{"id":182,"date":"2012-12-10T19:51:38","date_gmt":"2012-12-10T18:51:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=182"},"modified":"2012-12-10T19:51:38","modified_gmt":"2012-12-10T18:51:38","slug":"il-comunismo-e-morto-la-burocrazia-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/12\/10\/il-comunismo-e-morto-la-burocrazia-no\/","title":{"rendered":"Il comunismo \u00e8 morto, la burocrazia no"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<div>\n<p>Non si sa mai da che parte stare quando scoppiano le rivoluzioni. Quello che capita a Gyula F\u00e0tray, ungherese, ebreo, sopravvissuto alle persecuzioni naziste, 46 anni, ingegnere piuttosto frustrato con un posto in fabbrica come responsabile della pianificazione, onestamente non proprio un eroe, \u00e8 di trovarsi quel marted\u00ec di settembre del 1956 sdraiato su un letto d&#8217;ospedale, appena operato di emorroidi.<\/p>\n<p>In quei giorni a Budapest c&#8217;era un bel po&#8217; di casino. Gli studenti e gli operai avevano appena conquistato Pest e dalla collina Gellert si bombardava che era una meraviglia. La storia comunque la conoscete. Molti di voi avranno letto le cronache di Montanelli e sapete come va a finire. I sogni muoiono all&#8217;alba e la libert\u00e0 finisce sotto i cingoli dei carri armati sovietici. Cosa pensa il nostro eroe, che tanto eroe non \u00e8? \u00abChi aveva fatto la rivoluzione doveva aspettarsi la loro spietata vendetta. Lui si sent\u00ec escluso da qualsiasi rappresaglia, perch\u00e9 nemmeno se lo avesse voluto avrebbe potuto unirsi ai rivoluzionari. Mica male finire in ospedale pochi giorni prima di una rivoluzione, restarci finch\u00e9 la rivoluzione viene repressa e trascorrere la convalescenza a casa in santa pace quando scatta la resa dei conti. Il caso gli aveva salvato la vita; non era un merito, solo una gran botta di culo, diciamo\u00bb.<br \/>\nSolo che quando la burocrazia si sposa benissimo con l&#8217;ideologia e gli umani tirano fuori la collezione di meschinit\u00e0, vigliaccheria e mediocrit\u00e0 dai cassetti di casa e il \u00abtengo famiglia\u00bb vince su ogni cosa, non tutto va secondo ragione. Capita, quindi, che il colpo di fortuna di Gyula non serva a nulla e lui finisca tra i colpevoli. La ruota della burocrazia ha sempre bisogno di capri espiatori e l&#8217;ebreo con il cognome borghese, ospedale o non ospedale, ha le caratteristiche giuste per essere dato in pasto alla giustizia.<br \/>\nGy\u00f6rgy Spir\u00f3 \u00e8 l&#8217;autore di Collezione di primavera (Guanda, pagg. 298, euro 18). \u00c8 un gigante del teatro e del romanzo ungherese. La tragedia spesso si presenta come paradosso, farsa, beffa, stupidit\u00e0. \u00c8 questo il sapore delle utopie andate a male. Non falliscono solo per disonest\u00e0, brama di potere, mancanza di coraggio, menzogna: cadono soprattutto per idiozia. Il male \u00e8 tremendamente stupido, questo non significa che non sia pi\u00f9 forte di te o spietato o razionale o organizzato. Anzi, la sua ambizione \u00e8 di essere un orologio perfetto, di controllare tutto, eppure c&#8217;\u00e8 un deficit di intelligenza in tutti i piani di questo potere che si vede onnipotente. Lo Stato burocratico, ideologico e totalitario, in tutti i suoi colori e pensieri, \u00e8 un Dio sciocco. Ed \u00e8 per questo che fa pi\u00f9 male.<br \/>\nSpir\u00f3 lo sa. Conosce la stupidit\u00e0 del male e la meschinit\u00e0 degli uomini. Sa che non \u00e8 facile ribellarsi al proprio destino e che la scelta istintiva \u00e8 costruirsi delle scuse per sopravvivere. \u00c8 quello che in fondo racconta in un dramma del 1983: L&#8217;impostore. La scena \u00e8 la Polonia di fine Ottocento che vive sotto l&#8217;occupazione russa. Il protagonista \u00e8 un grande attore, ormai anziano, che arriva nella citt\u00e0 di Vilna per rappresentare il Tartuffe di Moli\u00e8re. La domanda, che resta aperta fino al finale, \u00e8 se questo vecchio attore riuscir\u00e0 a far rivivere il suo io da artista, il proprio mito leggendario, o sceglier\u00e0 al contrario la soluzione pi\u00f9 comoda: nascondersi. \u00c8 che Spir\u00f3 non si fida molto degli intellettuali. Non pi\u00f9, almeno. L&#8217;Europa che racconta \u00e8 vecchia, sfiduciata, chiusa, come un vecchio caff\u00e8 che teme la concorrenza del futuro e la boicotta.<br \/>\n\u00c8 come se tutti continuassimo a vivere in un eterno &#8217;56 dove le illusioni muoiono il giorno dopo. Neppure la fine del comunismo ci ha salvato dal nostro letargo. \u00c8 come se una fata cattiva avesse fermato il tempo e addormentato il mondo. Tutto ci\u00f2 che resta marcisce. Gli intellettuali dicono che \u00e8 solo colpa del capitalismo, della sua crisi. Non si accorgono che il letargo nasce dallo Stato, dalla sua burocrazia, dalla sua stupidit\u00e0, dalla logica di scelte e procedure cartabollate che producono solo cumuli di scartoffie. Il paradosso \u00e8 che lo Stato nasce per tutelare i deboli e non lo fa. Lo Stato \u00e8 un paracadute che funziona solo per i furbi e i disonesti. Questo Stato. Magari ce ne sono altri che noi non conosciamo. Il sospetto \u00e8 che nel 1989 il comunismo \u00e8 morto, ma ci ha lasciato in eredit\u00e0 un esercito di giudici, funzionari e burocrati.<br \/>\nE noi siamo ancora qui ad aspettare la primavera.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non si sa mai da che parte stare quando scoppiano le rivoluzioni. Quello che capita a Gyula F\u00e0tray, ungherese, ebreo, sopravvissuto alle persecuzioni naziste, 46 anni, ingegnere piuttosto frustrato con un posto in fabbrica come responsabile della pianificazione, onestamente non proprio un eroe, \u00e8 di trovarsi quel marted\u00ec di settembre del 1956 sdraiato su un letto d&#8217;ospedale, appena operato di emorroidi. In quei giorni a Budapest c&#8217;era un bel po&#8217; di casino. Gli studenti e gli operai avevano appena conquistato Pest e dalla collina Gellert si bombardava che era una meraviglia. La storia comunque la conoscete. 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