{"id":34,"date":"2011-02-13T17:46:48","date_gmt":"2011-02-13T17:46:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/locati\/?p=34"},"modified":"2011-02-21T15:15:35","modified_gmt":"2011-02-21T15:15:35","slug":"chi-trova-un-amico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/locati\/2011\/02\/13\/chi-trova-un-amico\/","title":{"rendered":"Chi trova un amico&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/locati\/files\/2011\/02\/tramonto-padre-figlio.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-36\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/locati\/files\/2011\/02\/tramonto-padre-figlio-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/locati\/files\/2011\/02\/tramonto-padre-figlio-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/locati\/files\/2011\/02\/tramonto-padre-figlio.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><em><em>Si deve avere un amico invisibile a cui parlare nelle ore silenziose della notte e durante le passeggiate nei parch<\/em>i <\/em>(Kahili Gibran)<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 stata la diagnosi di cancro.\u00a0 E proprio mentre ero nel vortice dello tsunami, fra una chemio e l\u2019altra, ho scoperto la corsa. Qui devo ringraziare un po\u2019 di persone, prima di tutto una grande amica, Sonia, ribattezzata \u201cmia sorella\u201d da mio marito e dalle mie figlie. Lei \u00e8 stata un regalo del cielo, che ho trovato nel momento pi\u00f9 buio, \u00a0quando temevo di morire. Oggi so con certezza che senza il cancro non avrei mai incontrato la mia grande amica-sorella, anche se abita a pochi metri da casa mia\u2026<\/p>\n<p>\u00a0I giorni pi\u00f9 brutti, durante i cicli di chemio, erano quelli immediatamente successivi alla terapia, i primi quattro o cinque. Li passavo fra il letto e il divano, in preda a nausee e a tremori. Qualcosa di simile a quelle terribili gastroenteriti che, non si capisce perch\u00e9, colpiscono le famiglie che hanno i figli piccoli, in et\u00e0 da nido o materna. Con la differenza che a me bastava solo l\u2019\u201didea\u201d della chemio a farmi stare male. E insieme al corpo avevo avvelenati anche i pensieri. \u00a0A ogni ciclo cambiavo la miscela dei farmaci anti-nausea, ora assecondando l\u2019omeopata (\u201ccon il cortisone non si digerisce neanche una pera cotta\u201d) ora il protocollo oncologico (\u201csenza cortisone non si sta in piedi\u201d), finch\u00e8 un giorno ho tentato un\u2019altra strada.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0Ho seguito Sonia al parco, con le scarpe da <em>runner.<\/em>\u00a0 Due minuti di camminata a passo svelto, alternati a uno di corsa. E cos\u00ec via per cinque volte. Avevo cominciato nel novembre 2007 mentre aspettavo l\u2019intervento ma la marcia vera l\u2019ho ingranata durante le cure, dal gennaio 2008. Cosa accadeva di straordinario, corsetta dopo corsetta? Elementare, Watson, avrebbe detto Sherlock Holmes: mi dis-traevo dal malessere e mi con-centravo sul momento presente. Poteva essere l\u2019aria fresca sulla faccia come la chiacchierata con l\u2019amica, il rumore dei passi o il battito del cuore. Sorpresa: sentivo il respiro, le tempie sudate, le gambe indolenzite e NON \u00a0STAVO MALE! Quel senso di benessere mi accompagnava per tutto il giorno ed io lo inseguivo sempre pi\u00f9 spesso, come si cercano le situazioni belle\u2026<\/p>\n<p>\u00a0Provate, per credere. In questo modo i miei cicli di chemioterapia correvano anch\u2019essi pi\u00f9 veloci, la corsetta diventava una signora corsa, man mano aumentavo il tempo, i percorsi e la frequenza cardiaca. E qui ringrazio anche un amico collega, Antonio \u2013 autore fra l\u2019altro di un piacevole blog sul il giornale.it seguitissimo dai runner , \u201cVado di corsa\u201d \u2013 che mi aveva sempre parlato del benessere di questo sport. Quando si corre le endorfine inondano il cervello e si diventa pi\u00f9 felici! \u00a0Cos\u00ec ho imparato a sconfiggere <em>la fatigue<\/em> (quel senso di spossatezza terribile)\u00a0 lasciato dalla chemio e della radioterapia e ho pure aumentato la mia resistenza alle malattie: nonostante i globuli bianchi ridotti ai minimi termini, pensate, non ho pi\u00f9 avuto un\u2019influenza (e grazie a Dio neppure una gastroenterite). Non c\u2019\u00e8 come una corsa al mattino presto, nel gelido inverno milanese, per sentirsi \u2013 e ritrovarsi &#8211;\u00a0 temprati!<\/p>\n<p>\u00a0Prima di avere il cancro credevo che i miei affannosi spostamenti quotidiani fra un impegno e l\u2019altro fossero salutari (\u201ccomunque mi muovo\u201d, dicevo) .\u00e8 \u00a0vero il contrario: l\u2019attivit\u00e0 fisica rigenera solo se non ci mettete dell\u2019altro fra voi e lei, per il tempo che vi pare, che siano 40, 50 o 60 minuti<\/p>\n<p>\u00a0Ovviamente non sono riuscita a tenere il segreto tutto per me,\u00a0\u00a0questo \u00e8 l&#8217;unico sport in cui<em>\u00a0 si vola per la met\u00e0 del tempo della\u00a0pratica\u00a0<\/em>\u00a0e ho trascinato pi\u00f9 amiche e conoscenti possibili compreso il marito (s\u00ec proprio lui che diceva \u201cchiedetemi tutto ma non di mettermi a correre\u2026\u201d)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Si deve avere un amico invisibile a cui parlare nelle ore silenziose della notte e durante le passeggiate nei parchi (Kahili Gibran) Poi c\u2019\u00e8 stata la diagnosi di cancro.\u00a0 E proprio mentre ero nel vortice dello tsunami, fra una chemio e l\u2019altra, ho scoperto la corsa. 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