watchL’ho appena indossato e quindi eccolo. L’Apple Watch è arrivato e alle specifiche vi lascio all’articolo uscito oggi sul Giornale e che vi allego qua sotto. Quel che conta invece è la prima impressione, praticamente un’ora dopo averlo messo al polso e non ancora completamente regolato. Prima di tutto: è leggero. Anche nella versione Watch – la mia -, ancor più in quelle Sport con il cinturino in fluoroelastomero, un materiale sorprendente. Poi ha già cominciato a bippare, o più che altro a darmi dei leggeri tocchettini sul polso per avvisarmi dei messaggi in arrivo. Discreto, comodo, più comdo di quanto pensassi. Ed è comodo, più comodo di quanto pensassi, rispondere ai messaggi direttamente. Si è vero, Siri ha confuso “lì sotto” con “risotto”, ma siccome l’Apple Watch impara piano piano le tue abitudini, saprà presto quando è l’ora di andare a tavola. E’ facile, più facile del previsto, anche leggere le mai e cancellarle: la dimensione dello schermo ti aiuta a capire subito quali sono quelle che non ti interessano e a eliminarle. Dunque, rispetto a quanto sopra, ti fa risparmiare il tempo. Apple Watch mi sta già controllando, mi darà avvisi quando sto troppo seduto, controllerà quanto cammino, ci tiene alla mia salute. Ed è uno delle sue caratteristiche principali. E poi, devo dire, è davvero elegante. Sia nel design delle schermate, sia con i vari cinturini, intercambiabili con un semplice clic. Si raccomanda però di fare gli abbinamenti giusti: personalmente ho scelto il “Loop in pelle blu” ma ne ho anche uno nero per lo Sport. Trovo molto gradevoli anche il verde (mela), il bianco, e il nero siderale in acciaio. Ma va a gusti, ed è questo il bello. E poi appunto anche il quadrante, retina display, è personalizzabile: ci sono almeno due milioni di combinazioni possibili, se avete tempo di provarle tutte. Infine – e siamo solo alla prima ora – la corona digitale, quella che serve per scorrere tra una funzione a l’altra senza toccare lo schermo: davvero soffice al tatto. Piacevole anche lei. Questo per adesso: e ho già capito che Apple Watch, per chi ha un iPhone, è davvero un sorprendente ed elegante aiuto. Per le caratteristiche dunque l’articolo qui sotto, presto altre impressioni.

All’inizio furono un milione, ovvero i pezzi ordinati negli Usa quando Apple aprì gli ordini. Era il 13 aprile, undici giorni prima il via alle vendite in Australia, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, Hong Kong, Regno Unito e appunto Stati Uniti. Noi arriviamo ora, scesi in seconda fascia dopo che Cupertino si è aperta la porta – o meglio, il portone – verso il mercato miliardario (in numeri e fatturato) della Cina, dove già da marzo sono in vendita i «cloni» a 40 euro. Ma non è la stessa cosa: montano a tradimento il sistema operativo Android e non il sofisticato iOs che dialoga con la versione 8.2 degli iPhone 5 e 6. Tre sono le versionidisponibili: l’Apple Watch con prezzi da 669 a 1219 euro per la versione col quadrante da 38 millimetri e da 719 a 1269 euro per la versione da 42 millimetri; l’Apple Watch Sport, più easy e col cinturino adatto per il fitness, da 419 a 469 euro; e l’Apple Watch Edition, in oro 18 carati lavorato in modo da essere più resistente, che costa dagli 11 ai 18mila euro ed è in vendita anche in alcune gioiellerie esclusive. Perché la nuova frontiera di Apple è la personalizzazione. Quella del cinturino – 25 modelli diversi in fluoroelastomero (tipo silicone), pelle e acciaio – e quello del software. Le app insomma avranno un sistema operativo dedicato: il Watch iOs. E gli sviluppatori già impazziscono. L’Apple Watch comunque deve avere un iPhone accanto per poter lavorare appieno ed ha una batteria che garantisce la durata di un giorno: la sera insomma lo si deve mettere in carica con l’apposito accessorio magnetico. Il ciclo di vita previsto è di 3 anni, ma nel frattempo comunque sarà già uscito l’Apple Watch 2, nel 2016. E dunque… 

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