Quando un sisma uccide e distrugge ci sono sempre (anche) responsabilità: stavolta, ad esempio, a carico di chi ha costruito capannoni che non sarebbero dovuti crollare.

Ma questa volontà tutta italiana di trovare sempre e comunque i capri espiatori, i malvagi, i colpevoli… è terribile. E’ come se l’italiano, sommerso dalla propria storia e da un passato di cultura e artifici di ogni tipo (pare che le colline toscane siano l’area agricola più antropizzata del mondo: una specie di “scultura” rurale), sia ormai incapace di affrontare il presente e di riconoscere l’esistenza della natura: di una terra che può agitarsi a far crollare antichi palazzi.

Riconosciamolo: da tempo siamo prigionieri del moralismo, del dipietrismo, del grillismo, e non a caso vanno per la maggiore quei personaggi che ci raccontano che anche la disfatta economica dell’Italia – sommersa dai debiti contratti in decenni di spesa pubblica facile – andrebbe addebitata alla Goldman, alla Merkel, alla Trilaterale, agli speculatori di Londra o Zurigo, o a qualche oscuro complotto pluto-massonico-giudaico-e​cc.

Forse dovremmo tornare a ragionare, riconoscendo che non tutto è “cultura” e che le spiegazioni troppo semplici non sempre sono le migliori.

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