{"id":163,"date":"2012-11-29T19:43:14","date_gmt":"2012-11-29T18:43:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=163"},"modified":"2012-11-30T21:51:04","modified_gmt":"2012-11-30T20:51:04","slug":"storie-da-un-festival-delle-storie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/11\/29\/storie-da-un-festival-delle-storie\/","title":{"rendered":"Storie da un Festival delle storie"},"content":{"rendered":"<p>Sono le ultime ore della notte, sulla valle cade una nebbia bassa e a vederla da qui, da quella che ad Alvito chiamiamo da sempre la piazza, anche se per il resto del mondo \u00e8 una terrazza lunga e stretta affacciata all\u2019orizzonte, ti sembra davvero di stare nella terra di mezzo, quella di Tolkien, degli hobbit, lontano da tutto, quasi in un\u2019altra era. Ti guardi intorno e vedi ragazzi con gli occhi stanchi, con la faccia distrutta da nove giorni senza sonno, quasi tutti hanno un po\u2019 bevuto, nessuno \u00e8 ubriaco, ma porta in faccia quello sguardo incantato, dove brilla la meraviglia. Sono stanchi, ma nessuno ha voglia di andare a dormire. Li capisci. E\u2019 la paura di svegliarsi e di constatare che era solo un sogno. E se poi non era vero? C\u2019\u00e8 invece la voglia di continuare a raccontare, di dire questo e quello, di\u00a0 Ellade Bandini, il batterista di Guccini e De Andr\u00e8, che si porta a spesso lo stesso nome dell\u2019eroe di John Fante, quello di<em> Chiedi alla polvere<\/em>, e forse per questo se ne \u00e8 andato a dormire a Picinisco, davanti alla porta di Casa Lawrence, con una sedia a sdraio come letto, una di quelle per il mare, e il cielo stellato sopra di s\u00e9. O della partita a bigliardino con Giorgio Conte, di tutti quelli che speravano di accompagnare in albergo Deborah Caprioglio, di Craig Warwick che conta gli angeli custodi alle spalle delle persone e tutti si girano a guardare, convinti che sia proprio cos\u00ec, perch\u00e9 in fondo tutti speriamo che lass\u00f9 qualcuno ci ami e Giuseppe Di Piazza, direttore per anni di Sette, il settimanale del <em>Corriere della Sera<\/em>, che si ferma ad ogni angolo a scattare foto e poi aiuta a caricare casse e microfoni, come quando aveva vent\u2019anni e scriveva di cronaca a Palermo. E Silvana Mossano che si commuove perch\u00e9 questa terra di gente che parte e non ritorna assomiglia a certe colline piemontesi. Pensi a una notte passata all\u2019incrocio dei bar di San Donato con gli studenti della accademia d\u2019arte, gli occhi di queste giornate, con le telecamere al buio a cercare la prima luce del mattino, ascoltando le loro paure e i loro sogni e pensando che meritano di pi\u00f9 per quello che fanno del tozzo di pane con cui li ripaghi e vedi la gioia negli occhi del loro professore, Adamo D\u2019Agostino, che li ha portati qua e se li coccola, come fossero personaggi di un fumetto ancora da scrivere. Sai che adesso alcuni di loro stanno collaborando con Tomaso Walliser per la sua web tv a Milano, tanto che uno di loro ha detto: \u201cVenite al festival perch\u00e9 si trova lavoro\u201d. Precario, certo. Ma \u00e8 meglio di niente.<\/p>\n<p>Lo sai che qui dovresti parlare del Festival delle Storie, per\u00f2 stavolta vuoi raccontare quello che c\u2019\u00e8 dopo, dopo il festival, o se preferite dietro le quinte del festival. Perch\u00e9, in fondo, \u00e8 questa la parte che ti sta pi\u00f9 a cuore. E\u2019 narrare di questa armata Brancaleone che ti segue in questo viaggio assurdo e pensa davvero che i mulini a vento siano cavalieri e che se non ci provi non pu\u00f2 dire che sia impossibile. Tanto che alla fine loro ci credono pi\u00f9 di te e allora li guardi, scoppi a ridere, e dici: voi siete matti. Siete matti a pensare chel a Valle di Comino sia un incanto sconosciuto, tanto che la gente torna, quasi di nascosto, dopo, dopo il festival, a camminare negli stessi vicoli e a ripetere a mente come fosse la formazione di una squadra di calcio i nomi dei paesi: Alvito, Atina, Picinisco, San Donato, Casalvieri, Gallinaro, Vicalvi. E\u2019 matto Sgarbi a presentarsi una mattina perch\u00e9 aveva ancora tanto da vedere e quando riparte ti sussurra: \u201cTorner\u00f2\u201d. E\u2019 matto il tuo collega Massimo Malpica che l\u2019ultima domenica del festival si ripresenta in valle con tutta la famiglia. E\u2019 matto il tuo vecchio compagno di universit\u00e0 Adelchi Battista che appare sul lago di Posta Fibreno non per vedere te, ma per regalare a sua moglie un pomeriggio romantico. E\u2019 Carlo Annese, vicedirettore di GQ, che si paga il viaggio da Milano per aiutarti a moderare due giorni di appuntamenti. E\u2019 Davide Bregola che parte da Mantova per vestirsi per nove giorni da tuo alter ego. E\u2019 l\u2019ultima chiacchierata con Edoardo prima che venga il mattino. Sono i litigi, la stanchezza e gli abbracci. Follia di chi vive di adrenalina e carica balle di fieno e corre di qua e di l\u00e0 per accompagnare gli ospiti. Sono matti tutti quelli che incontri a Roma o ti telefonano da Milano, da Firenze, da Udine, per dire che sono in astinenza da festival e vogliono tornare anche il prossimo anno e tu pensi: \u201ccome cavolo faccio a farli tornare tutti?\u201d. Sono i messaggeri del Festival delle Storie ed \u00e8 un passaparola che sta arrivando ovunque, tanto che ti ha chiamato un dirigente delle librerie gastronomiche\u00a0 Feltrinelli Red, che ti chiede: \u201cMa cosa sta succedendo laggi\u00f9\u201d. E sono pazzi, senza dubbio, Elisabetta, Rachele e Rachele, Edoardo, Mariarosaria, Patrizia, Michele, Virginia, Davide, Serena, Antonella, Eleonora, Rita, Paola, Biagio, Nadia, Alessandro, Salome, Marcello, Federica, Gregorio, Helen, e tutti quelli che ogni giorno o solo con un sorriso ti hanno aiutato, dalle pro loco ai comuni, da chi vive nei vicoli a chi ci ha messo alberghi e ristoranti. Sono pazzi gli sponsor che ci hanno aiutato. Siete senza dubbio pazzi voi della Banca del Cassinate che in questa storia ci state credendo con tutta l\u2019anima.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che ancora non hai capito cosa sta succedendo, ma in quei nove giorni hai visto gente che si muoveva come se fosse a Macondo, in una di quelle storie da realismo magico, ubriachi di romanzi, di stelle, di paesaggi, di vicoli, di note, di racconti, di unicorni azzurri e di luci nelle case degli altri, di parole taciute e di avventurieri, di eroi di carta e di castelli incantati, di visciole e fettuccine al tartufo, di notti in bianco e di laboratori di cucina, di balli anni \u201950 e rosso antico, di lettere di dimissioni e di radiolivres, di braccialetti e storie extravergini, di una ragazzina di dieci anni che ti chiede se \u00e8 troppo piccola per partecipare ai corsi di scrittura e il pap\u00e0 che ti chiama in un angolo e, quasi vergognandosi, lui che fa in fissi in alluminio, ti chiede se pu\u00f2 darti un piccolo aiuto, di chi ha scelto di venire in vacanza in un relais e di chi ha giocato a golf, di chi si \u00e8 innamorato sotto un tiglio, di chi ti ha accompagnato in un blues di mezzanotte e di chi ha cantato la \u201clubellula\u201d. E&#8217;\u00a0 il cavallo che Roberto Diso, disegnatore di Tex, ha creato davanti a te, e tu lo hai dato a tuo fratello, e lui ha esclamato \u201cDinamite\u201d, perch\u00e9 tutti e due sapete che questo \u00e8 il nome del cavallo del ranger pi\u00f9 famoso del West. E a vederlo commosso sai che gli hai fatto uno dei regali pi\u00f9 belli della tua vita. Hai visto persone tornare sera o dopo sera e altre con il rimpianto di dover partire, perch\u00e9 il lavoro, la citt\u00e0, la vita li aspetta. Hai visto un bambino con un libro in mano, sereno, fregarsene del mondo e una bambina abbeverarsi ad ogni storia e chiedere: raccontami ancora. E\u2019 lo stupore degli ospiti, tutti, tutti e centoventi, che hanno esclamato: questa valle \u00e8 un paradiso.<\/p>\n<p>Ogni tanto qualcuno ti chiede: ma cos\u2019\u00e8 precisamente il festival delle Storie? La risposta precisa non l\u2019hai ancora trovata. Ma pi\u00f9 o meno \u00e8 qualcosa che assomiglia a questo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sono le ultime ore della notte, sulla valle cade una nebbia bassa e a vederla da qui, da quella che ad Alvito chiamiamo da sempre la piazza, anche se per il resto del mondo \u00e8 una terrazza lunga e stretta affacciata all\u2019orizzonte, ti sembra davvero di stare nella terra di mezzo, quella di Tolkien, degli hobbit, lontano da tutto, quasi in un\u2019altra era. 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