“In quale modo il potere politico pre-moderno, fatto di persone e famiglie e quindi visibile (frammentato sul territorio e con una gran varietà di concorrenti e autorità morali a fargli da argine), ha lasciato il posto a un potere moderno impersonale, esercitato da funzionari intercambiabili, che esprime leggi generali ed astratte, che è ovunque ma in nessun luogo preciso, perché trae legittimazione dalla società stessa, raccontandoci che “lo Stato siamo noi”?

Come si è passati dalla spada ai campi di sterminio, dal sottrarre una decima al portar via la metà di quanto una famiglia produce?

E poi:  come rispondere a chi sostiene che questa non è altro che una versione rovesciata della “favola delle magnifiche sorti progressive”, per usare l’espressione di Leopardi? E come si può rispondere a chi fa osservare varie evoluzioni buone dei tempi moderni: il miglioramento generale delle condizioni di vita, il progresso tecnico, l’aumento della vita media?”

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