{"id":132,"date":"2012-03-23T21:15:38","date_gmt":"2012-03-23T19:15:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=132"},"modified":"2012-03-23T21:15:38","modified_gmt":"2012-03-23T19:15:38","slug":"il-giornale-della-domenica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/03\/23\/il-giornale-della-domenica\/","title":{"rendered":"Il giornale della domenica"},"content":{"rendered":"<p>Non chiedetemi quando finir\u00e0. Il guaio \u00e8 che non posso neppure stare l\u00ec a far finta che il problema non esista. E&#8217; una di quelle questioni che ti ribaltano la vita. Qualche volta capita di vedere un gruppetto di colleghi davanti alla macchinetta del caff\u00e8 parlare sottovoce con un&#8217;aroma di angoscia dell&#8217;apocalisse dei <strong>giornali<\/strong>. Quanti anni mancano alla resa totale della carta stampata? Cinque, dodici, ventitr\u00e9? I pi\u00f9 ottimisti dicono che un giornale \u00e8 un giornale e non sar\u00e0 certo un tablet a cancellarne l&#8217;odore. Altri pensano che non \u00e8 la carta che fa il giornalista e il mestiere si evolve un po&#8217; come fanno i pokemon. Tutti sanno che per\u00f2 il giornalismo delle buste paghe pesanti, del sempre meglio che lavorare, delle ricevute dei taxi buone per tutte le stagioni, dei diritti acquisiti e dei leggendari inviati, dei corrispondenti nei posti pi\u00f9 remoti del mondo e della fissa da maturare \u00e8 finito a met\u00e0 degli anni Novanta. Poco male. Quello che davvero ti sfinisce \u00e8 il conto dei morti.<\/p>\n<p>Il <strong>New York Times<\/strong> ha pubblicato uno di quei approfondimenti su come se la passano i quotidiani. Sembra che nei giorni feriali abbiano perso il 4 per cento delle copie, la domenica la flessione \u00e8 molto meno marcata, meno 1 per cento. Il giornale della domenica \u00e8 un altro mercato. Cambia il pubblico. Conosco persone che comprano il quotidiano la domenica perch\u00e9 ci sono i supplementi culturali, altri perch\u00e9 non lavorano e hanno pi\u00f9 tempo per leggere con calma anche reportage, narrazioni, racconti di viaggio, analisi approfondite, commenti pi\u00f9 posati e storie. Quelle che piacciono di pi\u00f9 sono le storie. Come se il giornalismo fosse quello di una volta, quando c&#8217;era il tempo per narrare o per scoprire personaggi. La domenica il giornalismo si mette il vestito del romanzo.<\/p>\n<p>Molti in America sono convinti che il giornale della domenica sar\u00e0 l&#8217;evoluzione della specie, cio\u00e8 &#8220;l&#8217;organismo&#8221; in grado di sopravvivere nell&#8217;era di twitter e dell&#8217;Ipad. Tutti i giorni si mangia l&#8217;informazione spot, quella del frammento e della sferzata veloce, la notizia breve, e la polemica su fatti di giudiziaria o di gossip. Tutta roba che pu\u00f2 campare alla grande sul web. La domenica no, la domenica c&#8217;\u00e8 bisogno della carta, di un altro tempo e di un ritmo antico.<\/p>\n<p>Il giornale della domenica, stramba metamorfosi di quotidiani e settimanali morenti, ha quella dose di fascino di chi va incontro al futuro vestito di passato. Magari \u00e8 proprio questa la soluzione della crisi. Andare a cercare i lettori navigando verso Ovest, come l&#8217;uovo di Colombo. I giornali hanno cercato il pubblico in basso, puntando sugli istinti delle masse o corteggiando la casalinga di Voghera (che notoriamente non legge i giornali). E&#8217; una via d&#8217;uscita romantica, purtroppo ha una complicazione antipatica: che lavoro faranno i giornalisti nei giorni feriali? Potremmo chiedere l&#8217;otto per mille come i preti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non chiedetemi quando finir\u00e0. Il guaio \u00e8 che non posso neppure stare l\u00ec a far finta che il problema non esista. 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