{"id":130,"date":"2012-03-19T21:29:57","date_gmt":"2012-03-19T19:29:57","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=130"},"modified":"2012-03-19T21:29:57","modified_gmt":"2012-03-19T19:29:57","slug":"questi-anni-di-infinite-facezie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/03\/19\/questi-anni-di-infinite-facezie\/","title":{"rendered":"Questi anni di infinite facezie"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0Questo doveva essere il futuro. Prima, prima che davvero uno ci mettesse piede, sono stati l\u00ec a scrivere, immaginare, sognare, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, viaggi nel tempo, teletrasporti, telelavori, cibernauti, argonauti, terre promesse, visitors e ufo robot. Poi il 2000 \u00e8 arrivato e sono passati dieci anni. Non \u00e8 che non \u00e8 successo nulla. Solo che il futuro, quando ci cammini sopra, non \u00e8 questa cosa straordinaria. Quasi non te ne accorgi. Il tempo passa, quotidiano, con i vigili che fanno ancora le multe, la giornata da sfangare, il mutuo, la crisi, la disoccupazione, e il futuro che diventa passato sembra uguale a tutti gli altri. Sei solo pi\u00f9 vecchio. Solo se ti fermi un attimo e tiri una riga, come in una partita doppia, tocchi con mano che il Novecento \u00e8 un altro secolo. Gli anni sono alle spalle e lasciano sulla strada una macchia, un segno indefinito, l&#8217;incertezza, la ricerca di qualcosa di solido, navigando tra il reale e l&#8217;incorporeo. Zygmunt Bauman li ha battezzati liquidi. Di certo c&#8217;\u00e8 che questo non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;orizzonte dei padri. Il rischio non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;avventura, ma \u00e8 qualcosa che ti entra nel dna. Si zompetta da un lavoro all&#8217;altro, sempre in bilico, rimettendo tutto in gioco, guardando al posto fisso come un miraggio antico, una leggenda, una certezza che ti accompagnava fino alla tomba. Qui di certo invece non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla. I padri hanno dilapidato le pensioni dei figli, siglando un patto che forse non basta a sanare le coscienze. Noi vi abbiamo tolto il futuro, ma in compenso siamo il vostro welfare. \u00c8 andata cos\u00ec e l&#8217;unica beffa \u00e8 che ancora ti tocca pagare i contributi. La famiglia si \u00e8 allargata, fino a evaporare. Nulla \u00e8 per sempre, figuratevi l&#8217;amore. La stessa identit\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 un ircocervo, con questi laboratori dove ballano cellule chimera, umane al 99 per cento, il resto, quell&#8217;un per cento, certifica che non siamo mai stati angeli caduti, ma un ammasso di fango e di viscere, con il mistero di un&#8217;intelligenza ancora tutta da spiegare.Non \u00e8 facile raccontare questi anni Zero. Sono andati via come un domino di speranze cadute. Nulla di quello che ci avevano raccontato si \u00e8 realizzato. La colpa \u00e8 forse di quella mappa che abbiamo smarrito e ora ci lascia incompiuti. Anni di passaggio, anni di frammenti. La storia \u00e8 un susseguirsi di flash, di immagini, di fotografie, di spezzoni di vita e di ricordi scaricati dalla madre rete. Eccole le nuove chiese: YouTube, Google, e le parole spese in piazza, nell&#8217;agor\u00e0 di Facebook. \u00c8 qui che la storia viene triturata, frammentata, spottizzata, ridotta a presente. \u00c8 la poltiglia dei vecchi quotidiani, la vittoria del frame e del lancio d&#8217;agenzia, la narrazione riportata alla materia bruta, non lavorata. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il manufatto. C&#8217;\u00e8 il grezzo, che scade in fretta. Dove va a finire tutta l&#8217;informazione consumata su Google? Che fine faranno i video scaricati da YouTube? Cosa rester\u00e0 di tutte le parole scambiate su Facebook? Spam. Spazzatura. Spot.Sono anni scarnificati. Il cuore batte il tempo dei bit, come se dietro lo specchio ci fosse una seconda vita, una via di fuga da questo presente che si dilata a dismisura e non diventa mai futuro, la tentazione di aprire finalmente il vaso di Pandora e dormire, morire, sognare, forse. Il sospetto \u00e8 che siamo diventati tutti avatar, maschere impalpabili che tirano a campare e scommettono su un paradiso che non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Magari ha ragione Baricco e questo \u00e8 solo un cambio di civilt\u00e0. La nostra colpa \u00e8 solo trovarci in un&#8217;et\u00e0 di mezzo, alle spalle il Novecento in macero, davanti i barbari. Arrivano da tutte le parti, i barbari. E saccheggiano, sventrano, le cittadelle della vecchia civilt\u00e0 del Novecento. Baricco ha raccontato come hanno mutato il vino, i libri e il calcio. Poi ha concluso: magari a voi sembrano solo teppaglia ignorante, invece sono solo un&#8217;altra civilt\u00e0, sono i figli di una mutazione. Hanno le branchie. Noi siamo i resti di una metamorfosi interrotta. Ci sono spuntate le branchie, ma ci ostiniamo a respirare con i polmoni.Chiss\u00e0 se gli anni Zero si possono raccontare solo come fa Antonio Moresco, abbandonandosi ai canti del caos. I giorni cadono uno sull&#8217;altro e lasciano una catasta sparpagliata di ricordi e di rifiuti. Si va a memoria. Il baco del millennio. Le torri che si sgretolano. Bin Laden \u00e8 vivo o morto? Il cappio di Saddam Hussein. L&#8217;apocalisse antimoderna dei no global. I \u00abno tutto\u00bb e le loro ossessioni, la testata di Zidane a Materazzi, le particelle elementari di Houellebecq, Harlem che piange Michael Jackson, Shakira che fa impazzire perfino Garcia Marquez, Wojtyla \u00abSanto subito\u00bb, l&#8217;oblio dell&#8217;Afghanistan, New Orleans nuova Atlantide, un nero alla Casa Bianca, le bombe di Madrid, il velo e il crocifisso, Est ed Ovest, l&#8217;iPod, l&#8217;iPhone, l&#8217;iBook, Gollum che sbavacchia dicendo \u00abil mio tesoro\u00bb, il ritorno dei vampiri, Harry Potter e Colui-che-non-si-pu\u00f2-nominare, il digitale terrestre, la profezia Maya, Chiesa e pedofilia, la foto di Kate Moss che sniffa cocaina, il 2.0, i colletti bianchi della Lehman Brothers che lasciano gli uffici per l&#8217;ultima volta con gli scatoloni nelle mani, lo Tsunami, la mucca pazza, il gladiatore e i trecento spartani, la novel grafic, la rivoluzione arancione in Ucraina e lo zar Putin in Cecenia, il Papa tedesco, il G8, il lampo di Bolt a Pechino, cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, I Denti Bianchi di Zadie Smith, Moccia \u00e8 la nostra Liala? Isole dei famosi, fattorie e grandi fratelli, la vita \u00e8 tutta un reality. Sull&#8217;Olimpo le muse sono state scacciate dalle veline.Frammenti. Buttati l\u00ec, passati troppo in fretta, senza il tempo per digerirli, con questo futuro appiattito sul presente, e un lungo videoclip con la musica in sottofondo e i blog che si parlano addosso, raccontando il mondo dal proprio ombelico. Come si pu\u00f2 rimettere insieme tutti questi frammenti e farne una storia? \u00c8 questa la sfida dei romanzieri. \u00c8 il tentativo di ritrovare la rotta. \u00c8 quello che fa Jonathan Franzen con le sue Correzioni. Il romanzo che dice all&#8217;umanit\u00e0 degli anni Zero che le nostre vite stanno deragliando. Ci siamo lasciati alle spalle il mondo dei padri e ora fatichiamo a trovare una strada, perch\u00e9 il navigatore satellitare \u00e8 vecchio e la mappa, il tuttocitt\u00e0, \u00e8 stracciato, perduto, disperso da qualche parte nel portabagagli. \u00c8 quel senso che David Foster Wallace non ha pi\u00f9 ritrovato, fino a penzolare da una corda. L&#8217;ultima immagine come una citazione. \u00c8 un corpo senza vita che dondola. \u00c8 una carta dei tarocchi e la poesia di Villon. \u00c8 l&#8217;impiccato. Questo ragazzo interrotto ha scritto il numero zero di questa metamorfosi. Il suo capolavoro si chiama Infinite Jest. Parla di un film perduto, che strega i suoi spettatori fino a renderli catatonici, fino all&#8217;infinito, la colonna sonora \u00e8 l&#8217;infinita tristezza di un&#8217;America che non si riconosce pi\u00f9. \u00c8 il trauma di chi ha visto cadere tutte le illusioni del secolo breve e si ritrova a vivere la progressiva smaterializzazione del mondo. Il titolo nasce da una citazione di Amleto, il famoso monologo con il teschio di Yorick, il buffone di corte, in mano: \u00abQuesto uomo io l&#8217;ho conosciuto, fu un giovanotto di infinita facezia\u00bb. Infinite Jest, appunto. Questo resta: dieci anni di infinite facezie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0Questo doveva essere il futuro. Prima, prima che davvero uno ci mettesse piede, sono stati l\u00ec a scrivere, immaginare, sognare, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, viaggi nel tempo, teletrasporti, telelavori, cibernauti, argonauti, terre promesse, visitors e ufo robot. Poi il 2000 \u00e8 arrivato e sono passati dieci anni. Non \u00e8 che non \u00e8 successo nulla. Solo che il futuro, quando ci cammini sopra, non \u00e8 questa cosa straordinaria. Quasi non te ne accorgi. 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