{"id":141,"date":"2012-04-09T21:05:47","date_gmt":"2012-04-09T19:05:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=141"},"modified":"2012-04-09T21:20:05","modified_gmt":"2012-04-09T19:20:05","slug":"i-decalamus-e-il-canto-dei-pastori-erranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/04\/09\/i-decalamus-e-il-canto-dei-pastori-erranti\/","title":{"rendered":"I Decalamus e il canto dei pastori erranti"},"content":{"rendered":"<p>[photopress:decalamus_390x320_2.jpg,full,centered]Canti alla stesa. Non li avevo mai ascoltati. E&#8217; capitato quasi per caso, con un gruppo di musica popolare che ha vinto le selezioni per il &#8220;<strong>Folkest<\/strong>&#8221; di Spilimbergo, un festival dedicato alla musica di tutte le culture del mondo. Si chiamano i <strong>Decalamus<\/strong>, ossia i dieci di Calamus, gruppo fondato da Massimo Antonelli e raccontano storie di briganti, di pastori e transumanza. Eccolo. Arriva questo suono di ciaramelle e tamburelli, una voce che parte da lontano e si allunga per arrivare fino a te. Sembra un lamento, come se un uomo cercasse di fuggire dalla sua solitudine e quel canto\u00a0va alla ricerca di qualcuno che lo ascolti, una donna, un astro, una luna, una notte, un Dio, qualsiasi cosa, umana o sovrumana,\u00a0che possa condividere le meraviglie di un cielo stellato e tutti i suoi segreti. Qualcuno risponde. E&#8217; la donna (o forse la luna) e comincia una danza di parole, di botte e risposte.\u00a0Non \u00e8 ancora un canto d&#8217;amore. E&#8217; rude e irriverente. Anticipa i rituali del corteggiamento. Serve a conoscersi, a capire l&#8217;altro cosa si aspetta, cosa vuole, chi \u00e8. Prima di incontrarsi i due ipotetici amanti si devono affrontare. La donna respinge l&#8217;uomo con l&#8217;ironia, l&#8217;uomo avanza schifando i colpi, perch\u00e9 sa che nel combattimento ravvicinato sar\u00e0 lui a vincere. Il problema \u00e8 arrivarci. Lei usa il jab per rallentarlo ed \u00e8 una serie di graffi, l&#8217;allungo che rientra in fretta, il mordi e fuggi. Lui cerca di lavorarla ai fianchi, avanzando a testa bassa, con la speranza di arrivare all&#8217;uppercut fatale. Questo strano incontro di pugilato \u00e8 tutto di voce e di suoni.<\/p>\n<p>Sono i &#8220;<strong>Canti alla stesa<\/strong>&#8220;. Il romanzo d&#8217;amore del pastore, non importa quale sia la sua storia o la sua terra. Se si porta sulle spalle la transumanza d&#8217;annunziana o il canto errante nelle distese asiatiche, se venga dal deserto degli uomini blu o dai canyon dei bovari americani o nell&#8217;orgoglio dei butteri maremmani e nella testardaggine dei pecorai sardi o ciociari. E&#8217; un canto improvvisato, che arriva dalle radici del tempo, un poema popolare per voce sola e il coro va immaginato. Un canto unico e irripetibile, perch\u00e9 trovato in quel momento,\u00a0canto di desiderio, di rabbia, di lontananza.\u00a0Come se tutti questi uomini senza volto condividessero alla radice la domanda di <strong>Leopardi<\/strong>: &#8220;Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna? &#8220;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>[photopress:decalamus_390x320_2.jpg,full,centered]Canti alla stesa. Non li avevo mai ascoltati. E&#8217; capitato quasi per caso, con un gruppo di musica popolare che ha vinto le selezioni per il &#8220;Folkest&#8221; di Spilimbergo, un festival dedicato alla musica di tutte le culture del mondo. Si chiamano i Decalamus, ossia i dieci di Calamus, gruppo fondato da Massimo Antonelli e raccontano storie di briganti, di pastori e transumanza. Eccolo. Arriva questo suono di ciaramelle e tamburelli, una voce che parte da lontano e si allunga per arrivare fino a te. 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