edition-hero-bb-201503Come accade ogni trimestre l’altra sera (per noi) Apple ha comunicato i suoi dati di vendita e di ricavi. E sono, come al solito, dati monstre. Ovvero nel terzo trimestre dell’anno fiscale 2015 che si è concluso il 27 giugno 2015, l’azienda ha annunciato un fatturato trimestrale di 49,6 miliardi di dollari e un utile netto trimestrale di 10,7 miliardi di dollari, pari a 1,85 dollari per azione diluita. Paragone: nello stesso trimestre del 2014 il fatturato era di 37,4 miliardi di dollari e l’utile netto trimestrale di 7,7 miliardi di dollari, pari a 1,28 dollari per azione diluita. In pratica il margine lordo è stato del 39,7%, rispetto al 39,4% registrato nello stesso trimestre dell’anno precedente e le vendite internazionali hanno rappresentato il 64% del fatturato. Sono dati pazzeschi eppure può suonare strano che la Borsa di New York abbia salutato il tutto con una flessione del titolo. In pratica: gli analisti si aspettavano una vendita ancor maggiore di iPhone.

E poi c’è il caso Apple Watch, che in America dicono stia  riscontrando un calo delle vendite rispetto all’entusiasmo iniziale e che è stato nominato appena dal gran capo Tim Cook nel commento ai numeri:  “Abbiamo avuto un trimestre eccezionale, con un fatturato iPhone in crescita del 59 percento rispetto allo scorso anno, forti vendite dei Mac, fatturato record di sempre da servizi, guidato da App Store, e un ottimo inizio per Apple Watch. L’entusiasmo per Apple Music è stato incredibile, e non vediamo l’ora di rilasciare iOS 9, OS X El Capitan e watchOS 2 ai clienti in autunno”. A questo si aggiunge il commento economico del Cfo di Cupertino, l’italiano Luca Maestri:  “Nel terzo trimestre il nostro tasso di crescita anno su anno ha accelerato rispetto al primo semestre dell’anno fiscale 2015 con un fatturato in aumento del 3 % e un utile per azione in crescita del 45%. Abbiamo generato un flusso di cassa operativo di 15 miliardi di dollari molto forte, e abbiamo restituito oltre 13 miliardi di dollari agli azionisti attraverso il nostro programma di ritorno del capitale”. In soldoni vuol dire un dividendo cash di 0.52 dollari per azione e una previsione per il quarto trimestre 2015 che vede un  fatturato fra i 49 miliardi di dollari e i 51 miliardi di dollari, un  margine lordo fra il 38,5% e il 39,5%, spese operative fra i 5,85 miliardi di dollari e i 5,95 miliardi di dollari, altre entrate/(spese) di 400 milioni di dollari, un’ aliquota fiscale del 26,3%.

In pratica: quale altra azienda può vantare dati del genere? Nessuna, però quando si parla di Apple entrano in campo valutazioni che esulano dalla semplice economia. E invece guardando bene i numeri si scopre che nella categoria “altri prodotti”, dove Apple Watch è stato per ora inserito, l’incremento di fatturato è stato del 35%, ovvero 2,64 miliardi di dollari contro 1,7 dell’anno precedente. Facile dire insomma che quel miliardo di dollari in più l’abbia fatto Apple Watch, con un impatto sul mercato maggiore di quando uscirono iPhone e iPad. In più, secondo quanto riportano gli amici di Cellulare Magazine, la società di ricerca Strategy Analitics ha stimato in 4 milioni i pezzi venduti al 30 giugno, cioè il 75% del mercato. C’è anche chi dice che sono solo 3, ma insomma la quota non è che cambi di molto, tra l’altro per un prodotto all’esordio. E quindi: sicuramente gli antipatizzanti della creatura di Steve Jobs andranno a cercare i lati negativi (i soliti, pur parzialmente giustificati: le tasse pagate in Paesi più fiscalmente amici, le solite polemiche sulle fabbriche in Cina con cui però non lavora solo Apple), ma chi vive a Cupertino o lavora in una delle filiali del suo mondo può continuare a dormire sogni d’oro. E di sicuro non se ne lamenta.

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