File illustration picture showing the logo of car-sharing service app Uber on a smartphone next to the picture of an official German taxi signStazione Termini, qualche tempo fa. “Buongiorno, dovrei andare in Tribunale a Piazzale Clodio”. “Va bene Dotto’, partiamo”. Suona il telefono, il tassista molla la mano sinistra dal volante, prende il cellulare e lo porta all’orecchio: “Amo’, che mangiamo stasera… ma no, la pasta la magno già a mezzogiorno… magari un po’ de puntarelle… amo’, ricordati di andare a prendere la camicia in tintoria… ah, amo’ senti…”. Venti minuti dopo il tassista appoggia un momento il cellulare ancora acceso e riprende possesso della mano (l’altra è servita per guidare) per mettersela sulla fronte: “Dotto’, me spiace: me so’ dimenticato er tassametro… famo 20 euro dai…”. Al ritorno, col tassametro acceso, saranno 12.

Questo per dire cosa può accadere a volte e, sia chiaro, non solo a Roma, ma pure a Milano e in qualsiasi città d’Italia. Ma anche per dire che non bisogna generalizzare: non è colpa dei tassisti se esiste Uber e neppure di Uber se esistono certi tassisti. E’ il mondo che cambia e il progresso necessiterebbe di un governo capace di dare risposte, evitando di lasciare certe decisioni a singoli giudici. Tecnologicamente parlando Uber è un servizio che dà profitto a chi lo fa, comodità a chi lo usa, certezza di spesa. Che tra l’altro è una spesa ben superiore a quella di un comune taxi: è una scelta insomma, è l’innovazione contro lo status quo. E’ la ragionevolezza di un mondo più moderno contro la difesa di un pensiero antico. Però poi ci sono le esigenze di chi ha investito dei soldi per il proprio lavoro, di chi ha in mano una licenza che valeva decine di migliaia di euro e che si trova oggi con quasi niente in mano.

Ogni rivoluzione – quella hitech così come fu per quella industriale – fa le sue vittime e il compito di uno Stato non sarebbe quello di difendere diritti acquisiti ma quello di regolare quelli sopravvenuti in modo da trovare la giusta equità. E invece ci sono poltrone da difendere, lobby da lisciare, interessi da non toccare, fastidi da non dare. Bisognerebbe mettere limiti e certezze, invece si fa flanella aspettando che passi la bufera. Poi, un giorno, arriva un giudice e inevitabilmente la decisione finisce per danneggiare la logica. E così si finisce che in un futuro (molto) prossimo un robot deciderà al posto nostro: ecco, non lamentatevi però.

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