idrogeno, boom, elettrolizzatoriQuesto interessante articolo di Alessandro Clerici, presidente onorario di WEC e di Fast, è uscito sul Giornale di venerdì 14 maggio. Purtroppo, nella sua sintesi, un paio di passaggi sono stati resi poco inerenti al significato del testo. Pubblico volentieri qui la versione integrale per una maggiore comprensione del problema che riguarda lo sviluppo dell’idrogeno verde. Ringraziando l’autore per il suo autorevole contributo.

L’idrogeno verde e i conti Ue che non tornano

L’idrogeno verde da elettrolizzatori, dove avviene la rottura della molecola dell’acqua in idrogeno ed ossigeno al passaggio di corrente elettrica alimentata da FER (Fonti Energia Rinnovabile), bruciando genera vapore acqueo. Dati anche i suoi possibili svariati utilizzi risulta affascinante per la transizione energetica ed è argomento di punta per politici, industrie e mass media con grandi sviluppi ipotizzati.

A luglio 2020 la Comunità Europea è uscita con il documento “A Hydrogen strategy for a climate-neutral Europe” con l’obiettivo di 40 GW di elettrolizzatori in servizio in UE al 2030. Per produrre 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde pari a 333 TWh. E l’alimentazione degli elettrolizzatori avverrebbe da 80-120 GW di impianti solari ed eolici direttamente collegati agli elettrolizzatori“.

Si pongono seri dubbi su tali numeri e sul come arrivarci e con quali implicazioni, come da me menzionato in articoli su riviste scientifiche ed in Webinars. La potenza nominale di un elettrolizzatore moltiplicata per le sue ore equivalenti di funzionamento all’anno (per dare la sua energia assorbita nell’anno: load factor). E  moltiplicata per la sua efficienza di trasformazione dà il contenuto energetico dell’idrogeno prodotto; si può facilmente verificare quanto segue ricordando che 1 kg di idrogeno è pari a 33,3 kWh .

Un ipotetica produzione di idrogeno, a “tavoletta” alla potenza nominale per le totali 8760 ore di un anno da 40 GW di elettrolizzatori con una loro super efficienza valutata ad oggi verso il 2040 del 75%, sarebbe di 7,9 milioni di tonnellate/anno di idrogeno. E per 10 milioni occorrerebbero quindi circa 50 GW, ma con tanti ma. Ciò è possibile solo connettendo al sistema elettrico sia elettrolizzatori che nuovi impianti FER dedicati all’idrogeno con notevoli investimenti sul sistema stesso che dovrebbe essere potenziato per convogliare l’energia FER agli elettrolizzatori e fornire servizi di rete per “spianare e regolarizzare” la variabile potenza prodotta da solare ed eolico al fine di raggiungere le teoriche 8760 ore /anno di load factor.

L’energia FER al 2030 per alimentare gli elettrolizzatori risulterebbe di 444TWh; ottimisticamente aumentando del 25 % le attuali ore medie equivalenti/anno di produzione in EU di fotovoltaico (1100 ore) ed eolico (2100) occorrerebbe una potenza FER di 210 GW, ben superiore agli 80-120 GW del documento CE. Tali 210 GW devono intendersi addizionali ai GW programmati dai vari piani nazionali al 2030 per non cannibalizzali; ed i nuovi obiettivi del Green Deal pongono un 55% di riduzione delle emissioni da gas serra al 2030 rispetto al precedente obiettivo del 40%.

Per l’Italia i nuovi obiettivi porterebbero ad un probabile aumento del 30% dei nostri già impegnativi 43 GW di nuovo fotovoltaico ed eolico dal 2020 al 2030. Con una media di oltre 4 GW all’anno rispetto a meno di 1 GW/anno negli ultimi 4 anni. Nessuno ne parla o chiede spiegazioni alla CE sui conti dell’idrogeno da parte dei competenti organi italiani con valutazione dei costi che ne deriverebbero alla produzione di 1 kg di idrogeno e con quali regole di mercato?

Qui trovate un articolo sulla filiera italiana dell’idrogeno.

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