Lo so, è un titolo provocatorio, ma se non soffrite di deficit di attenzione e volete andare oltre proverò a raccontarvi la mia storia e le considerazioni che mi ha fatto fare quest’esperienza sul delirio mondiale a cui stiamo assistendo impotenti ormai da mesi.

Prima di tutto la salute, ho avuto un giorno di febbre a 37°, dolori alla schiena e raffreddore. Se non fosse stato per la mia amica che aveva sintomi simili e ha insistito per fare il test, non avrei neppure scoperto di essere positiva dopo una settimana, quando i sintomi erano ormai già spariti, a parte la famosa perdita di olfatto. Ancora una settimana e il test di controllo era già negativo.

Prima considerazione: Tutto qui? Ho avuto raffreddori, mal di schiena e influenze decisamente peggiori. Non ho un sistema immunitario da campioni, tanto meno sono una sportiva che conduce una vita sana, ho fumato per la maggior parte della mia vita. Possibile che abbia debellato il mostro più pauroso al mondo con un giorno di Paracetamolo?

So bene che ci sono stati centinaia di migliaia di morti nel mondo, soprattutto nei primi mesi, ho sofferto e ho il massimo rispetto per loro e i loro familiari, ma qualche domanda me la devo porre a questo punto.

Perché i casi sono due: o, come qualcuno afferma, ora il Coronavirus è diventato più debole e ho avuto la fortuna di prenderlo adesso, oppure era debole anche prima ed è stato curato male.

In realtà, forse sono vere entrambe le ipotesi, sono più propensa a credere che si sia indebolito molto e che all’inizio lo si curava molto peggio. Ho anche il dubbio che già nei primi mesi dell’anno ci fossero molti più contagiati di quanto dicessero i dati ufficiali e i pochi tamponi fatti, anche perché le autorità sanitarie non tracciavano i contatti asintomatici. Non escludo, quindi, che tanti l’abbiano scampata come me, vvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv  senza neppure sapere di averlo preso.

So altrettanto bene, infatti, come tutti visto che ci bombardano di numeri, che la diffusione sta di nuovo aumentando in modo esponenziale, ma a questo punto mi sorge un’altra considerazione: non è che per caso abbiamo avuto una diffusione esponenziale sul modello dell’influenza già nei primi mesi dell’anno e non ce ne siamo accorti?

No, non penso affatto che sia poco più di un’influenza, anzi, so che in tanti casi è ben più grave. Penso semmai che, dati odierni alla mano, abbia numeri simili di diffusione e di complicanze mortali, come tante altre malattie che purtroppo ci affliggono da sempre. Cioè molto pochi in percentuale, molti meno di ciò che giustificherebbe questo delirio mondiale. Molti meno del prezzo devastante che stiamo pagando in termini economici e di salute pubblica, sia mentale che di sottovalutazione di altre malattie ben più gravi.

Se vi chiedessero se siete disposti a perdere il lavoro, a rischiare la fame, a distruggere l’economia mondiale, a devastare il mondo per debellare l’epatite o l’HIV, voi cosa rispondereste? Ebbene, hanno fatto più morti in percentuale. Purtroppo, non esiste malattia senza rischi mortali, anche le più banali, ma questo non ci ha impedito per millenni di condurre una vita normale, senza farci prendere dal terrore. Non siamo immortali, non lo saremo mai, e purtroppo su alcuni soggetti alcune malattie, anche quelle che sembrano più insignificanti, hanno effetti devastanti. È su questo che si dovrebbe concentrare la ricerca, non illudersi di impedirne la diffusione facendo più danni di quelli che causa la malattia in sé.

Lo so, per i parenti dei morti le percentuali sono un insulto e ribadisco tutto il mio rispetto, ma anche loro qualche domanda forse dovrebbero porsela.

Perché la realtà è che non sono stata l’unica contagiata in famiglia, a dimostrazione che è il primo luogo di contagio e chiuderci in casa fa più danni che altro. Entrambi i miei genitori lo hanno preso e ne sono per fortuna usciti bene.

A questo punto faccio un passo indietro a inizio anno, quando è cominciato il delirio e io ero terrorizzata, come tutti, non tanto di prenderlo io, ma che lo prendessero i miei genitori con cui vivo, perché tra l’altro ho perso il lavoro per colpa del Coronavirus. Non li definirei mai anziani, perché si offenderebbero e sono in ottima forma, ma certo hanno più di 70 anni e perciò sono nella categoria più a rischio.

Ebbene, a gennaio mia madre ha subito il classico caso di malasanità, una banale operazione sbagliata che l’ha costretta in ospedale per oltre un mese ed a subire un’altra lunga operazione. Come se non bastasse, a proposito dei rischi di malasanità ben più pericolosi di quanto ci si preoccupi, proprio durante la seconda operazione si è presa la classica polmonite in sala operatoria. Tempo due giorni dalle dimissioni e rientrava in ospedale con 40° di febbre per uscirne giusto due giorni prima del lockdown.

Capite che non ho certo preso sotto gamba le prime istruzioni dei c.d. esperti: mascherina, gel, lavarsi le mani, uscire solo per acquisto di beni di prima necessità, disinfettare tutto. Ero letteralmente angosciata dal terrore di portarle il Coronavirus in casa perché sapevo che non sarebbe sopravvissuta. Sarebbe rientrata nelle classiche statistiche delle malattie pregresse. Statistiche che ho sempre considerato assurde proprio perché sapevo che una normale convalescenza in normali condizioni l’avrebbe rimessa in piedi senza problemi, mentre ora rischiava la vita ogni giorno per colpa di chi sappiamo noi.

Ecco un’altra considerazione che sorge spontanea, ma forse ormai a pochi: di chi è la colpa? Ma di questo parlerò dopo, prima i fatti.

Ebbene, tornando ai giorni nostri, mio padre ha avuto i miei stessi sintomi il giorno dopo di me. Ero stata attenta a evitare contatti fisici, che abbiamo limitato molto in questi mesi, ma è del tutto inutile quando vivi insieme, anche perché ho una rinite cronica, per cui i miei raffreddori non fanno certo pensare subito al peggio. In ogni caso, ci vuole talmente poco a contagiarsi che davvero ogni precauzione è sempre tardiva, perché è matematico che se il virus cinese entra in casa lo prendano subito tutti prima di sapere di averlo. Non vi dico quanto mi sia sentita colpevole, per colpe che in realtà non erano mie.

Anche mio padre comunque non aveva avuto grossi problemi, un giorno di febbre a 37,3°, un po’ di tosse e nulla più. Posso, quindi, ora dire che lo ha fatto ammalare più il terrorismo mediatico che il Covid-19. Quando, infatti, dopo una settimana siamo andati a fare il test è risultato positivo anche lui e si è ovviamente preoccupato. Stava bene, ma abbiamo avuto la pessima idea di chiamare un medico per valutare ogni rischio.

Il fenomeno ha pensato bene di prescrivergli degli inutili antibiotici, che gli hanno probabilmente indebolito il sistema immunitario che stava debellando il virus da solo, e pure una radiografia ai polmoni “per tranquillità”. E così è andato a farla, malgrado il saturimetro confermasse un’ossigenazione perfetta del sangue (tra l’altro, compratelo, i soldi meglio spesi in questa situazione per tranquillizzare sui sintomi).

Geniali le norme anticontagio dei laboratori, magari non contagi nessuno, in compenso però ti ammali se sei sano. Visto che era un paziente Covid, infatti, hanno costretto una persona di 77 anni, con il fisico indebolito dal virus, ad aspettare in strada al freddo mezz’ora per fare la lastra, perché non poteva stare in sala d’attesa. Si sarebbe ammalato anche un cavallo e, infatti, è così che si è aggravato, per una settimana si è trascinato una febbre a 37°/38° e ci ha messo una settimana in più di me a risultare negativo.

Insomma, senza tanto terrore mediatico, con i pochi sintomi che aveva avuto solo il primo giorno, se fosse rimasto tranquillo a casa senza chiamare un inutile medico, avrebbe evitato di ammalarsi e sarebbe guarito molto prima grazie ai suoi anticorpi e un po’ di Paracetamolo. Colpa del virus cinese o del terrore mediatico, quindi?

Perché qui un’altra considerazione è inevitabile: i media non stanno esagerando? Quanto ci stanno marciando per acchiappare click e audience con questo terrore? E la paura non fa forse più danni che il virus di per sé? I pochi medici che insistono a dire che dobbiamo stare tranquilli, evitare di intasare gli ospedali e riposarci in casa se abbiamo pochi sintomi o siamo asintomatici, vengono bollati come negazionisti, quando in realtà sono solo realisti. Se terrorizzi le persone che stanno bene, è ovvio che poi corrano in ospedale, dove il rischio di ammalarsi e di contagiare altri è ben più alto.

Perché qui arriva il bello, mia madre non l’abbiamo contagiata noi. Lei è risultata negativa al test. In casa con noi H24, a diretto contatto con due contagiati che per una settimana non sapevano di esserlo, non l’ha mai preso neppure nelle settimane successive.

Indovinate perché? Esatto, è immune perché lo aveva avuto a febbraio e nessuno lo aveva capito. Per fortuna, aggiungo ora. Sempre a proposito di malasanità, a febbraio avevano escluso che fosse Covid-19… con un’analisi del sangue, nessun tampone. E ribadisco, per fortuna, perché così l’hanno curata come se fosse una normale polmonite, con antibiotici e cortisone, che a quanto pare è sempre la soluzione migliore quando non sai come curarti. Aggiungete pure il fatto che nel post-operatorio le stavano dando l’eparina, che molto probabilmente l’ha salvata ben prima che si sapesse che aiuta a impedire l’embolia polmonare provocata dal Covid-19. Non l’hanno intubata, ringraziando il cielo, non l’hanno messa in terapia intensiva, nessuna ventilazione forzata, ma solo un normale tubicino per l’ossigeno. Non l’hanno uccisa con le cure sbagliate che hanno fatto una strage a marzo, insomma, quando quei delinquenti al governo impedivano di fare le autopsie per capire i danni che stavano facendo.

No, non ne faccio una colpa ai medici, poveracci, brancolavano nel buio e hanno fatto il possibile. Come per ogni malattia nuova, all’inizio procedi per tentativi ed è inevitabile sbagliare.

Ma ora sì che parliamo di colpe, perché ormai sono ben chiare.

Sì, perché mi sarei proprio rotta di questo senso di colpa che ci inculcano ogni giorno, di questi untori a turno a cui vengono addossate colpe che sono solo ed esclusivamente di altri ben definiti soggetti.

Prima di tutto il Partito Comunista Cinese, chiamiamolo col suo nome perché questi sono altri morti che ha sulla coscienza quell’ideologia assassina. Perché non se ne parla più? Perché nessuno chiede conto dei danni che ha causato l’aver coperto per mesi una malattia mortale? Perché nessuno li incolpa per aver fatto spargere un virus nel mondo che potevano circoscrivere? Perché nessuno pretende spiegazioni sui loro numeri palesemente falsi di ieri e di oggi? Perché nessuno pretende sanzioni economiche e risarcimento danni? Perché nessuno azzera tutto il debito pubblico in mano loro per farsi risarcire? Eppure sono certa che, se il virus fosse arrivato per esempio dalla Russia, i vari governi del mondo non avrebbero esitato un attimo a imporre sanzioni o addossare la responsabilità ai veri colpevoli di questo disastro.

Possibile che nessuno si ponga qualche domanda sul fatto che oggi dicano di essere tutti bellamente sani e felici? Nessuno che noti l’anomalia di un regime che impedisce qualsiasi notizia obiettiva, coperto da quei conniventi dell’OMS. Perché i casi sono due: o erano una bufala i morti prima o sono una bufala gli zero contagi di oggi. Eppure tutti a bollare noi di spargere fake news appena osiamo porre dubbi o interrogativi. Guarda caso la Cina ne esce con un’economia e un regime dittatoriale rafforzati da questo disastro mondiale, ma nessuno che si chieda cosa nasconda.

E invece facciamo finta di niente, così come facevano finta di niente Conte e i suoi amichetti a inizio anno, perché per carità noi non siamo razzisti. Le hanno eccome le responsabilità al governo, anche se ora sono diventati tutti oltranzisti del terrore, non ci dimentichiamo che se non fossero stati loro i primi negazionisti e minimizzatori, non saremmo stato il Paese più colpito subito dopo la Cina.

Ne hanno tante di colpe, soprattutto per mancanza di tempismo, competenza e capacità di gestione. Non ne hanno azzeccata una: quando c’era da chiudere le frontiere le dovevamo tenere aperte, quando c’era da chiudere le zone rosse per evitare la diffusione dei focolai perdevano tempo per non assumersene la responsabilità, salvo poi costringere tutta Italia a un terribile e incontrollato lockdown; quando c’era da fare autopsie per capire le cause di morte, cremavano tutti in fretta e furia; quando c’era da tracciare seriamente i contatti dei contagiati, si baloccavano con app inutili e malfatte.

Però, quando hanno capito che potevano sfruttare la paura inculcata a loro vantaggio, come si sono subito buttati a limitare ogni libertà nei modi più assurdi, giusto per l’ebbrezza di esercitare il potere fine a se stesso. Risultati effettivi sulla salute pubblica: nessuno, solo danni. Risultati effettivi sull’economia: la devastazione.

Però non è mai colpa loro: se la curva dei contagi scende per motivi probabilmente stagionali, il merito è loro, se sale, è colpa degli untori di turno. E con questa scusa via altre libertà, come se fossero noccioline da gustare una alla volta per vedere l’effetto che fa. Altro che rane bollite, ci stanno cuocendo alla brace.

Ci hanno messi gli uni contro gli altri con la paura, nel più classico divide et impera. I manuali di storia forse un giorno racconteranno questo periodo titolando così: Come nasce una dittatura dalla paura. D’altronde, non vedo nessuna differenza con i sistemi usati dai nazisti per prendere il potere.

Racconteranno anche forse di tutti i provvedimenti sbagliati che hanno imposto, dei provvedimenti necessari che non hanno preso, dei ritardi, degli errori. Ma tutto dipende da chi vincerà quella che è ormai una guerra di potere in corso, perché solo i vincitori scrivono la storia.

Ma io non ne posso più di questo scaricare la colpa su di noi. No, non è colpa mia se mi sono presa il Coronavirus, semplicemente è capitato. E non è capitato per mie colpe, perché non ho fatto attenzione, perché non ho messo la mascherina o non mi sono lavata le mani, ma per due motivi tanto banali quanto volutamente taciuti dai governi: il virus non lo puoi fermare e il luogo dove circola meglio sono i trasporti pubblici.

Ho preso, infatti, il Covid-19 sul traghetto dalla Corsica a Nizza, semplicemente perché circolava nell’impianto di areazione e non mi è servito a nulla stare lontana da tutti, usare la mascherina o disinfettarmi le mani. E qui parte un’altra considerazione: allora di chi è la colpa? Dei media e dei governi europei che non hanno imposto misure efficaci di riduzione del rischio sui mezzi pubblici, perché costava meno prendersela con i privati ristoratori, i parrucchieri o le palestre? Dove, peraltro, studi recenti dimostrano che non si sia mai contagiato nessuno.

La colpa è mia che non me ne sono rimasta rintanata in casa ad aspettare il sussidio da un governo che vuole avere potere di vita e di morte su di me? La colpa è di chi sta morendo di altre malattie curabili perché il governo vuole scegliere cosa dobbiamo trascurare e cosa dobbiamo curare? La colpa è di chi si contagia su treni, metropolitane e autobus stracolmi?

Oppure è di un governo che prende provvedimenti assurdi, che non fermano affatto il virus, ma solo l’economia, per inseguire il suo sogno di decrescita infelice, dettata dall’invidia sociale di cui è permeato, e che si permette di decidere quali siano i servizi e i beni essenziali? Peccato che si dimentichi di dire la verità perché controproducente, perché l’illusione di proteggerci gli dà un potere immenso, perché spetterebbe a loro, per esempio, limitare i trasporti pubblici, favorire la mobilità privata in ogni modo, abolire le ZTL e le strisce blu, non buttare i nostri soldi in bonus monopattini, mandando al diavolo Greta e tutti i gretini che la seguono.

Ma vuoi mettere quanto è più facile chiudere i bar e i ristoranti, non perché serva a limitare i contagi, ma così la gente è triste, infelice, chiusa in casa, impaurita e quindi più controllabile in quella che è ormai una dittatura con la scusa della salute pubblica.

Sento tante persone terrorizzate fare questo ragionamento suicida: preferisco barattare la mia libertà per avere in cambio la salute. Suicida perché nella storia qualsiasi società che ha barattato il bene più prezioso che abbiamo, la libertà, con una parvenza di tranquillità e di sicurezza promesse dal governante di turno, ha perso sia la libertà che la tranquillità e la sicurezza, ha ottenuto solo dittatura, distruzione e morte.

Ma va bene, poniamo anche il caso che la libertà non vi sembri così importante, almeno un briciolo di orgoglio vi è rimasto? Per quanto tempo ancora siete disposti a barattare per una finta sicurezza, la vostra dignità? Volete ancora subire le prese in giro, le menzogne? Volete ancora credere alle bugie di chi non vi garantisce affatto la salute, visto che i contagi continuano ad aumentare e i guariti lo sarebbero a prescindere da ogni lockdown o misura assurda che stanno prendendo? Volete ancora assistere imbesuiti alla devastazione dell’economia e della salute mentale di un’intera popolazione?

Ebbene, l’antidoto al terrore esiste: la logica. È il primo campanello d’allarme che ci fa scattare il nostro cervello di fronte ai comportamenti assurdi e pericolosi di chi ci circonda. Se manca la logica, state certi che qualcosa non funziona come vi dicono, che vi stanno prendendo in giro e sarete solo voi a pagarne le conseguenze, in ogni ambito.

E se c’è una pandemia in corso da mesi è proprio quella che sta uccidendo la logica. Immunizzatevi.

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