{"id":108,"date":"2012-01-15T21:48:53","date_gmt":"2012-01-15T19:48:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=108"},"modified":"2012-01-15T21:48:53","modified_gmt":"2012-01-15T19:48:53","slug":"ma-cose-questa-crisi-leggete-calvino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/01\/15\/ma-cose-questa-crisi-leggete-calvino\/","title":{"rendered":"Ma cos&#8217;\u00e8 questa crisi? Leggete Calvino"},"content":{"rendered":"<p>Sono capitato per caso sul blog di<strong> Pino Bruno<\/strong>, il futuro non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta, e ho trovato uno scitto di <strong>Italo Calvino<\/strong> pubblicato su <em>Repubblica <\/em>il 15 marzo 1980. E&#8217; il suo <em>Apologo sull\u2019onest\u00e0 nel Paese dei corrotti. <\/em>La forma \u00e8 quella della favola. Quello che mi piace \u00e8 la narrazione senza moralismo e la lucidit\u00e0 con cui racocnta la nascita della &#8220;questione italiana&#8221;. La lunga <strong>crisi<\/strong> viene da l\u00ec, da una costellazione di poteri che ha fondato la sua fortuna sul denaro pubblico. Sono passati pi\u00f9 di trent&#8217;anni e una cosa \u00e8 chiara: il male dell&#8217;Italia \u00e8 nella politica dello Stato grasso, quello delle tasse e degli sprechi. Gli onesti, razza ghettizzata e quasi invisibile, sono quelli che pagano e non sono abbastanza furbi da inserirsi nel sistema economico dei parassiti. Vale la pena di leggerlo. Eccolo.<\/p>\n<p>\u201cC\u2019era un paese che si reggeva sull\u2019illecito. Non che mancassero le leggi, n\u00e8 che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti pi\u00f9 o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perch\u00e8 quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si \u00e8 pi\u00f9 capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cio\u00e8 chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere gi\u00e0 aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia.<\/p>\n<p>Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perch\u00e8 per la propria morale interna, ci\u00f2 che era fatto nell\u2019interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l\u2019illegalit\u00e0 formale, quindi, non escludeva una superiore legalit\u00e0 sostanziale. Vero \u00e8 che in ogni transazione illecita a favore di entit\u00e0 collettive \u00e8 usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l\u2019illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con s\u00e9 \u00a0una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cio\u00e8 poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.<\/p>\n<p>Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attivit\u00e0 lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poich\u00e9 \u00a0in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attivit\u00e0 che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civilt\u00e0 poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (cos\u00ec come in certe localit\u00e0 all\u2019esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anzich\u00e9 \u00a0il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicit\u00e0 passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attivit\u00e0 illecite, normalmente esentate da ogni imposta.<\/p>\n<p>Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anzich\u00e9\u00a0 di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Cos\u00ec che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l\u2019idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri.<\/p>\n<p>Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilit\u00e0 nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d\u2019ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l\u2019unica alternativa globale del sistema.<\/p>\n<p>Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla. Cos\u00ec tutte le forme di illecito, da quelle pi\u00f9 sornione a quelle pi\u00f9 feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilit\u00e0 e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.<\/p>\n<p>Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, n\u00e9\u00a0 patriottici, n\u00e9\u00a0 sociali, n\u00e9 \u00a0religiosi, che non avevano pi\u00f9 corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano cos\u00ec, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare.<\/p>\n<p>Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virt\u00f9 sono cose che riscuotono troppo facilmente l\u2019approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per s\u00e9 \u00a0(o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute pi\u00f9 nascoste; in una societ\u00e0 migliore non speravano perch\u00e8 sapevano che il peggio \u00e8 sempre pi\u00f9 probabile.<\/p>\n<p>Dovevano rassegnarsi all\u2019estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, cos\u00ec come in margine a tutte le societ\u00e0 durate millenni s\u2019era perpetuata una contro societ\u00e0 di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una contro societ\u00e0 \u00a0che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare \u201cla\u201d societ\u00e0, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della societ\u00e0 dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di s\u00e8 (almeno se vista non troppo da vicino) un\u2019immagine libera, allegra e vitale, cos\u00ec la contro societ\u00e0 degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversit\u00e0, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno pi\u00f9 dire, di qualcosa che non \u00e8 stato ancora detto e ancora non sappiamo cos\u2019e\u2019\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Italo Calvino<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sono capitato per caso sul blog di Pino Bruno, il futuro non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta, e ho trovato uno scitto di Italo Calvino pubblicato su Repubblica il 15 marzo 1980. 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