iphone7Il giorno dopo, a mente (più) fredda. Insomma ogni presentazione di un nuovo iPhone merita una pensata, per tornarci su con più tranquillità. E siccome Phil Schiller lo ha snocciolato in 10 punti, ecco che per l’iPhone 7 seguirò questa traccia. Con un Numero Zero: i keynote sono diventati troppo lunghi. E’ vero che dove prima c’era il Melafonino oggi ci sono anche  – per esempio – l’Apple Watch, l’App Store da miliardi di download e tutta una serie di servizi da presentare. Ma due ore in senso tecnologico sono un’eternità con relativo calo di zuccheri. E’ giusto dare merito ai manager dell’azienda, non so se sia giusto allungare così le presentazioni. Giudizio personalissimo per carità, così come è personale il giudizio sull’iPhone7. Che mi è piaciuto, e molto.

1) Design. Il nuovo colore nero lucido e la nuova finitura che ha fatto sparire l’antenna, lo fa diventare davvero ancor più lussuoso. Desiderabile. Divertente l’idea di chiamare quello nero semplicemente “black”: in tempi in cui è tutto siderale, spaziale e via definendo, non è una cosa banale. L’ottica sporgente non piace a quelli a caccia sempre del pelo nell’uovo: personalmente non capisco il problema. Anzi, tutto sommato definisce ancor di più l’aspetto e la sua unicità. E’ dunque bello. Cool.

2) Home Button. Anche in questo caso il fatto che sia sensitivo sembra un sovrappiù, ma in realtà è una novità importante. Diciamolo: l’utilizzo dello schermo Force Touch non ha avuto per adesso il successo che a Cupertino si attendevano. Trasferire molte di quelle funzione al vero centro di comando farà sì che l’uso dell’iPhone risulterà più naturale e sicuramente utile.

3) Impermeabilità. E anche resistenza alla polvere. Non è certo una novità del settore, ma è quello che chiedevano gli utenti di Apple. Ed è stato loro dato.

4) Camera. L’upgrade che ha fatto più impressione, nonostante i megapixel siano sempre 12 (mentre in quella frontale diventano 7). Ma Apple ha recepito da tempo ciò che un bravo fotografo sa benissimo: non sono i megapixel a go-go a fare una buona camera. E quindi ecco il passo avanti, soprattutto per quanto riguarda la doppia ottica di 7Plus. Sì, lo  so, ci aveva già pensato Huawei e non solo, ma l’effetto combinato delle due lenti, del nuovo processore, dei filtri è impressionante. Le fotografie mostrate alla presentazione avevano profondità e nitidezza mai viste. E per ogni scatto il comparto ottico esegue 10 miliardi di operazioni in 25 millisecondi. Non so se avete presente… In pratica: solo questo varrebbe per passare al nuovo iPhone.

5) Retina Display. Praticamente raddoppiate la nitidezza e la brillantezza, in modo che non ci siano più problemi in outdoor. E soprattutto che la visione di un film faccia davvero cinema.

6) Audio. L’altra grande novità: il suono stereo. L’aver tolto il jack delle cuffie (punto seguente), ha consentito il raddoppio degli speaker: in certe situazioni non sarà necessario avere un altoparlante esterno. L’iPhone7 diventa, in questo campo, un piccolo iPad Pro: se il risultato è lo stesso, c’è da esserne soddisfatti.

7) Ear Pods. Ovvero , appunto, il jack che scompare con l’attacco che diventa Lightining. “Ci vuole coraggio nell’innovazione” ha detto Schiller, non c’è dubbio che all’inizio non tutti saranno contenti. Però il vantaggio è indubbio: il collegamento diventa digitale e quindi vuol dire alta fedeltà di ascolto. In più anche scambio di informazione e questo vuol dire che le cuffie presto diventeranno anche rilevatori per il fitness e battito cardiaco. L’adattatore per le vecchie cuffie messo nella scatola aiuterà chi non vuole comprarsene altre, oltre a quella in dotazione. Ci sono anche gli svantaggi: ad esempio non si potrà più ascoltare musica con gli auricolari mentre l’iPhone è in carica, visto che la presa è la stessa. E in questo caso l’aumentata batteria non credo riuscirà per ora a sopperire al problema.

8) Wireless. Avvero Air Pods, cioè gli auricolari senza fili che arriveranno in ottobre. Sono geniali nella loro costruzione, con un piccolo processore interno che fa tutto, riducendo anche il rumore. Sono eleganti e funzioneranno in modo semplice: non hanno tasti, fanno pairing automaticamente collegandosi a tutti i dispositivi Apple, per contattare Siri bastano due tap. I punti di domanda? Sicuramente il prezzo (179 euro non sono per tutti, ma la tecnologia è tanta) e poi il difetto comune di tutti gli auricolari bluetooth. Cioè l’alto rischio di dimenticarli da qualche parte o addirittura di perderli o non trovarli. E il fatto che si devono ricaricare, che per molti risulta una scocciatura.

9) Apple Pay. Il servizio si estende, Phil ha annunciato con gioia altri Paesi, soprattutto il Giappone. E l’Italia? Appunto. Esistono già servizi analoghi, ma finché non arriverà la Mela resteremo indietro. Urge affrettarsi.

10) Performance. Fa il suo debutto  il chip A10 Fusion che con una GPU di ultima generazione garantisce prestazioni fino al 40% superiori rispetto agli iPhone 6s e 6s Plus. Insomma una fuoriserie. Ma soprattutto ci si attende molto dalla batteria: Schiller ha giurato su due ore in più nel rapporto “7” e “6” e una tra “7 Plus” e “6 Plus”. Siamo pronti a controllare.

Questo è quanto il giorno dopo, in attesa di fare il test definitivo. Attendo con curiosità anche la serie 2 dell’Apple Watch, la cui idea di renderlo utilizzabile in piscina e in mare è, francamente, ciò che mandava per il lancio definitivo. Il settore degli smartwatch non ha ancora compiuto il vero salto di qualità, ma l’Apple Watch migliora di sei mesi in sei mesi. E dunque, oltre ad essere bello, comincia ad essere convincente. Anche se gli orologi tradizionali non moriranno mai, anzi. Eppure c’è spazio per tutti. E c’è molto spazio per l’Apple Watch, anche grazie all’accordo con Nike per una versione dedicata.

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