci. Solo in questo modo li si responsabilizza, facendogli comprendere sia prima che dopo le elezioni se il loro voto e, quindi, le tasse locali e statali valgano il servizio o il bene ottenuto.
Ecco perché mischiano le carte, addossano la colpa dei tagli di servizi essenziali alle regioni ricche per ottenere il voto delle regioni povere, addossano le colpa degli sprechi alle regioni povere per ottenere il voto di quelle ricche, addossano la colpa delle tasse alte agli evasori con la più grande bufala del secolo per cui “se tutti pagassero, pagheremmo di meno”. Mai una volta, però, che abbia sentito dire “quell’opera pubblica l’ha voluta Tizio, si è fatto eleggere promettendola, è costata tot, i soldi sono stati presi dal bilancio del comune, per questo il bilancio è in rosso e dovremo aumentare l’addizionale Irpef, ma quell’opera non è servita a nulla”. Mai una volta che abbia sentito un cittadino dire “io ci sono cascato, ho votato Tizio perché volevo quell’opera e, ora che ho capito che non serviva a nulla e mi è costata troppo, non lo voterò più”.
È un gioco perverso e infantile allo stesso tempo. Se non lo pagano direttamente invece, chi glielo fa fare di rinunciare ad un’opera inutile ed inefficiente? È ovvio che si moltiplichino gli sprechi, che non si ragioni sulle conseguenze di scelte politiche dissennate, tanto sembra tutto gratis. Se qualcuno vi offrisse una giornata di shopping sfrenato, senza tirare fuori il portafoglio, voi che fareste? Comprereste qualsiasi cosa, è ovvio, senza preoccuparvi di chi stia pagando al posto vostro. E non è che si discuta solo di spese fatte da una regione ed accollate alle altre che non ne fruiscono, quanto del fatto che vi stanno pure fregando. Credete che vi abbiano regalato 20 paia di scarpe che non metterete mai ed, invece, ve le hanno fatte pagare molto più care del prezzo sul cartellino. Solo che, anziché farvi tirare fuori il contante, vi hanno abbindolato con una carta di credito revolving, con tassi usurari, e continuerete a versare rate per tutta la vita e le farete pagare anche ai vostri figli e nipoti. Se vi avessero prospettato questo metodo di pagamento vi sareste dati una regolata? Ecco, questo è ciò che accettate ogni giorno, anzi lo pretendete pure, come bambini viziati che battono i piedi per avere giocattoli inutili.
La responsabilizzazione della spesa pubblica non può però essere chiesta solo ai politici, accusandoli di sperperare, ma deve partire dal basso. Dobbiamo essere noi i primi a capire che le scelte sbagliate, l’aumento delle tasse, il debito pubblico partono da noi cittadini. La colpa è nostra che lo abbiamo permesso perché abbiamo agito in modo egocentrico, con avidità, non da veri egoisti. Se, anziché arraffare a piene mani per soddisfare bisogni effimeri, pensassimo più a lungo termine e ci rendessimo conto del danno che ci causiamo, la smetteremmo di sperperare e di votare chi promette spese insostenibili e dannose. Se, anziché comportarci da individualisti, che pretendono di accollare i costi dei propri bisogni al resto della popolazione, capissimo che facciamo parte di una sfera sociale, in cui lo sfruttamento del prossimo, in spregio al principio base dell’egoismo sociale, conduce alla distruzione e all’inefficienza di quella stessa sfera, allora potremmo capire che la riforma della spesa pubblica deve partire da ognuno di noi.
Ma, così come non può reggere una società in cui una minoranza sfrutta l’intera popolazione, è destinata ad implodere una società in cui una maggioranza di lavativi sfrutta la minoranza che lavora ed è costretta a pagare tasse esose per soddisfarne i capricci. Per il semplice motivo che, prima o poi, quella minoranza si ribellerà o andandosene o nascondendo i suoi introiti alla bramosia di chi non ha fatto niente per meritarseli.
Ascoltatelo il grido di aiuto dei lombardi e dei veneti perché è anche nel vostro interesse. Non ce la fanno più. Non ce la possiamo fare più così.

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