20160427_091453Scriveva Dostoevskij che per rendere la verità più verosimile, bisogna assolutamente mescolarvi un po’ di menzogna. Cosa c’entri questo con un blog di tecnologia è chiarito dal perfetto articolo dell’amico Luca Figini scritto per Cellulare Magazine (www.cellulare-magazine.it/sito/news/21836/Affaire_Huawei_Leica_non_e_una_questione_di_lenti.php): in pratica le lenti Leica della doppia fotocamera del nuovo P9 di Huawei non sono di Leica. La grande novità sbandierata in un’affilatissima conferenza stampa di inizio mese a Londra è insomma una verità verosimile, nel senso che la prestigiosa casa produttrice di macchine fotografiche ha fatto da consulente per la creazione delle lenti applicate al P9. Che sono però state fatte dalla cinese Sunny Optical. Diciamo subito che il problema non è la qualità delle lenti stesse o dello smartphone di Huawei, davvero molto avanzato: il problema che firmare il P9 con la scritta Leica Summarit (lo vedete nella foto del modello che mi è arrivato per il test) è – per così dire – una trasposizione della realtà.

Le due aziende, visto il rumore che ha creato la notizia, hanno deciso di chiarire il tutto in un comunicato congiunto. E in pratica si afferma che: “Nel mese di febbraio, Huawei e Leica hanno annunciato una partnership strategica di lungo termine. Quella fotografica è l’applicazione più utilizzata e il nostro impegno è finalizzato a soddisfare gli elevati standard richiesti dalla filosofia dei prodotti Leica. Leica mette nella collaborazione le sue conoscenze acquisite in decenni di esperienza nell’ingegnerizzazione e nel design delle ottiche. La partnership tra Huawei e Leica mira ad offrire la migliore qualità possibile delle immagini nel segmento smartphone”. Nel comunicato poi si specificano i punti di collaborazione: “Sviluppo collaborativo, valutazione e ottimizzazione del design delle ottiche in accordo con gli standard di Leica; sviluppo collaborativo della costruzione meccanica del modulo fotografico per ridurre gli effetti stray light; definizione della qualità delle immagini in termini di resa colore e fedeltà del colore, bilanciamento del bianco, riduzione degli effetti stray light, precisione dell’esposizione, range dinamico, nitidezza e rumore; gestione dei dati relativi all’immagine con l’aiuto della competenza di Leica nell’elaborazione del segnale; definizione dei più severi standard di qualità e dei requisiti per la produzione seriale di Huawei in modo da assicurare una costante qualità elevata”.

Non c’è dubbio, e la prova che stiamo facendo di sicuro lo conferma, che quanto sopra renda il P9 uno smartphone di primo livello. Ma non è questo il punto: Huawei ha affermato che le lenti del P9 sono state prodotte da Leica, o quantomeno ha lasciato che tutti capissero che fosse così. Co-engineering, è vero, c’è scritto sul sito: e allora perché non dire subito – e chiaramente – la verità? Così infatti  la collaborazione con la casa tedesca – un plus – rischia  di diventare un meno sul mercato proprio nel momento in cui il brand cinese lascia la sfida a Samsung nella qualità e nel prezzo (il P9 costa 599 euro). E sarebbe un vero peccato. Qualcuno però dirà:  quanto successo è puro realismo cinese. E Dostoevskij, in fondo, approverebbe. Giusto. Ma i consumatori preferiranno la verità o il verosimile?

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