smaller-iPad-pro-9.7-inchCupertino è lontana e non è solo questione di chilometri. E in attesa (per i Prescelti) di vedere il nuovo Campus e il nuovo teatro annunciato da Tim Cook, il messaggio è arrivato comunque forte e chiaro: se l’Fbi è in grado di craccare un iPhone, lo faccia e se ne prenda la responsabilità. Apple di sicuro non l’aiuterà. Questo è insomma quanto il capo della Mela ha ribadito anche ieri e il concetto vale più del prodotto: l’udienza prevista oggi è stata rinviata perché l’Fbi ha improvvisamente trovato qualcuno in grado di aprire il 5C del terrorista di San Bernardino. Così, giusto prima del giorno del giudizio e dopo mesi di polemiche e accuse di attentato alla sicurezza nazionale: “Il clamore della vicenda ha fatto sì che qualcuno si facesse avanti”. All’improvviso appunto. In ogni caso, giudizio personale, il Bureau non ci fa una bella figura. E ancora una volta mette in primo piano Apple proprio nel giorno in cui l’azienda ha fatto la presentazione meno scintillante degli ultimi anni: non era facile comunque, anzi era praticamente impossibile, fare di meglio dopo i botti del 2015. Non si può sempre cambiare il mondo ogni sei mesi e in questi casi ci si è adeguati. Vediamo come.

IPHONE SE Il colpo d’ingegno in questo caso è essere riusciti a mettere nella scocca del 5S le caratteristiche del 6 e oltre: sono curioso di vedere come si comporterà la batteria, che nel 5S era molto inferiore alle attese. Lo schermo a 4 pollici ha i suoi molteplici ammiratori, dunque ecco perché non accontentarli con un prodotto che parte (in dollari) da un prezzo davvero interessante? Peccato che i 399 dollari diventino in Italia 509 euro, ma non si può chiedere a Tim Cook di prendere il posto di quel genio del ministro Franceschini o dei nostri ministri dell’Economia. Accontentiamoci dunque, sicuri che il 5 SE farà numeri qui da noi, ma che in Cina farà il boom. Confrontare i numeri del prossimo trimestre per credere.

IPAD PRO 9.7 Qualcuno dirà: si sono accorti di aver sbagliato e ora tornano indietro. Ma secondo voi: può nascere un nuovo prodotto in soli sei mesi? Appunto. I device di Cupertino hanno una gestazione di almeno due anni, per cui ecco che il taglio più piccolo dell’iPad Pro (nella foto) fa parte di un chiaro progetto: far diventare i tablet quello che ancora non sono, cioè veri strumenti professionali. L’iPad pro è nato per essere un sostituto del Pc in alcune categorie lavorative e non c’è dubbio che per grafici, disegnatori, architetti sia uno strumento notevole. Lo schermo grande però lo rende poco portatile ed ecco allora la versione taglio tradizionale, ma con le caratteristiche, appunto, pro per video e audio. In pratica: il futuro dell’iPad è questo, anche se personalmente faccio ancora fatica a considerarlo un sostituto del computer. Il Mac Book Air, per dire del mio preferito, ha ancora qualcosa in più.

APPLE WATCH Nuovi cinturini e nuovi colori, prezzo più basso. E’ diventato lo smartwatch più venduto nel suo settore, ma di numeri non se ne parla. Guardando i bilanci si può trarre la conclusione che il trend è positivo ma l’oggetto – non solo Apple, s’intende – non ha ancora quell’impatto per cambiare il mercato. E chissà se lo avrà mai.

CARE KIT Si parla poco di questo, noi abituati a guardare le vetrine. Ma l’impatto che iPhone e Apple Watch (qui sì!) stanno avendo per la nostra salute è incredibile. Per dire: in un anno dall’anno di Research Kit in America sono stati raccolti tanti dati su alcune malattie quanto nei decenni precedenti. Alla presentazione di ieri Apple ha fatto vedere alcuni risultati entusiasmanti e ha annunciato l’arrivo di Care Kit, un’app che aiuta i malati a seguire le cure in maniera intuitiva senza dover perdersi in decine di spiegazioni astruse. Parkinson, asma, diabete, cancro al fegato: sono solo alcuni dei disturbi che la ricerca sta combattendo grazie alla tecnologia della Mela. Questo per dire che cos’è un iPhone oggi.

Detto quanto sopra, il discorso è più che filosofico: è epocale. I nostri dati, personali e di saluti, devono continuare ad essere solo nostri in un ‘era in cui tenere segreto qualcosa è diventato quasi impossibile. Ci deve essere un limite e quei dati, ribadisco, sono solo nel nostro telefono e non in qualche server cloud del mondo. Aprire il nostro telefono vuol dire aprire tutta la nostra vita anche a chi potrebbe utilizzarla per i suoi scopi: possiamo decidere di farlo senza problemi, ma non dev’essere Apple a decidere per noi e  neppure qualunque governo del mondo. Ci lamentiamo per le intrusioni del Fisco nei nostri conti correnti? Ecco: aprire un iPhone a tutti vorrebbe dire un’intrusione totale e irreparabile. Questo è il discorso di Tim Cook e questo è quello che  personalmente credo dobbiamo chiedergli. Dobbiamo chiedere che la nostra sicurezza sia protetta: da Apple così come dall’Fbi e da tutte le intelligence del mondo. Con i loro mezzi però, non con i nostri.

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