{"id":153,"date":"2012-04-29T18:23:38","date_gmt":"2012-04-29T16:23:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=153"},"modified":"2013-10-28T19:19:43","modified_gmt":"2013-10-28T18:19:43","slug":"larte-di-vivere-e-sopravvivere-in-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/04\/29\/larte-di-vivere-e-sopravvivere-in-difesa\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte di vivere (e sopravvivere) in difesa"},"content":{"rendered":"<p><a title=\"lo spettacolo teatrale\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/davidduszynski\/larte-di-vivere-e-sopravvivere\"><strong>Alle sue spalle c\u2019\u00e8 solo il portiere<\/strong><\/a>, intorno il vuoto. C\u2019\u00e8 un momento in cui lui e la pulce si sono guardati negli occhi, solo un attimo, quello che sta avvenendo \u00e8 a una velocit\u00e0 quasi non umana. La pulce \u00e8 il pi\u00f9 forte giocatore al mondo. Non \u00e8 di questa dimensione. E\u2019 arrivato sulla terra probabilmente da un videogame o da un vecchio manga alla Holly&amp;Benji, piccolo, rapido, con la palla sempre attaccata al piede, cinico, imprendibile, geniale come il peggiore degli argentini. Lui, come certi eroi sconfitti, ha ancora sulle spalle la maglia numero 13. E\u2019 stato un grande difensore, poteva esserlo ancora di pi\u00f9 se la malasorte non l\u2019avesse colpito ogni volta che la fortuna sembrava vicina. Non ha mai rinnegato nulla. Adesso ha 36 anni. Sei in pi\u00f9 di quando lo avevano dato per finito, in quel mondiale che lo vide ancora una volta infortunato, l\u00ec a Berlino, con una coppa da alzare al cielo, ma da comparsa. Questa volta \u00e8la Champions, un quarto di finale, il Milan contro il Barcellona. <strong>Messi<\/strong> ha un solo difensore davanti a s\u00e9, poi solo il portiere. Corre e va quasi a sfidarlo. Scarta di lato. <strong>Nesta<\/strong> muove semplicemente una gamba. Con il piede ferma il pallone. Lo fa senza scomporsi, con quella lentezza che sa di vecchiaia e di chi ne ha viste troppe per lasciarsi ingannare dalla relativit\u00e0 del movimento. E\u2019 il vantaggio di chi ormai vede il mondo alla sua velocit\u00e0. Messi continua a correre, come un videogame, appunto, convinto che la palla sia ancora ancorata al suo piede. Quando si accorge dell\u2019amputazione si volta con uno sguardo sorpreso, bambino. Nesta si d\u00e0 la spinta sul piede sinistro e trotterellando fa ricominciare l\u2019azione. Il pi\u00f9 forte giocatore del mondo \u00e8 stato fermato con un gesto plastico, profondo, quasi impercettibile per la sua banalit\u00e0. Da qui non si passa.<\/p>\n<p>Messi quella partita la superer\u00e0. La pulce vedr\u00e0 se stessa smarrirsi nel turno dopo, contro una squadra inglese da rottamare che quel giorno scopre l\u2019astuzia catenacciara di un italo svizzero. Ma tutto questo \u00e8 ancora distante. Torniamo alla nostra partita. Accade che Nesta non ha pi\u00f9 i novanta minuti nelle gambe e allora quando il suo allenatore lo richiama fuori dal campo, Messi lo guarda da lontano. Anzi, lo chiama. Lo rincorre, si avvicina e scambia due parole con il vecchio difensore. Poi gli stringe la mano, ammirato, come si fa da campione a campione. Il ragazzo venuto dai videogames ha capito che c\u2019\u00e8 qualcosa di troppo umano nell\u2019uomo che lo ha fermato. Quel gesto di rispetto rispecchia le sue paure, come se all\u2019improvviso avesse visto tutte le proprie fragilit\u00e0, le debolezze di chi sfida la fisica dei corpi e del tempo. E se il campione dei campioni fosse soltanto un avatar, una nuvola di pixel, un\u2019apparizione, un puro spirito, si annichilisce, evapora, a contatto con la materia. In quell\u2019attimo che Nesta ha catturato il pallone e Messi continua la sua corsa \u00e8 come se materia e antimateria si fossero incontrate, toccate, e ancora una volta, l\u2019unica volta, dalla nascita dell\u2019universo, un micron impercettibile di materia sia riuscito a sopravvivere al suo negativo, alla parte oscura. E\u2019 cos\u00ec in fondo che tutto \u00e8 iniziato nella notte dei tempi. Con quel miracolo ancora non spiegato in cui uno sputo di materia sopravvisse all\u2019antimateria. Magari allora forse \u00e8 questo il senso del tutto. E\u2019 il gesto banale del sopravvivere. E\u2019 la materia che non annichilisce nel contatto con l\u2019anti materia. E\u2019 l\u2019arte della difesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La magia di quella razza di attaccanti che sembrano avere natura semidivina sembra inarrestabile. E\u2019 il coraggio della rassegnazione che ti porta ad affrontare un destino gi\u00e0 segnato. Quante volte il corpo di Ettore verr\u00e0 trascinato da Achille davanti alle mura di Troia? Sempre, ogni volta che questa scena eterna si ripete. Eppure la storia, il divenire, il gioco delle probabilit\u00e0, dicono che non \u00e8 cos\u00ec. Non sempre, perlomeno. Non \u00e8 scritto. Un po\u2019 perch\u00e9 Ettore in fondo ha sbagliato difesa. Ettore ha scelto di correre pi\u00f9 veloce di Achille sapendo che comunque sarebbe stato raggiunto (ingannato magari dal paradosso di <strong>Zenone<\/strong>?) . Nesta no, Nesta ha pensato di restare praticamente fermo. O quasi. La risposta al panta rei di <strong>Eraclito<\/strong> in versione Messi, quello che crea l\u2019angoscia dell\u2019effimero, \u00e8 l\u2019essere e non pu\u00f2 non essere parmenideo, che il numero 13 del Milan si ritrova a ribadire con la calma galattica di chi non ha pi\u00f9 nulla da perdere. L\u2019arte della difesa diventa quindi il tentativo di arrestare il movimento, l\u2019impresa di dare un senso a quello che continua a sfuggirti tra le mani. Sono allora i difensori pi\u00f9 degli attaccanti che danno sostanza al mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora per\u00f2 ci sono diversi modi interpretare l\u2019arte di vivere in difesa, come sosterrebbe <strong>Chad Harbach<\/strong> utilizzando il baseball e non il soccer e raccontando la filosofia di un interbase.<\/p>\n<p>Queste diverse visioni del mondo, almeno nel calcio, sembrano subire l\u2019influenza dello spirito nazionale. Gli italiani, inventando il catenaccio, tendono a rendere epica e drammatica la lotta per cogliere l\u2019esistenza. Questo con maggior cattiveria vale anche per uruguagi e argentini. E\u2019 la risposta eroica all\u2019assedio del divenire. Ricordate il Cannavaro di Berlino che chiudeva ogni breccia con impeto risorgimentale o la provocazione di Materazzi che ha portato alla testata di Zidane? O Gentile che strappa le maglie di Zico e Maradona e lo sguardo esterrefatto di quegli altri due semidei, sorpresi dall\u2019affronto umano, cos\u00ec virile e duro, senza essere cattivo? Questa \u00e8 una delle varianti difensive italiane. E si sublima nel gesto elegante di un Nesta o di uno Scirea. Gli inglesi invece cercano la supremazia sui mari e si difendono allargando gli spazi e poi si affidano alla resistenza aerea, alzando cattedrali che mirano a Dio e spazzano via ogni invasione che tenda a minacciare l\u2019area di casa. Come disse Churchill parlando dei piloti della Raf che resistettero agli attacchi nazisti? \u201cMai tanti dovettero cos\u00ec tanto a cos\u00ec pochi\u201d. La difesa dei tedeschi invece risponde a Eraclito con Eraclito. E\u2019 la controffensiva il principio dominante. Sono le incursioni di Franz Beckenbauer, prototipo che l\u2019eretico Franco Baresi sposando la zona sacchiana importa in Italia, e di Lothar Matth\u00e4us, quando dopo aver interpretato da numero 4 la leggenda del 10, decide di trovare una seconda vita da libero con licenza di uscire a segnare per sempre l\u2019arte della difesa teutonica. La cavalleria pesante non solo come arma di offesa, \u00a0ma baluardo alle incursioni avversarie. I belgi si sono dovuti inventare maestri del fuorigioco, quello esasperato e snervante che qualcuno ricorda agli europei italiani del 1980 per sopravvivere alle incertezze dell\u2019antimateria. Il fuorigioco incarna pi\u00f9 di qualsiasi altra tattica il relativismo del movimento. C\u2019\u00e8 l\u2019intuizione di Einstein in questo gioco di inganni. Quando i difensori si muovono all\u2019unisono lungo una linea immaginaria sembrano a chi avanza in realt\u00e0 fermi e questa differenza cognitiva li fa cadere senza consapevolezza nello spazio proibito. Al di l\u00e0 del penultimo uomo. Il gioco totale degli olandesi ha invece annullato ogni differenza tra materia e antimateria, difesa e attacco, trovando la sintesi impossibile e perfetta tra l\u2019essere e il non essere. Gli spagnoli scelgono invece come arma difensiva la ragnatela del possesso palla. Passo dunque sono. E\u2019 un divenire lento che ingabbia l\u2019universo e si illude di rappresentare l\u2019uomo come ombelico del tutto. Meglio, allora, l\u2019incantata risposta brasiliana. La difesa semplicemente non esiste. E\u2019 negata. E\u2019 solo un diverso modo di chiamare l\u2019attacco. Tutto \u00e8 spirito, la materia in quanto non spirito \u00e8 solo apparenza. Allora capite perch\u00e9 ogni volta che si incontrano Italia e Brasile c\u2019\u00e8 in ballo tutta la filosofia del creato?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Alle sue spalle c\u2019\u00e8 solo il portiere, intorno il vuoto. C\u2019\u00e8 un momento in cui lui e la pulce si sono guardati negli occhi, solo un attimo, quello che sta avvenendo \u00e8 a una velocit\u00e0 quasi non umana. La pulce \u00e8 il pi\u00f9 forte giocatore al mondo. Non \u00e8 di questa dimensione. E\u2019 arrivato sulla terra probabilmente da un videogame o da un vecchio manga alla Holly&amp;Benji, piccolo, rapido, con la palla sempre attaccata al piede, cinico, imprendibile, geniale come il peggiore degli argentini. Lui, come certi eroi sconfitti, ha ancora sulle spalle la maglia numero 13. 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