Ora è solo ufficiale, con la ritirata ignobile di Kabul, ma la guerra in realtà l’abbiamo persa già quel maledetto giorno.
Quel giorno la nostra civiltà ha cominciato il suo rapido declino perché abbiamo realizzato, con un atto dimostrativo devastante, che loro erano disposti a morire per i loro valori, noi non più.
Questi 20 anni non hanno fatto altro che dimostrare come i valori che ci avevano reso una delle civiltà più prospere, libere e felici mai viste sulla Terra siano stati rinnegati per concentrarci solo sul qui e ora.
Abbiamo barattato la libertà, il bene supremo e fonte di tutti gli altri valori e diritti naturali, dal merito al rispetto per la vita sino al desiderio di felicità da raggiungere con il proprio impegno, con la mera sopravvivenza effimera e i piaceri di breve periodo.
Abbiamo rinunciato a credere in un futuro migliore, a voler lottare per difendere la nostra libertà, l’unica che ce lo può far raggiungere, a sentirci responsabili per la difesa dei nostri valori e diritti, in cambio dell’illusione della sicurezza garantitaci dal ciarlatano di turno.
Come bambini impauriti dal terrore di perdere il giocattolo e un’apparenza di vita serena momentanea, abbiamo creduto a chi di volta in volta ci ha promesso di concederci di vivere il presente in cambio della rinuncia al futuro della nostra civiltà.
Non è un caso ed è simbolico che ora sarà la Cina a comandare a Kabul, a suo modo, senza aver sparato neppure un colpo, succhiando loro tutte le risorse e le preziose terre rare, con tutto il suo autoritarismo a cui noi stessi ci siamo piegati.
Loro hanno una visione, per quanto abominevole, loro guardano al futuro, al medio-lungo periodo. I nostri governanti li scimmiottano nei metodi autoritari, i nostri finanzieri e pseudo-imprenditori pensano di farci affari, guardando solo al breve periodo, senza rendersi conto che sono solo utili idioti destinati ad essere fagocitati dal dragone.
Perché la loro visione è fondata proprio sulla negazione di tutti i nostri valori e sull’annientamento della libertà. Non solo non ci opponiamo a questa visione, ma l’abbiamo fatta nostra per suicidarci.
Dalle follie del politicamente corretto ai nuovi desideri incoerenti creati dal marketing climatico fino all’illusione di immortalità contro la malattia in voga, abbiamo rinunciato a tutta la nostra libertà, pezzo dopo pezzo, abbiamo smantellato tutti i nostri valori che ne erano derivati nei millenni e soprattutto nei 50 anni successivi alla Seconda guerra mondiale.
Come l’abbiamo fatto? Affidando giorno dopo giorno, diritto dopo diritto, la nostra esistenza in mano a chi ci ha promesso di lasciarci vivere il presente, purché non ragionassimo più con la nostra logica, con la nostra razionalità. Purché rinnegassimo e rinunciassimo a tutto ciò che ci aveva reso così forti: valori, storia, natura, sessualità, pensiero critico, desidero di felicità, merito, impegno, capacità, competenze, bontà, socialità, o in una parola, libertà.
È triste assistere impotenti alla morte di una civiltà, è triste essere Cassandra, ma non ho più voglia di combattere, di cercare di far ragionare, di mostrare le contraddizioni delle illusioni che ci propinano. Ho visto il cavallo di Troia, ho urlato che era un trojan che bucava i nostri firewall, ma se tutti hanno disinstallato ormai l’antivirus Libertà dal proprio sistema operativo, non posso più fare nulla per evitare che il virus cinese, intendo quello ben più pericoloso del comunismo, entri e distrugga tutto.
È troppo tardi, la guerra è persa. So che è la fine di un ciclo storico e non posso fare niente per oppormi all’inevitabile. Se non avete letto il ciclo della Fondazione di Asimov, a breve comincia la serie su Apple TV e vi consiglio di guardarla per capire perché, augurandomi che le follie politicamente corrette non abbiano stravolto troppo quel capolavoro.
Inizierà un nuovo ciclo, so che la libertà tornerà a vincere, ma, pur con tutto l’ottimismo che mi contraddistingue, so che le attuali generazioni non vedranno quel momento, probabilmente non sarà neppure in occidente. Più probabile che sia nell’est Europa, che il virus lo conosce bene e lo ha già distrutto una volta.
Ormai posso solo vivere il qui e ora, cogliere tutto quel che posso dalla vita come tutti, ma almeno, con la consapevolezza di vivere un’illusione, cercherò di spargere semi di libertà in chi mi circonda più da vicino, augurandomi che prima o poi tornino a germogliare.

 

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