Le libertà locali e il diritto di rigettare il sovrano

Nelle ultime settimane ho ricevuto quattro libri, che ora sto leggendo un poco in parallelo. L’unico che già conoscevo, poiché l’avevo studiato molti anni fa e in lingua francese, è Pensare con le mani di Denis de Rougemont (Massa, Transeuropa, 2012), che ora è disponibile anche in traduzione italiana grazie all’impegno di Damiano Bondi, autore di un’interessante introduzione. Il libro – scritto nel 1936 entro un mondo dominato dalla ferocia di regimi disumani – riflette sulla persona umana quale nucleo di una resistenza essenziale di fronte al Potere, che per sua natura è intimamente totalitario.

  

Resistere e costruire nel tempo della barbarie

La vittoria del duo Grillo-Casaleggio porta con sé varie conseguenze: per il sistema politico e, più in generale, per le prospettive stesse della società italiana. In primo luogo, è chiaro che stanno venendo al pettine le conseguenze nefaste di decenni di predicazione avversa al mercato, al mondo industriale, alla finanza, al capitalismo. Nel cuore e nella mente dei “grillini” c’è la volontà di costruire un’Italia affrancata dal profitto e volta a indirizzare i comportamenti individuali verso stili di vita frugali: anche usando la forza coercitiva della regolazione pubblica. I militanti cinquestelle sono cresciuti, in questi anni di oscura militanza, leggendo […]

  

Niente elezioni per “Forza Evasori”. Perché lo Stato è anti-giuridico

La lista “Forza Evasori – Stato Ladro” promossa da Leonardo Facco e dal Movimento Libertario non sarà sulle liste elettorali. Perché? Non per la difficoltà a raccogliere le firme, che pure ci sarebbe stata, e nemmeno per l’avversione di molti libertari al’idea stessa di presentarsi alle competizioni elettorali. Non ci sarà per una decisione del Ministero, che ha ravvisato che i termini contenuti nel simbolo potrebbero integrare vilipendio dello Stato e istigazione a delinquere. Non c’è da sorprendersi. La struttura dello Stato moderno, in Italia come altrove, è intimamente autoritaria poiché poggia su quella nozione di sovranità che non soltanto […]

  

Un credente non può amare il potere dello Stato e la sua violenza

Come sottolinea Nicolás Gómez Dávila con la sua consueta precisione d’analisi, «il dialogo tra comunisti e cattolici è diventato possibile da quando i comunisti falsificano Marx e i cattolici Cristo». In questa prospettiva, il cattocomunismo è un marxismo dimentico di Marx e un cristianesimo svuotato, in cui la salvezza è immanente, l’individuo è annullato nella massa collettiva, la carità inutile, lo Stato onnipotente. La riflessione cristiana più autentica in tema di società, economia e politica è stata deformata solo a sinistra, ma pure a destra. E ne è una prova il distributivismo di autori del passato come Gilbert K. Chesterton […]

  

E se nascesse un’Europa elvetico-britannica? Un’Europa delle libertà?

Uno dei padri dell’Europa contemporanea, Jacques Delors, l’ha detto senza mezzi termini nelle scorse ore in un’intervista rilasciata al quotidiano economico tedesco Handelsblatt: è meglio che il Regno Unito lasci l’Unione, sviluppi un legame di tipo diverso (analogo – aggiungo io – a quello che collega l’Europa e la Svizzera, grazie ai cosiddetti “bilaterali”) e permetta quindi ai 26 Paesi rimanenti di consolidare sempre più le proprie istituzioni, costruendo un vero e proprio super-Stato.

  

I paradossi del “politicamente corretto” (e le opinioni di alcuni amici)

Si può pensare, e in parte è così, che il “politicamente corretto” affondi le proprie radici nella buona educazione: nel fatto (assai ragionevole) che bisogna controllare il proprio eloquio e il proprio comportamento in modo tale da non offendere l’interlocutore. La parte “sana” è tutta qui e non è senza rilievo. Ma certo è vero che dietro la tirannia della correttezza c’è molto di più e non tutto, anzi, è meritevole di rispetto. La letteratura sul tema è ormai immensa e muoversi all’interno di questa massa di scritti non è facile. I due soli inviti alla lettura che questo post […]

  

Cristian Merlo contro gli imbrogli dello Stato padrone

Ogni tradizione liberale ha caratteristiche un po’ diverse e nel quadro internazionale il liberalismo italiano si è spesso caratterizzato per una sua particolare nota “realista”, al limite del cinismo. In fondo il maggiore contributo della Penisola alla scienza politica è stato forse l’elitismo (Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto e Roberto Michels), che ha proprio insistito – contro ogni manipolazione ideologica – sul fatto che anche all’interno delle cosiddette democrazie vi è sempre un piccolo numero di persone, la classe politica, che monopolizza i luoghi della decisione. Questa forte adesione alla realtà fu evidente anche in un altro importante filone di studi […]

  

Tutti quelli che, a parole, detestano i capitalisti…

A destra come a sinistra, la politica è in larga misura pura e semplice demagogia. Non c’è occasione nella quale l’uomo politico non lisci il pelo della gente comune chiedendo tasse sui ricchi, denunciando i privilegi delle grandi imprese, accusando i poteri forti. Non è un caso se una vera stupidaggine come la cosiddetta Tobin Tax trova consensi in ogni settore, perché pochi si rendono conto che l’imposizione delle transazioni finanziarie non grava solo su quanti investono in borsa, ma sull’economia nel suo insieme. A parole, sono tutti dei Masaniello. Ma nei fatti? Non proprio. È significativo ad esempio che […]

  

Voto, rapina sistematica e unità nazionale

Dopo che la quaterna inflitta agli azzurri dalla nazionale spagnola ci ha evitato dosi massicce di retorica e patriottismo in salsa post-comunista, può essere opportuno interrogarsi su una questione di non poco conto, sottesa a molti dei discorsi fatti e sentiti nelle scorse settimane.

  

Conciliare Rawls e Nozick? L’impossibile scommessa di Tomasi

È possibile coniugare Nozick e Ralws, Rothbard e Dworkin? La prima risposta, ovviamente, è no. Ma il recente volume di John Tomasi (Free Market Fairness, Princeton University Press, 2012, pagine 348) si pone proprio questo ambizioso obiettivo, quasi volendo chiudere una controversia tra liberali classici e liberals, tra libertari e interventisti che decollò a Harvard all’inizio degli anni Settanta e che da allora domina il dibattito interno alla filosofia politica: in America e fuori.

  

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