b-facedate-a-20180503-870x583Tra le varie novità annunciate ieri da Mark Zuckerberg alla convento di Facebook con gli sviluppatori, ce n’è una che ha fatto titolo: ovvero la nascita di un servizio di appuntamenti sul social network, neanche fosse tornata Marta Flavi in versione digitale. Certo, il paragone tra uno dei padroni del mondo tecnologico e una delle ex signore Costanzo che combinava matrimoni in tv fa un po’ ridere, ne convengo; ma “Dating on Facebook” non è altro che un’alternativa a Tinder e Meetic, con un database però notevolmente più numeroso e accurato. Tanto che, oltre al “persone che potreste conoscere”, presto apparirà anche un “persone di cui potreste innamorarvi” dedicato a tutti quelli che si professano single. Zuckerberg ha precisato che non si tratterà di una ricerca per incontri “di una notte”, ma per una relazione seria. Detto questo però (a meno che non ci sia un algoritmo che controlli all’origine se uno stia o meno mentendo sul suo status), la novità sembra un’altra: il ritorno alle origini, guardando verso il futuro s’intende. Facebook in fondo non è nato per cuccare all’università? Ecco: il concetto viene allargato al mondo. E visto che già oggi ci sono coppie nate sul social (ne conosciamo tutti), perché non rendere il tutto più semplice e sicuro? Questo per dire che le grandi aziende hitech prosperano risorgendo dai loro fallimenti, e il caso Cambridge Analytica per Facebook lo è stato. Tale da costringere Zuckerberg a diventare grande, a pensare che il business non è solo fare soldi a tutti i costi. Ma farlo anche con le idee pratiche. Che piaccia o no, “Dating on Facebook” è un’idea pratica e dimostra come infondo la curva tecnologica abbia sempre lo stesso andamento: una parabola con una salita vertiginosa seguita da una discesa altrettanto ripida fino a che non si trova il punto di equilibrio per una crescita progressiva. Non è che combinare fidanzamenti o matrimoni cambierà il mondo, ma di sicuro Facebook torna a fare principalmente quello per cui è nato: mettere in contatto le persone. La pubblicità – e dunque gli affari – ne sono poi una conseguenza.

Dal palco di San Josè Zuckerberg ha parlato anche di altre cose. E insistendo sulla privacy ha annunciato il lancio di “Clear History”, uno strumento che consente di visualizzare e cancellare le informazioni personali relative alla navigazione su siti e applicazioni terze. Insomma, tornando al caso Cambridge Analytica, si vuole evitare l’uso indebito dei dati per fini pubblicitari e/o politici. Unica controindicazione: chi non è iscritto a Facebook, ma comunque è in qualche modo coinvolto nella navigazione, non può intervenire. “Ho imparato molto dall’audizione al Congresso” ha detto Mark. Meglio tardi che mai.

Altre novità in sintesi:

  • Arriva Oculus Go, visore low cost per la realtà virtuale: costa solo 219 euro, non ha bisogno di veder inserito uno smartphone, non ha cavi. Permette di accedere alle Oculus Room, di vedere film e concerti, di giocare. Sicuramente interessante, restando il fatto che si tratta di uno strumento che farà fatica a diventare di massa nel settore intrattenimento. Altro aspetto è quello professionale: vedere in anteprima un appartamento arredato con i mobili che avete scelto è un’applicazione utile a chi vende. E vedere come affrontare un’operazione difficile prima di entrare in sala operatoria, sarà indispensabile a un chirurgo per salvarci la vita. Oculus Go, in questo, è un grande passo avanti
  • Instagram avrà presto le videochiamate, anche di gruppo. Sarà migliorata la sezione Esplora tra i vari canali e implementato un filtro anti bullismo. Le Storie saranno aperte anche alle Terze Parti (tipo per poter condividere le playlist di Spotify). Supporterà anche la realtà aumentata, che sta diventando un vero business.
  • Presto l’assistente M tradurrà automaticamente i messaggi di Messenger tra utenti di lingue diverse. La realtà aumentata invece permetterà alle aziende di inserire offerte per gli utenti.
  • Infine Whatsapp: arrivano le chiamate di gruppo e si potranno inviare degli sticker. Questo per il lato ludico. Poi c’è quello Business, e qui qualcosa cambierà: è infatti quasi certo che le aziende che vorranno utilizzare l’app come servizio per i loro dipendenti dovranno pagare. D’altronde business is business.
Tag: , , , ,