Ci caschiamo sempre come dei polli. La sinistra ha fatto della disinformazione un’arte e la sua più formidabile arma di potere, ma continuiamo a farci fregare dalle sue arcinote tecniche.
Che poi, in sintesi, sono solo tre e pure semplici da ricordare:
1. Ignora la notizia che non ti piace.
2. Se non la puoi ignorare, distrai l’attenzione.
3. Se non riesci a distrarre il pubblico, denigra e fai perdere credibilità all’avversario legato alla notizia.
Ecco, io sono giorni che non mi spiego perché tutti continuino a discutere di una non-notizia. Chi se ne frega della tassa di successione proposta da dai-Letta-a-me? Che senso ha parlarne? Draghi lo ha liquidato in un minuto con sarcastico fastidio, il suo partito non lo segue, figurati gli altri, lui non ha i voti neppure per scegliersi il colore della camicia. Insomma, è una proposta con la stessa probabilità di passare di una riforma di ammiocuggino per snellire la burocrazia (per quanto questa sarebbe certo migliore della boiata de la Sorbonne), eppure da giorni non si parla d’altro.
Questa non-notizia è l’emblema di quanto siano scaltri i media che appoggiano la sinistra e fessi gli altri che gli vanno dietro. Per non parlare poi di tutti quelli che sui social lo attaccano e ne discutono per dimostrare quanto sia sbagliata la proposta, non capendo che stanno facendo esattamente il suo gioco.
In base alla regola 1 è una scemenza che ovviamente non ci piace. Quindi, perché darle importanza? Imparate dai maestri e cacciatela nell’oblio dell’indifferenza che merita. Parlarne la rende solo nota, credibile, discutibile, rischia persino di renderla piacevole agli invidiosi senza cervello. Davvero sperate di convincerli con i vostri dotti ragionamenti economici e filosofici? Tempo e fatica sprecati.
Avete idea di quante proposte fanno gli altri politici non di sinistra? No, non lo sapete perché loro sono maestri a ignorarle e farle passare sotto silenzio. Magari ne scappa pure qualcuna di buon senso, ma te la devi andare a cercare col lanternino nella pagina social del politico o sostenitore di turno, sempre che i big-data-censors non la nascondano come al solito.
Perché non imparare dai professori della disinformazione e usare la stessa tecnica?
E lo stesso vale per tutte le idiozie po.rette (alias tanto politicamente corrette quanto idiote) che ci propinano a tambur battente. Non lo avete ancora capito che parlarne per denigrarle, ridicolizzarle, attaccarle, dimostrarne l’infondatezza e la stupidità fa solo il gioco dei po.retti e le rende virali?
Ora ditemi la verità? È così autorevole l’opinione di un professore a contratto dell’University of WTF su Winnie the Pooh che ne dobbiamo fare 1 milione di post per renderlo famoso al mondo? Certo, capisco che abbia detto una scemenza e quella battuta che volete fare è davvero divertente, io per prima mi ammazzo dalle risate.
Ma poi mi fermo e ragiono che siamo in guerra e allora capisco che anche un meme comico in realtà è un pericoloso fuoco amico.
La guerra del terzo millennio non si combatte con i cannoni, ma con l’informazione. Non vi è chiaro che la lotta è tutta sull’egoismo esteriore psicologico? Questo è il secolo dei memi, quelli veri di Dawkins, le idee, le unità essenziali di cultura, non la riduzione a vignette dei social media. È in corso una guerra spietata per trasmettere e far sopravvivere solo certe idee terrificanti, le conoscete bene, perché il potere è tutto lì, da quello politico a quello economico.
È puro marketing della non-notizia. Purché se ne parli e hai già vinto. Alla velocità ultrasonica con cui emergono nuove balzane idee, la lotta si combatte solo nel renderle virali, non nel ragionamento. Non c’è spazio per l’intelletto, la razionalità ha lasciato il posto alla notorietà. Purché se ne parli e la non-notizia ha già vinto la sua lotta, fino alla prossima battaglia.
E allora chi è più fesso? Chi si crede un binario del treno o chi salta su quel treno per parlarne male e ridicolizzarlo, pensando di farlo deragliare e invece aiutandolo nella sua corsa?
Perché la non-notizia è la quintessenza della regola n. 2: distrae l’attenzione.
L’obiettivo è proprio non farvi ragionare, alzare polveroni inutili sul nulla, su opinioni fini a se stesse di po.retti che cercano solo di far parlare di sé per avere due followers in più e vendere più saponette. Attirare il pensiero unico su aziende senza scrupoli che hanno capito che fare proclami o spot po.retti del tutto fuori dalla realtà fa lievitare il fatturato come non mai, soprattutto grazie agli ingenui che si illudono così di essere anticapitalisti.
Vi accanite sulla non-notizia come se fosse essenziale, come se fosse davvero importante sapere contro quale malcapitato si scaglierà il veleno quotidiano della serpe pettoruta selvaggiamente rosa dalla costante invidia sociale. La riempite di commenti negativi e magari di meritati insulti, ma in realtà sta gongolando perché le avete dato proprio l’importanza che non merita. Ci tenete così tanto a dire la vostra sull’ennesima boiata anti-femminilità-pseudo-femminista della pecora nera, senza capire che lei è il nulla, non conta nulla, è irrilevante e con molte meno cose interessanti da dire dei pastori della sua splendida isola. E lo stesso vale per il rappezzaro o rockezzaro di turno, per il pavone che vede gaiezza ovunque e vorrebbe imporre un coming out a livello mondiale, per il pilota che poverino si sente frustrato come Calimero perché non lo coccolano abbastanza nel circus come meriterebbe per diritto di nascita.
Eppure, fate il loro gioco, date loro importanza, li rendete famosi come non meritano, diffondete le loro stupide esternazioni come se le loro opinioni avessero davvero un’autorevolezza degna di essere presa in considerazione, anche solo per confutarla. Li avete presi per novelli Aristotele che meritano tanto sforzo da parte vostra?
In realtà, vi stanno solo distraendo, vi impediscono di ragionare, di vedere cosa davvero non funziona nel mondo che vi circonda, di capire quali siano i valori essenziali e le idee che dovreste difendere per la vostra stessa sopravvivenza. Ma soprattutto vi distraggono dall’esprimere le vostre di idee, dal condividere i memi altrui su cui concordate e che invece finiscono nell’oblio, persi nel rumore generale delle idiozie.
Ed è proprio quello il loro obiettivo, ricordate? Nascondere idee che non piacciano, ignorandole o distraendo l’attenzione.
Perché diamine non fate altrettanto?
Peggio ancora, la non-notizia diffonde idee stupide tanto quanto la tassa di successione che, dai e dai, vi entrano in testa, acquistano una credibilità che altrimenti non avrebbero avuto e le masse finiscono per seguirli, perché pensano che sia un’opinione degna di nota visto che ne parlano tutti. E allora cominciano a sentirsi accettati socialmente se anche loro si accodano al coro dei po.retti ben(nulla)pensanti.
Vi siete dimenticati forse la regola più subdola, la numero 3? Voi siete sbagliati, degni di biasimo, moralmente riprovevoli solo perché avete idee diverse dalle loro. Gli aggettivi per togliervi credibilità si sprecano e non vale neppure la pena ricordarli per non fare il loro gioco.
Ma il succo è che le masse seguono quelli che si atteggiano a élite perché ci vuole coraggio per difendere le proprie idee quando tutti ti denigrano e ti insultano se osi esprimerle.
E il coraggio, se uno non ce l’ha, non solo non se lo può dare, ma non glielo puoi neppure imporre col ragionamento.
Per cui, non resta alternativa che spuntare le loro stesse armi e usarle contro di loro.
Li mandereste ai pazzi facendoli scivolare sul ghiaccio della vostra indifferenza…e questo sì che sarebbe divertente.

 

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