Sono felice di informarvi della pubblicazione del mio ultimo libro: Mediomanager. Casi umani o risorse umane? Come salvarsi dai mediocri. Come evitare di diventarlo‪.‬

Un agevole manuale sulle più efficaci tecniche di gestione delle risorse umane contrapposte, con un pizzico d’ironia, a racconti emblematici sui metodi usati dai manager mediocri per ridurle a casi umani.
Queste brevi storie, basate su fatti reali, spiegano ai lavoratori come riconoscere i mediomanager, sentirsi meno soli e impotenti, difendersi da loro e non farsi inghiottire dalla mediocrità dilagante.
I manager vedono quali errori evitare per essere davvero leader, tirare fuori il meglio dai collaboratori e portare l’impresa al successo, attraverso la selezione del personale e lo sviluppo dei talenti, passando per motivazione, formazione, valutazione e aumento della produttività, gestione delle crisi, trasparenza, gioco di squadra e la più proficua e coinvolgente direzione aziendale.
Gli imprenditori e i professionisti HR trovano nuovi spunti per gestire il personale e impedire che i mediomanager facciano danni ai talenti e all’impresa, anche grazie all’originale approccio della piramide rovesciata e degli ingranaggi che fanno da volano per l’innovazione e la crescita.
Per tutti una guida pratica per navigare verso l’eccellenza e schivare gli squali che comandano negli abissi aziendali, fingono entusiasmo coi superiori per ogni cambiamento o tecnica di leadership, ma in realtà li boicottano annientando i talenti e la creatività.
Nessuna impresa si salva perché i mediomanager si replicano come virus, forse per invidia, di sicuro per non perdere il potere garantito dalla mediocrità in cui sguazzano.

Vi anticipo qui l’introduzione e attendo i vostri commenti.

Anni e anni di studi sulle risorse umane e, puntuale, arriva lui a trasformarle in casi umani: il mediomanager.
Nessuna impresa si salva, per quanti sforzi si facciano per insegnare la leadership, ci sarà sempre il manager mediocre pronto a vanificarli. Come un virus contagerà l’azienda replicandosi subdolamente, perché ha una capacità unica di selezionare e promuovere dipendenti ancora più mediocri di lui che, già sa, non potranno mai superarlo.
Una delle caratteristiche principali del mediomanager è, peraltro, quella di avere un fiuto incredibile per i collaboratori più validi e di annientarli, quando ancora non hanno avuto la possibilità di dimostrare il loro valore.
Non a caso ho usato questi termini. Il leader si circonda di collaboratori che aiuta a eccellere, contribuendo alla loro e alla propria crescita e, quindi, a quella dell’impresa.
Il mediomanager, invece, preferisce dipendenti che basano la propria carriera sui favori del capo da cui dipendono, mantenendo il livello aziendale nella mediocrità sufficiente a non andare in perdita. E così, di mediocrità in mediocrità, l’azienda si adegua a uno standard sulla linea di galleggiamento.
Non essendo un leader, è difficile che un mediomanager arrivi al vertice dell’azienda, anche se è convinto di meritarselo. È bravissimo, però, ad adulare i suoi capi, a non apparire mai come una minaccia, bensì un fedele e compiacente caporale pronto a seguire i generali fino alla morte, la loro.
Ma sempre dalle retrovie. Quel tanto che basta a non assumersi mai la responsabilità delle sconfitte, perché lui si è limitato a eseguire e far eseguire ai suoi sottoposti quanto richiesto. In modo mediocre, ma tant’è.
Il mediomanager evita così di veder messe in discussione proprio le sue incapacità di dare un valore aggiunto, di selezionare, motivare e trattenere i talenti, le vere cause delle difficoltà.
Tanto, alla prima crisi, arriveranno gli esperti a cambiare i metodi di lavoro, consulenti chiamati a rivoluzionare l’impresa, nuovi amministratori delegati pieni di buone intenzioni. Tutti pronti a introdurre le soluzioni più innovative per risolvere il problema, ma spesso impossibilitati a eliminarlo alla radice.
Infatti, questi esperti a chi si rivolgeranno per mettere in atto le loro brillanti idee?
Ai mediomanager, è ovvio, tutti lì a mostrare il giusto entusiasmo, a fingere di assecondare ogni cambiamento, ma abili a sabotarlo per non cambiare in realtà nulla.
Così, a ogni ciclo di nuovi amministratori delegati, di megamanager, di consulenti, cambiati come calzini sporchi, quale sarà l’unica costante?
Il mediomanager che ha già visto tutto, ha già schivato tutto, ha già ossequiato tutti, ha già impedito ogni trasformazione.
La sua capacità di sopravvivere, infatti, risiede nella sua mediocrità scambiata per apparente inoffensività. Proprio stando nel mezzo non rischia nulla, non sembra abbastanza potente per preoccuparsi di lui, non prende posizioni nette, non si oppone in modo aperto, non mette in discussione nessuna idea dei suoi superiori, mentre li boicotta alle spalle.
La triste realtà, allora, è che sono proprio i mediomanager a esercitare il potere nell’ombra, a condizionare le sorti dell’impresa; a trattenerla sulla linea di galleggiamento, finché la congiuntura economica regge, e a farla fallire alla prima crisi; a impedirle di crescere, di innovare, di rinnovarsi.
Sono loro, quindi, che andrebbero messi in condizione di non nuocere, ma per farlo bisogna conoscerli, riconoscerli e capire come agiscono.
In fondo è facile scovarli, basta prendere un qualsiasi manuale sulle risorse umane o la leadership e vedere chi in azienda finge di seguirne i consigli davanti ai suoi superiori, ma fa l’esatto opposto con i suoi subordinati. Infatti, i mediomanager sono ben noti ai loro dipendenti, ma di rado individuati dagli ignari amministratori o consulenti.
D’altra parte, come non esiste la perfezione, il leader perfetto che non sbaglia mai è solo un ideale. Tutti, prima o poi, abbiamo vissuto una parentesi da mediomanager o da suo leccapiedi, anche solo per cinque minuti ci siamo dovuti adeguare alla mediocrità, magari per mera sopravvivenza professionale.
Errare è umano, perseverare è mediocre.
Ecco perché, proprio ora che stiamo vivendo la peggiore crisi economica mondiale, ora che il Covid-19 ha stravolto ogni lavoro e status quo, imparare dagli errori più comuni dei mediomanager è utile a chiunque, sia per evitare di commetterli che per difendersi da loro.
Mai come oggi abbiamo l’occasione di ricostruire un nuovo modo di lavorare e soprattutto di collaborare, per raggiungere insieme obiettivi impossibili per il singolo individuo, dall’amministratore delegato all’ultimo, ma mai ultimo, lavoratore. Ma adesso, che è ancora più indispensabile fare squadra, i mediomanager con il loro individualismo egocentrico sono la vera minaccia per la ricostruzione.
Nei prossimi capitoli ho assemblato spezzoni di esperienze reali, a volte un po’ romanzate, raccolte in diversi anni di studio e di osservazioni grazie alle testimonianze di tanti lavoratori, unendo persone simili in un’unica figura, Gianluigino.
Anche perché i mediomanager si somigliano tutti e sono certa che in ogni racconto riconoscerete un Gianluigino con cui avete avuto a che fare.
Ovviamente, perciò, ogni riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti è tanto probabile quanto casuale, ma non relativo a un identificabile mediomanager.

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